Se il nostro problema è garantire al sig. Rossi di poter fare jogging…

Da molti giorni chiuso in casa, ma non per questo isolato, provo ad interrogarmi sui nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni. In una parola il nostro comportamento, nella drammatica emergenza coronavirus. Con un obiettivo forse condiviso: la salute dei singoli e della collettività.

Il Wall Street Journal, giorni fa  proponeva una riflessione: dovremmo passare più tempo a parlare con gli esperti che sanno qualcosa e meno tempo con quelli, e sono tanti, che non sanno quasi nulla del virus, ma che vedono un potenziale guadagno nello sfruttamento di una crisi sanitaria. Il New York Times sulla stessa linea: La soluzione non è cercare di pensare più attentamente alla situazione. La maggior parte delle persone non possiede le conoscenze mediche per sapere come e quando affrontare al meglio le epidemie virali e, di conseguenza, le loro emozioni subiscono un ondeggiamento indebito. La soluzione è piuttosto quella di affidarsi a una competenza informata sui dati.

Ma nel mondo di oggi, temo che la fiducia nelle competenze sia mancante, rendendoci vittime alla mercé della paura. Viviamo in un’epoca che mostra una forte intolleranza per gli esperti: espressioni come “i professoroni”, “uno vale uno”, la confusione di opinioni e fatti scientifici con la pretesa “democratica” di conferire la stessa legittimità a entrambi, e di mettere a confronto in Tv una soubrette e un professore universitario su un fatto medico, ne sono la dimostrazione. Qualcuno ha avvertito la scomparsa dei No-Vax???

L’approssimazione e l’incompetenza hanno intossicato la comunicazione e il rapporto con i cittadini, creando un contesto di irragionevolezza che ora ci indebolisce nella lotta contro l’epidemia. Se lo slogan “uno vale uno” vale niente nella competenza scientifica, vale invece in questo frangente nella quotidianità: il comportamento di ciascuno fa la differenza, nel bene e nel male, nel diffondere sciaguratamente il virus o nel bloccarlo. Ciascuno di noi ha una responsabilità nel successo o nel fallimento delle strategie messe in atto per contrastare l’epidemia.

Le strade sono vuote, i parcheggi delle fabbriche vuoti, le persone non esistono più, stanno a casa perché rispettano le regole. La stragrande maggioranza delle persone sta rispettando queste misure straordinarie senza bisogno che ci sia qualcuno a controllarle. Ma se il nostro problema è garantire al sig. Rossi di poter fare jogging introducendo, fra governo nazionale e quelli regionali, un contenzioso costituzionale sulla gerarchia della norma giuridica, non usciremo mai da questo incubo. Il Tar Campania ha respinto il ricorso presentato contro l’ordinanza del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, con la quale viene fatto divieto, per contenere il contagio, di passeggiare e fare jogging. Questa la motivazione: i “dati che pervengono all’Unità di crisi istituita con Decreto del Presidente della Giunta regionale della Campania dimostrano che, nonostante le misure in precedenza adottate, i numeri di contagio sono in continua e forte crescita nella regione” va data “prevalenza alle misure approntate per la tutela della salute pubblica”.

Le persone muoiono, tantissime, troppe. È la peggiore emergenza sanitaria del dopoguerra. Parlateci dei farmaci, delle sperimentazioni, di chi ce l’ha fatta, di chi è riuscito ad uscirne e come: Diteci che questo sforzo sta per avere un senso. Altrimenti cambiate le modalità, inaspritele, ma smettetela  di minacciare di farlo, creando attesa e malintesi, provocando “la fuga” dai focolai e gli assembramenti dei carrelli in fila al supermercato …

L’angoscia è il tassello che potrebbe far crollare tutto. Da questo virus si esce, lo sappiamo. Quello che non conosciamo è il prezzo che pagheremo. Non ci sono tesi, posizioni che possono lucrare consenso: qualche voto in più.

L’Europa cerca di fare fronte comune contro questo maledetto nemico invisibile mettendo in campo misure economiche titaniche, mentre gli “amici di Visegrad” non perdono occasioni per ricordarci l’egoismo e l’infamia dell’egoismo: un carico di 680 mila mascherine e migliaia di respiratori spedito dalla Cina con destinazione Italia, durante il transito dalla Repubblica Ceca, viene sequestrato dalle autorità locali le quali, per coprire il meschino gesto, diramano un vergognoso comunicato con cui annunciano di aver confiscato materiale sanitario “rubato” da criminali senza scrupoli a imprese ceche. Menzogna che crolla miseramente: i pacchi contenuti su quei camion riportavano in realtà le bandiere cinese e italiana e una scritta in italiano e mandarino con saluti e incoraggiamenti verso il Popolo Italiano.

C’è un enorme sforzo collettivo, unico nel suo genere. Prendersela con i pochi che trasgrediscono è lavoro delle forze dell’ordine, non della stampa e nemmeno dei delatori da balcone…

L’odio verso l’altro produce solo rabbia, sfiducia, discredito e il rischio che prevalga l’egoismo: prendersi l’1% di rischio personale che invece per anziani e deboli è il più tragico battito d’ali di farfalla…

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