Sandro Gozi: “un europeo di cittadinanza italiana”

 

 

Abbiamo appreso la notizia che Sandro Gozi già sottosegretario nei governi Renzi e Gentiloni e coordinatore dei Federalisti europei sarà candidato in Francia nelle liste di La Republique en marche il partito di Emanuel Macron. La notizia può apparire ed in effetti appare a prima lettura un po’ originale  e anomala se letta con le lenti della visione provinciale e ovvia delle elezioni europee giocate nel confronto dei partiti nazionali in uno Stato nazionale. Ma a leggerla meglio e con lenti un po’ più allargate che permettono una visione più ampia dell idea di Europa ci si accorge che questa candidatura e la logica che la sottende sono molto più in linea e più coerenti con la filosofia e la logica della costruzione dell Europa dei popoli rispetto alla logica della costruzione dell Europa degli Stati che finora ha presieduto l’attuale Europa. Questa di Gozi è una candidatura che guarda avanti, forse troppo, e per questo corre il rischio di non essere compresa nel suo reale significato. Certo ci si chiede come mai un leader politico e uomo di governo di sicura e consolidata esperienza e fede europeista come Gozi per andare al Parlamento Europeo non scelga la strada più comoda e sicura delle elezioni nazionali ma il futuro si costruisce con esperimenti nuovi che aprono prospettive nuove non con pratiche consolidate che certo danno maggiore sicurezza ma rimangono ancorate al passato. Se leggiamo bene le modalità e la qualità di questa candidatura ci accorgiamo che essa viene da lontano, una cultura nobile lungo un file rouge che dal manifesto di Ventotene, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, conduce a Marco Pannella fino ad arrivare agli attuali maggiori e più convinti leaders europei sostenitori dell Europa come Macron e Renzi.  Quando nel Manifesto di Ventotene Spinelli e Rossi scrivevano “la linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma …… vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale.” Cosa altro volevano significare se non la necessità di creare  una forza politica esterna ai partiti tradizionali, inevitabilmente legati alla lotta politica nazionale, e quindi incapaci di rispondere efficacemente alle sfide della crescente internazionalizzazione. Spinelli e Rossi pensavano ad un movimento che sapesse mobilitare tutte le forze popolari attive nei vari paesi al fine di far nascere uno Stato federale che fosse appunto lo Stato Federale dei popoli non solo un aggregazione puramente e semplicemente di Stati nazionali pur lasciando agli Stati stessi “l’autonomia che consenta articolazione e lo sviluppo di una vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli”. E quando Marco Pannella parlava di Partito Radicale Transnazionale e Transpartitico partiva dalla considerazione che tutti i problemi politici (economici, militari, ambientali, demografici, di diritto) hanno sempre più una dimensione che va oltre le singole nazioni e i singoli stati tale da non poter essere più né affrontata né risolta con i mezzi di cui dispongono gli Stati nazionali. La politica internazionale si poggia sugli accordi degli stati nazionali, ed è quindi priva di istituzioni democratiche, strumenti di diritto e di governo transnazionali. In Europa non esistono partiti europei ma soltanto organizzazioni internazionali che raccolgono i rappresentanti dei partiti nazionali dei vari Paesi. Ma tutti, ovviamente quelli che davvero credono nella necessità di costruire l’Europa dei popoli, siamo convinti che la strada da seguire sia quella maestra indicata dai padri dell Europa fin dall’origine a cominciare dallo stesso Mazzini cioè il superamento degli Stati Nazionali. La candidatura di Sandro Gozi nello schieramento En Marche si inserisce e va letta in questa ottica cioè quella del superamento dell’idea di un Europa come aggregazione di Stati per diventare un Europa come unità dei popoli nella quale appunto non c è distinzione tra un deputato italiano e uno tedesco o francese. Capisco che l’idea è forse troppo avanti soprattutto in un momento nel quale le forze cosiddette populiste e sovraniste vanno in direzione opposta cioè quella della disgregazione dell’Europa e il recupero della sovranità nazionale parente prossimo dei nazionalismi che tanti guai hanno creato al’ Europa a cominciare dai due conflitti mondiali. Questo tipo di candidature servono quindi ad indicare la direzione di marcia convintamente europeista che va contrapposta al provinciale ripiegarsi degli Stati entro gli angusti limiti dei propri confini. Ma la candidatura di Gozi non poggia solo su motivazioni di tipo politico, ideologico e culturale ma testimonia anche una presa di coscienza del ruolo che l’Europa deve svolgere anche sul piano economico nel confronto con gli altri Stati. Parlare di Stati nazionali e di sovranismo come fanno gli euroscettici e i sovranisti significa non aver capito nulla di quello che è accaduto con la globalizzazione dei mercati e di quello che sta accadendo nel mondo con l’affacciarsi sui mercati internazionali dopo americani e russi di popoli come la Cina, l’India, il Giappone. Con un colosso economico, commerciale, militare come la Cina per esempio che viaggia al ritmo di un pil al  7/8 annuo si deve trattare con rapporti di forza economiche e commerciali alla pari cioè come Europa e non come singoli stati. Tant’è che la prima mossa dell’Europa come reazione alla firma del memorandum tra Italia e Cina è stata una riunione fra Macron, Merkel e Junker alla quale per sottolineare l’isolamento dell’Italia e la diffidenza dell’Europa nei confronti del nostro Paese non è stato invitato Conte. E Macron, Merkel e Junker hanno significativamente incontrato insieme Xi Jin Ping non singolarmente.  Ora perché proprio la candidatura di Gozi. Perché Sandro Gozi ha le carte in regola per diventare il simbolo di questa nuova e insieme antica idea di Europa dal momento che già dal 2016 si era battuto per far approvare liste transnazionali per i 73 seggi lasciati liberi a seguito della Brexit proposta ripresa poi da Macron, da Renzi e da Gentiloni che poi non ha avuto seguito a causa delle vicende politiche italiane e poi perché Sandro Gozi è il Presidente dei Federalisti Europei cioè di quella pattuglia di europeisti convinti che hanno come obiettivo costruire un argine al sovranismo che se si affermasse porterebbe alla disgregazione dell’Europa e alla fine del sogno di Spinelli ed Ernesto Rossi. Gozi si autodefinisce “un europeo di cittadinanza italiana” con ciò significando che certamente non rinnega le sue radici, le sue origini, la sua storia, la sua cultura ben consapevole che tale storia e tale cultura sono parte integrante di una storia altrettanto nobile e antica come quella dell’Europa. In questa ottica transnazionale europea aver scelto Macron e la Francia era la scelta più ovvia e più naturale essendo Emanuel Macron ed En Marche i punti di riferimento in Europa di coloro che ritengono che i problemi che non fanno funzionare a dovere l’Europa e  che certo occorre affrontare si risolvono con una dose più massiccia di Europa non con meno Europa. Certo viene subito in mente il confronto tra la nobiltà e la lungimiranza della scelta di Sandro Gozi e la miseria di certi comportamenti di pretesi leaders nostrani dei quali alcuni vanno i Francia e si fanno le foto ricordo con i peggiori riferimenti dei gilet gialli che bruciano i negozi, distruggono le vetrine, incendiano i palazzi e malmenano i poliziotti gridando che occorre creare in Francia un regime autoritario, altri si collegano ai peggiori leaders autoritari dell Europa come Orban che nel loro Paese fanno della libertà e della democrazia un optional. Quanto distanti dalla cultura, dalla nobiltà, dalla grandezza di persone come Spinelli, Rossi, Colorni, e via via De Gasperi, Kohl, Adhenaur, Brandt, Mitterrand, Soares, Gonzales, Craxi. Quanto siano questi pretesi leaders italiani che si autodefiniscono arbitrariamente il nuovo è sotto gli occhi di tutti. Bene la scelta di Gozi è nel solco di questa nobile tradizione e in contrapposizione a questi nani facinorosi alfieri del preteso rinnovamento. E quando dico nani facinorosi ogni riferimento a Salvini e Di Maio è puramente intenzionale.

Mario GUADAGNOLO

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