Spacciatori di distrazioni…

 

E’ le principale attività di Salvini ma anche di molti suoi concorrenti che gli concedono un facile terreno di gioco. Allora è bene tornare sull’argomento e sulla posta in gioco: Si vota per l’Europa. Per eleggere il Parlamento europeo!

In Europa non ci sarà maggioranza sovranista, perché in Germania e Francia non saranno maggioritari. Il primo partito sarà il PPE in calo, il secondo il PSE n calo, poi ci saranno i Verdi e i liberaldemocratici in crescita.

Ad indebolire il Partito Popolare Europeo è il crollo di alcuni ‘architravi’ della famiglia cristiano democratica, Il Ppe è indebolito “anzitutto dalle sue contraddizioni politiche”. La logica unicamente di potere oggi appare evidente agli occhi di tutti: tenere insieme  Jean-Claude Juncker e Viktor Orban. Le contraddizioni politiche tra i cristiano democratici, i cristiano sociali belgi, lussemburghesi, olandesi, finlandesi, e Fidesz di Viktor Orban sono e saranno flagranti. Manfred Weber vuole i voti di Orban, ma si vergogna di dirlo”. Cosa che ne fa “un candidato poco credibile e molto debole. Forza Italia, con Tajani e Berlusconi dicono che il Ppe deve fare un’alleanza con il gruppo nazionalista di Salvini e Marine Le Pen. E’ un evidente strabismo che guarda a interessi nazionali più che europei.

Il duello puparo fra Salvini e Di Maio è una sceneggiata provinciale che produrrà isolamento. “Se vinciamo le elezioni europee nessuno ci chiederà i 23 milioni di IVA” è l’ennesima buffonata di Salvini che parla alla pancia degli elettori ma dovrà fare i conti con i suoi partner sovranisti ognuno a casa propria. La realtà è un’altra, è il governo italiano che ha già messo nero su bianco l’aumento dell’IVA e non l’Europa. La necessità dei conti in ordine, come Salvini ha sperimentato sulla sua pelle degli italiani, prima a giugno e poi durante le liti sulla Legge di Bilancio, nasce dalle “sanzioni” dei mercati, non da quelle dell’Europa.

Il Movimento 5 Stelle ha intenzione di dare vita a un nuovo gruppo con i polacchi di Kukiz’15 e i croati di Zivi Zid. Sarà dura però mettere assieme 25 deputati di sette paesi differenti visto che gli altri alleati sono tutti partiti minori destinati  a non superare la soglia di sbarramento.

Il PES (Partito Socialista Europeo), oltre al Pd esprime i tedeschi del SPD, i Socialisti spagnoli e francesi e la delegazione rumena, svedese e portoghese. Nelle precedenti elezione del 2014 il Pd guidato da Matteo Renzi con il 40% riuscì a guidare con 31 parlamentari italiani il gruppo parlamentare S&D. Oggi con Zingaretti la situazione appare assolutamente diversa.

L’unico gruppo europeo, di maggiore crescita in tutti i sondaggi e rilevazioni è quello dei Liberali e Democratici Europei con l’ingesso di En Marche! di Macron che da leader europeo ha proposto l’appello “Rinascimento” per cambiare l’Europa e sconfiggere i nazionalismi. Emmanuel Macron ed En Marche! hanno fatto la scelta di: costruire una lista transnazionale in cui cittadini europei di nazionalità non francese si affiancano ad altri cittadini europei di nazionalità francese. E’ una iniziativa pioneristica che apre una via, una breccia fondamentale per il raggiungimento di una vera e compiuta democrazia europea per far uscire la politica dalle frontiere dei singoli paesi.

La geografia del prossimo Parlamento dunque, secondo le proiezioni, non dovrebbe cambiare in modo clamoroso rispetto alla composizione attuale dell’Eurocamera: Popolari, Socialisti e liberaldemocratici, la stessa maggioranza che quattro anni fa elesse l’attuale Commissione e i vertici delle istituzioni Ue, restano maggioranza. Noi siamo convinti europeisti e per questo sappiamo che l’Europa va riformata, per proteggere i diritti civili e sociali sui quali non riusciamo ad avanzare e che danno fiato al populismo sovranista. Non è più pensabile di governare l’Europa con un equilibrio politico lontano dai popoli e dalla domanda di cambiamento

Le quattro “libertà di movimento” (di persone, beni, servizi e capitali) su cui si fonda il funzionamento del mercato comune ha tradotto in termini economici il principio di una piena e uguale cittadinanza europea, che sul piano dei diritti individuali è invece ancora lontana dal pieno compimento.

In Italia non vi è alcuno dei temi di scontro sui diritti civili, famiglia, diritti LGBT, fine vita, in cui la posizione nazionalista non sia insieme anti-europea e ostile all’adeguamento degli istituti giuridici al mutamento del costume sociale. Sui temi economici, come su quelli civili, il nazionalismo oppone alla libertà dei singoli il “primato” dello Stato.

Occorre una visione che muova dall’umanesimo europeo, dal principio di eguaglianza, dalla centralità della persona, dell’individuo, della sua dignità, volontà e libertà  Un welfare e un mercato del lavoro realmente europeo che si faccia carico della ripartizione. La tattica del “braccio di ferro” fra Stati, è il ritorno della legge del più forte, sulla pelle dei più deboli e sfortunati. Per restare umani ci vuole l’impegno di tutti. Se lasciamo che ogni paese difenda le proprie frontiere andando dietro gli spacciatori di distrazione, il risultato sarà solo un disastroso incremento dei conflitti interni…

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