Statuto CGIL, Art. 1: Autotutela solidale e collettiva delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti…

“Ai Segretari Generali Landini, Genovesi, Gesmundo, Penna, Peluso, Bardinella: Sono Iginia Roberti, la compagna che dopo circa 35 anni  di lavoro nella CGIL, (in Confederazione dal 1985 al 1993) è stata licenziata dalla FILLEA CGIL di Taranto, in forza dal 1/04/1993, violando le regole etiche e morali su cui si fonda da sempre la CGIL. Il licenziamento mi è stato comunicato verbalmente in data 07/05/2019. Sono una donna di 35 anni, monoreddito, senza altra forma di sostentamento, ed ho purtroppo, due parenti disabili, mio fratello dalla nascita e mia madre affetta dal morbo di alzheier. Nonostante le patologie non ho mai richiesto di usufruire di un solo giorno di permesso e sono stata sempre presente anche nei momenti difficili che la categoria ha attraversato negli anni, dando la mia disponibilità in tutte le ore. Vi preciso che revocando il licenziamento potrei usufruire di due anni, in applicazione della legge 104, senza alcun costo della FILLEA e dopo i due anni poteri accedere alla NASPI per maturare il pensionamento.  Il tutto confermando la mia disponibilità a contribuire al lavoro da svolgere nella CGIL. Ho sempre avuto fiducia nella nostra organizzazione e nei suoi principi fondativi. Lo slogan “non ti lasciamo solo” spero possa tutelare il mio lavoro e la mia dignità. Resto in attesa di una vs. cortese risposta.”

E’ la lettera a cui la Signora Roberti affida il suo futuro incerto e drammatico. Non ha mai ricevuto nessuna risposta! Informalmente qualcuno ha sussurrato che avrebbe fatto meglio a non rendere pubblica la cosa. Ora sono irritati con lei e dovrebbe trovare il modo di chiedere scusa. Nel contempo si continua cinicamente ad insinuare che ci sia dell’altro ma i responsabili del licenziamento si rifiutano ostinatamente di parlare con la stampa per fornire la loro versione dei fatti.

La Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL) è un’organizzazione sindacale generale di natura programmatica, unitaria, laica, democratica, plurietnica, di donne e uomini, che promuove la libera associazione e l’autotutela solidale e collettiva delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti o eterodiretti, di quelli occupati in  formecooperative e autogestite, dei parasubordinati, dei disoccupati, inoccupati, o comunque in cerca di prima occupazione, delle pensionate e dei pensionati, delle anziane e degli anziani…”

Autotutela solidale e collettiva delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti recita l’art. 1 dello Statuto è il primo dei principi fondativi della CGIL. E’ lecito domandarsi quanto valga per i suoi comportamenti nei confronti dei propri dipendenti?

Maurizio Landini infatti ha sempre sostenuto che “I licenziamenti economici e disciplinari stanno aumentando perché è possibile licenziare e anche se non hai ragioni, paghi una multa e sei a posto!” E’ accettabile che la scelta contestata a governi e datori di lavoro oggi diventi strumento della CGIL. Troppo facile tagliare la testa dell’unico funzionario tecnico.

La crisi finanziaria e il calo degli iscritti dovrà essere dimostrato dai bilanci. In ogni caso è forte il sospetto che per evitare il commissariamento della categoria, come del resto previsto dal regolamento della CGIL si sia voluto colpire l’anello più debole.

La signora Roberti ha deciso d’impugnare il licenziamento mentre intorno a lei cresce l’attenzione e la solidarietà. E’ stato costituito un gruppo Fb (https://www.facebook.com/groups/462696654526914/), Massa Critica (https://www.facebook.com/massacriticaIONIO/) ha rivolto a Maurizio Landini un appello confidando in un suo ”  autorevole e tempestivo intervento indispensabile per ripristinare giustizia e solidarietà ma soprattutto per fermare una inqualificabile discriminazione che si vorrebbe consumare attraverso un assordante silenzio! Per noi, come siamo certi anche per te, la solidarietà, il rispetto e la considerazione degli uomini e delle donne, prima ancora dei lavoratori, sono valori irrinunciabili.” Intervenga per revocare l’ingiusto e discriminatorio licenziamento evitando il contenzioso che a prescindere da come potrà concludersi  rappresenta una sconfitta del Sindacato che ha scelto di praticare gli stessi metodi  che contesterebbe al più spregiudicato datore di lavoro.

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