“Uniti si vince” ma divisi è meglio..

Nicola Zingaretti ha sempre ripetuto la sua ricetta per il centrosinistra:”Occorre essere uniti per combattere e costruire l’alternativa”. E’ tornato a dirlo nei giorni scorsi, commentando una delle tante dichiarazioni di Carlo Calenda. “Calenda ha detto una cosa molto chiara, rimane in questo partito ed è a disposizione, qualsiasi scelta la faremo insieme. Uniti si vince”, è tornato a ripetere.

Calenda ha il pregio della comunicazione e il difetto di ritenere, tutti quelli che nutrono dubbi, degli imbecilli… Ma proprio in quanto a dubbi. l’ex ministro lascia intendere di voler fondare un nuovo partito. Lo sussurra agli amici più fidati e tra questi il segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici Marco Bentivogli. In un’intervista a Repubblica dice che il movimento “Siamo Europei” potrebbe diventare un partito: “ il collante di un mondo più ampio della sinistra. Ma se serve sono pronto a trasformarlo in un soggetto politico. Una formazione di centro, liberaldemocratica, da affiancare al PD per contrastare il successo della destra per evitare che il Paese vada non a destra ma verso lo sfascio”. Poi ci ripensa e scrive un Twitter contro il titolo di Repubblica:  non fonderà un partito non lascerà il PD. “Siamo Europei” potrebbe diventare una forza politica autonoma in un’alleanza elettorale col PD, soltanto nel caso in cui Nicola Zingaretti glielo chiedesse. Un genio!

Ma non finisce qui perché l’Italia com’è noto è un lungo stivale, con lingue e caratteristiche che distinguono i diversi territori. Emiliano è un altro singolare protagonista della sintesi Zingarettiana del Pd.

Sceglie Taranto, con tre parlamentari rigorosamente baresi, Lacarra, Boccia e Pagano, per venirci a spiegare come lui avrebbe voluto gestire la vertenza ILVA: “La Regione Puglia aveva più volte detto che l’acquisto dell’ex Ilva da parte di ArcelorMittal rischiava di essere una semplice acquisizione di quote e non invece un acquisto strategico che consentisse a lavoro e alla salute di essere conciliate. Ed era questa la ragione per la quale abbiamo sempre guardato con grande sospetto al più grande produttore d’acciaio europeo che ovviamente con l’acquisizione della fabbrica di Taranto non conseguiva un risultato strategico ma solo commerciale, cioè solo di acquisire le commesse”

Poi si concede al Corriere del Mezzogiorno perfezionando il suo pensiero:

Lui continua a premere per la decarbonizzazione. “La Puglia è pronta a tutto, alla guerra totale. Non accettiamo che la ristrutturazione avvenga sulla pelle della nostra gente. Non ci arrendiamo. Abbiamo prodotto studi valutati con grande attenzione anche all’estero. Le burocrazie europee ci hanno ascoltato, ma l’Italia ci ha ignorato. Cercheremo solidarietà a livello internazionale. Continuando a farci sentire in Europa. A quanto pare la Puglia conta più a Bruxelles che in Italia.”Peccato pero che nessun pugliese sia stato eletto al Parlamento Europeo…

“Questo mi porta a dire che il nostro è un Paese aggredibile dalle lobby.” “Si doveva trovare un acquirente più motivato”… “Un errore dare l’Ilva a Mittal così Taranto non è strategica” Non è un mistero che Emiliano vedesse di buon occhio Jindal. “Di certo per quel gruppo Taranto avrebbe rivestito un’importanza primaria…avrebbe avuto la sua prima testa di ponte in Europa. Ne ho parlato con il governo Renzi e con quello Gentiloni. Purtroppo il Pd delle lobby ha deciso di procedere diversamente e di dare ascolto all’ex ministro Calenda”. Un’accusa grave quanto esplicita che trova l’immediata reazione di Calenda: “Questo incapace, irresponsabile (e indagato) non può essere il candidato del centro sinistra nel 2020. Siamo Europei sosterrà e aiuterà una candidatura alternativa.”  Il giudizio su Emiliano è netto, inequivocabile, consolidato e chiaro. Meno chiara la candidatura alternativa a cui l’ex ministro intende riferirsi. Sempre che Zingartti lo autorizzi .Uniti si vince quindi, ma divisi è meglio…

PRIMO PIANO