T’attokk!

T’attokk…direbbe un mio amico. E non ha tutti i torti. Perchè quando t’attokk brucia di più. Capisci che cosa è il dolore. Nessuno potrebbe spiegartelo meglio di “quanne t’attok”.

E mentre il belpaese continua e dividersi fra garantisti (del proprio culo e giustizialisti col culo degli altri) ed ignari mastro Titta per la sfida, poi smentita o ridimensionata, del Robespierrecamillo Davigo, nella nostra terra raccogliamo il grido di dolore per l’ennesima storia di “ordinaria ingiustizia” che questa volta riguarda “uno di loro”.

la Corte d’ Appello di Potenza ha scritto la parola fine sulla vicenda che con la sentenza di primo grado aveva determinato una condanna ad un anno per peculato d’uso del Dott Aldo Petrucci già a capo della Procura di Taranto e successivamente della Procura dei minori di Lecce.aldo petrucci due

Il dottor Petrucci era finito sotto il torchio dei suoi colleghi di Potenza per aver fatto delle telefonate ai familiari dal cellulare di servizio, per la durata di pochi secondi al giorno, e per un costo complessivo, in circa due anni, di 20 euro . Il giudice di primo grado, che aveva escluso il danno economico alla Pubblica Amministrazione, aveva, però, ritenuto che l’utilizzo del telefono per pochi secondi giorno ledesse l’efficienza dell’ufficio della Procura.

Nelle more di quella sentenza erano intervenute sul tema del peculato d’uso diverse pronunce della Suprema Corte di Cassazione, e da ultimo si pronunciavano anche le Sezioni Unite, che rappresentano il massimo organo di giustizia del nostro ordinamento giuridico. La Suprema Corte, anche a Sezioni Unite, confermava il principio secondo cui “non costituisce reato l’utilizzo del telefono dell’ufficio, quando il costo delle telefonate è di lieve entità”. Lo stesso Procuratore generale durante la discussione ha espresso il suo imbarazzo per questa vicenda, chiedendo l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” e bocciando così l’operato dei suoi predecessori.

«Sono stati tre anni di indagini condotte con metodi che non fanno onore né alla Magistratura italiana né all’Arma dei Carabinieri». Il dottor Petrucci parla di «testimoni intimiditi» e di «gravi violazioni di regole processuali». Nell’esposto dell’ex Procuratore sono riportate anche alcune confidenze, come quelle rese nel corso delle indagini da un carabiniere di Potenza a colleghi del Comando Provinciale di Taranto: “Sappiamo che il Procuratore sarà assolto, perché non c’è niente, ma egli deve andare a giudizio”. Negli atti – racconta l’ex Procuratore di Taranto – non vi era uno straccio di prova delle accuse formulate, non un indizio, nulla. Contava solo aver determinato un ampio clamore mediatico diretto a fini extraprocessuali».

Nel corso dell’udienza preliminare è il p.m. a chiederne il proscioglimento “non avendo trovato negli atti (testualmente) né un provvedimento né un comportamento che potessero sorreggere tale accusa”. Ancora più netta la sentenza del Gup, che liquida le accuse formulate a carico del dottor Petrucci come “congetture facilmente confutabili alla luce di semplici e banali constatazioni di ordine logico”.

«Ho fatto il Magistrato per 45 anni – conclude amaramente il dottor Petrucci – e la mia storia professionale è sempre stata assolutamente corretta, come è dimostrato dalle valutazioni altamente positive che ho sempre avuto, poi è arrivata l’aggressione morale dell’ex on.le Lezza,che si è fatto scudo dell’immunità parlamentare, sino alle scelte di qualche Ufficio giudiziario di Potenza che ha fatto scempio in mio danno delle regole poste a tutela della civiltà giuridica». Adesso l’ex Procuratore chiede che vengano assunte «le iniziative che l’ordinamento prevede per censurare le gravi ingiustizie che ho patito e per impedire che analoghi episodi di “malagiustizia” si verifichino ulteriormente».«Quali garanzie offre al cittadino una Magistratura siffatta? Chi paga per il danno d’immagine provocatomi ingiustamente? Chi risarcisce il costo delle risorse umane e finanziarie impegnate per i tre anni di indagini volte alla ricerca spasmodica di un fatto-reato? Perché una vicenda che doveva chiudersi con un decreto di archiviazione è stata portata fino all’udienza preliminare, pur sapendo che negli atti non vi era nulla che giustificasse le imputazioni formulate? »…..

Il suo è un vero e proprio atto d’accusa. Che farei mio se me lo concedesse. Leggendo il suo esposto ho rilevato tantissime analogie con la mia personale esperienza vissuta fra via Speziale, via Marche e via Giuseppe Impastato.

La mia solidarieta al dott. Petrucci è consapevole e competente. Anche a me il Tribunale di Taranto, non volle riconoscere alcuna attenuante, neppure le attenuanti generiche, che nella prassi giudiziaria si riconoscono anche ai colpevoli di omicidio. Nessuno più di me può comprenderlo. Ma tanti con me  me e con lui lui hanno subito le stesse conseguenze devastanti di una giustizia amministrata male, con leggerezza, e con la falce di chi sa di non dover mai pagare il conto. E’ assolutamente indegno sentir dire dal presidende di ANM a proposito della nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati:
«L’unica conseguenza è che ora pago 30 euro l’anno in più per la mia polizza. Questo la dice lunga sulla ridicolaggine delle norme. Tutti abbiamo un’assicurazione. Non siamo preoccupati per la responsabilità civile” Anch’io me lo son sentito dire da un suo collega al quale rimproveravo l’eccessiva “superficialità” nella valutazione dei fatti e dei reati.

Molti di noi avrebbero ben diritto di sottoscrivere l’esposto che l’ex Procuratore della Repubblica di Taranto, ha inviato al Consiglio Superiore della Magistratura, al Ministro della Giustizia, al Procuratore Generale della Corte di Cassazione, al Procuratore Generale della Corte d’Appello di Potenza e al Presidente della Corte d’Appello di Potenza.

Sarà bene che qualche volta, sia pure raramente, si trasgredisca alla massima del “cane che non mangia cane” perchè quando si colpisce un disgraziato qualsiasi, si muore d’indifferenza. Quanne t’attokke juscke dicchiù…

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