Salvini agita la croce chiudendo a solidarietà, accoglienza e comunità.

Da un po di tempo ci si chiede: esiste una base catto-leghista o vi sono elementi di discontinuità?  Utilizzando la religione quale strumento di consenso, la Lega è riuscita ad inserirsi abilmente in tutto il contesto di malcontento in materia di assistenzialismo e di pressione fiscale, facendone rientrare valori, simboli e luoghi dentro i confini dell’identità territoriale. La difesa della rappresentanza dei mondi locali può accomunarli, ma lo stile ed il linguaggio, cosi come il modus operandi sono completamente diversi. Mediazione ed integrazione nazionale sono principi cattolici, la Lega invece è un partito di rivendicazione e difesa di interessi locali. Lo stesso partito di De Gasperi utilizzava modelli di rappresentanza diversi ma con l’idea dell’unità nazionale, privilegiando l’aspetto negoziale anzichè la contrapposizione. “Pensare alla nostra gente” è la parola d’ordine del leader leghista, che sembra aver fatto propria un’idea riduttiva di società,  esaltando l’interesse di nicchia al bene comune. Come si spiega la forza della Lega nell’era della globalizzazione? Perché quest’ultima ha come conseguenza la ricerca della re-identificazione, di qui la rivendicazione di presunte identità contro altre (gli stranieri necessari all’economia locale ormai diventato i nemici). La Lega si trova a rappresentare la resistenza contro l’europeizzazione ormai necessaria. Una simile retorica oggi ha il suo fascino e diventa, sotto false spoglie, la difesa al male che avanza. Si definisce partito di lotta e di governo e nonostante ciò sia una contraddizione riesce ad avere consenso. Come si spiega tutto questo? La Lega  ha saputo radicarsi nel malcontento e nella confusione superando l’ottica dei governi locali, ciò che prima era un suo punto debole. La Lega alza la voce da Roma per difendere i suoi territori, lasciando la mediazione sulle spalle delle altre forze in campo. Resta da capire sino a quando tutto questo durerà. Ultimamente la Lega, nella sua comunicazione politica, tende a porsi sempre più come baluardo della Chiesa e dei valori cattolici, ma nello stesso tempo agisce con posizioni di crescente chiusura, sbarrando la porta a solidarietà ed accoglienza, si potrebbe dire che interpreta la chiesa come tradizione locale o meglio territoriale, senza il concetto di comunità. Riprende temi quali l’uso del Crocifisso,che sul piano simbolico, diventa la croce dello scontro delle civiltà, richiamando il tema delle Crociate e non la Croce salvifica del Vangelo. In una fase storica segnata da una forte domanda di appartenenza e di senso, affrontare alcuni discorsi della Chiesa in campo bioetico negando la parte relazionale, di carità e di solidarietà  diventa pericoloso e strumentale. Oggi i credenti sono chiamati a  contrastare questa sfida insidiosa che può originare una religione alternativa.

Maria Vittoria Colapietro Movimento Civico Massa Critica Ionio

PRIMO PIANO