Se CoccoBill è Ministro dell’Interno…

I principi fondamentali della legge del mare, del soccorso internazionale e della solidarietà resistono.

Nella notte di ieri ottantatré migranti pachistani, dodici dei quali minori non accompagnati, sono sbarcati sull’isola di San Pietro. Senza clamore, lontano dai riflettori e dalle tifoserie di CoccoBill, i  migranti sono stati trasferiti all’hotspot per le procedure di identificazione. Il Comune di Taranto ha attivato la macchina organizzativa gestita dal comandante della Polizia locale Michele Matichecchia. Su volontà del sindaco Rinaldo Melucci e su richiesta del Prefetto di Taranto Antonella Bellomo, sono stati garantiti assistenza sanitaria e fornitura di generi di prima necessità e vestiario.

Il Ministero dell’Interno si deve occupare dei fatti interni al territorio e il mare non è totalmente territorio dello Stato, perché fa capo alla amministrazione dei Trasporti. Salvini ha solo un motivo di carattere personalistico, cioè attribuire a se stesso un potere che gli consente di continuare a fare propaganda.

Lo dimostra in tutta evidenza il conflitto sempre più aspro tra il Ministero della Difesa e quello dell’Interno: “Basta attacchi ai militari. Esigiamo rispetto”, riferiscono fonti della Difesa. “Forse al Viminale non sanno come funzionano le cose, non sanno che gli Stati maggiori si relazionano con tutte le articolazioni dello Stato, incluso il Viminale stesso…   “Da giorni abbiamo offerto supporto al Viminale sulla situazione di queste ore e il Viminale lo ha respinto, in più di una occasione” affermano fonti della Difesa.  Se il Viminale avesse accettato, i migranti sarebbero già a Malta. È un mistero anche per noi il rifiuto espresso dal Viminale”.

Matteo Salvini aveva detto in una diretta Fb. “Ogni tanto mi sento un po’ solo. Posso indicare un porto sicuro, ma non dipendono da me la forze armate”, a meno che “servono da scorta alle navi fuorilegge… Se qualcuno pensa di farmi mollare ha sbagliato: hanno trovato un testone al ministero dell’Interno”.

Intanto CoccoBill riceve una querela per istigazione a delinquere e diffamazione: “Le parole utilizzate dal ministro in questi giorni nei confronti della mia assistita – spiega all’ANSA l’avvocato Alessandro Gamberini – la stanno esponendo ad eventuali aggressioni: una vera e propria istigazione a delinquere che arriva da un ministro della Repubblica. Un invito a farle del male, mi domando come mai nessun componente del governo abbia preso le distanze da queste parole che mi spingo a definire disgustose”.

CoccoBill replica: “Infrange leggi e attacca navi militari italiane, e poi mi querela. Non mi fanno paura i mafiosi, figurarsi una ricca e viziata comunista tedesca! Bacioni”. “Non vedo l’ora di incontrarla in Tribunale. Di guardare in faccia una che ha provato a uccidere dei militari italiani”. “Qui ci sono i giudici che decidono della vita e della morte di tutti. Fosse per me sarebbe già a Berlino”. Sulla vicenda ‘giudiziaria’ legata alla Sea Watch è intervenuto il presidente dell’Anm Luca Poinz: il ministro “ha tutti i titoli per poter criticare una decisione della magistratura ma deve spiegare perché è sbagliata e ancora non abbiamo sentito una sola valutazione sul perché quella decisione sia sbagliata: è stravagante che sino a qualche giorno fa il magistrato politicizzato era il procuratore di Agrigento e ora il nemico sia diventato il giudice”.

Il comandante Gregorio De Falco, che di mare se ne intende, difende la collega Carola Rackete: “Il Comandante della Sea Watch ha la responsabilità di tutelare la nave e le persone che vi sono a bordo. È lei l’autorità che deve valutare le reali condizioni, sia poiché possiede tutti gli elementi di valutazione necessari, sia perché ha il dovere di prendere provvedimenti in relazione a quel fine di tutela”.“Sono state salvate vite umane, non si può parlare di favoreggiamento di immigrazione clandestina. Non è stato commesso alcun reato bensì è stato rispettato l’ordinamento vigente. Invece Matteo Salvini, quando parla di multe per chi salva vite umane in mare, pretende che si infranga la legge. E la legge prevede la galera se si lasciano morire le persone in acqua”.

Ma il comandante Gregorio De Falco – senatore del gruppo misto – fa il punto sulla questione del supposto speronamento di un’imbarcazione della Guardia di Finanza da parte della Sea Watch 3. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha descritto l’episodio come un “atto di guerra”, ma secondo De Falco le cose non sarebbero andate esattamente come ci sono state raccontate nei giorni scorsi. Come emerge dalle carte del gip, che ha visto i video dell’attracco, e da altri filmati diffusi in questi giorni in rete. “La parte più robusta di una nave è la prua. Come ci insegna la storia, gli speronamenti si fanno con la prua verso il fianco dell’altra nave, che è la parte più debole. È chiaro che già la dinamica del fatto depone in un senso diverso. La nave stava facendo una manovra di accosto alla banchina e a un certo punto la motovedetta della Guardia di Finanza, che si trovava sul suo lato sinistro, passa sul lato destro della nave e occupa la banchina”. “Le testimonianze dei colleghi che erano a bordo dicono che non era chiaro dal comportamento della motovedetta se questa volesse lasciare la banchina o verificare che non ci fosse nessun altro. Avrebbe invece messo i cavi a terra proprio mentre la nave Sea Watch 3, che pesa 600 tonnellate, stava andando all’accosto, quindi con una certa inerzia. Penso fosse difficile per il comandante della Sea Watch evitare l’impatto. Impatto comunque controllato perché c’erano parabordo a lato interno e alla banchina. Non è stato certo pericoloso. Bisogna vedere chi abbia provocato questa situazione, che mi pare però non intenzionale”.

In definitiva l’ordinanza del gip che non ha convalidato l’arresto della comandante Carola Rackete spiega quello che CoccoBill non vuole comprender,e cioè che c’è uno stato di diritto, una gerarchia delle fonti, la Costituzione ci dice che le convenzioni internazionali sono dei punti fermi a cui il nostro paese deve adeguarsi. Mette un punto fermo sulle normative internazionali tanto che nel caso della capitana Carola un giudice ragionevole non poteva fare altro che quello che ha fatto. Se una nave umanitaria viene considerata la più urgente minaccia all’ordine pubblico rende ridicolo il paese che ha scelto CoccoBill per Ministro dell’Interno!

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