Quel muro dentro e fuori di noi…

Tutti concordano che il senso della Giustizia è un bene indispensabile tanto per il singolo quanto per la collettività e quindi la necessità di un avere un apparato legislativo autorevole capace di farla rispettare. Il concetto di giustizia è dovere primario e desiderio/promessa di tutta la storia umana. Ma nel metterlo in pratica il diritto appare o troppo garantista o troppo coercitivo, senza un adeguata attenzione ai diritti inalienabili della vittima e del colpevole. Ogni sistema civile è chiamato ad intervenire all’insorgere della violenza anche attraverso integrazioni e revisioni delle leggi vigenti. Un giudizio non stabilisce solo chi è colpevole ed innocente ma è necessario che la vittima sia risarcita e che al colpevole sia data la giusta pena e che non sia fatta giustizia. In altre parole il rischio di essere giustizialista è pari a quello di essere indulgente. È necessario attuare un azione giudiziaria che attraverso la sanzione si preoccupi più di riconciliare piuttosto che di condannare. L’azione punitiva è una fase intermedia, dolorosa ma necessaria, che ha senso solo se aiuta a ripristinare la relazione nella verità e reciproco rispetto. Oggi i fatti di cronaca aprono sempre più i dibattiti su detenzione e legittima difesa. Tutti sentono la necessità di esprimersi sulla propria vita, sulle proprie paure e speranze, sui propri desideri e sulle difficoltà. Quello che però facciamo poco e mettersi nei panni dell’altro, ovvero sia della vittima che del detenuto. Per queste persone il tempo è come immobilizzato, privo di orientamento. La comunità tutta deve chiedersi come trasformare questo tempo vuoto in un tempo di ricostruzione migliorando il futuro di queste persone. Bisogna aprire riflessioni su tematiche che possano aprire finestre di vita e salvaguardare vittima e colpevole dalla orda barbarica mediatica, gettare ponti sulla dignità di essere persone. I temi da approfondire sono: vivere il carcere e non vivere in carcere; cosa conduce un giovane a delinquere ed a compiere azioni anti sociali e da dove trae origine ed  hanno consapevolezza  della loro violenza. Il tema del “Muro” dentro e fuori di noi, visibile ed invisibile, consapevole ed inconsapevole  che crea divisione, separazione, conflitto a cui dovrebbe seguire quello della “liberazione dal male” e della “cura” esprimendo un desiderio di redenzione e riscatto attraverso una serie di interventi socio educativi ma soprattutto di accoglienza che aiuti vittima e colpevole a non sentirsi sempre additati, giudicati ed esclusi dalla comunità, generando ancor di più rabbia e frustrazione. Le riflessioni sul disagio devono portare ad elaborare risposte positive e non a fermarsi alle proprie miserie e difficoltà. L’importanza di mettersi in gioco,di raccontarsi nei sogni e nelle frustrazioni con sincerità da parte dei soggetti coinvolti nelle azioni di violenza ( violentato e violentatore) può avvenire  solo e soltanto in un clima di fiducia. Nessuno può sopravvivere a questo mondo senza avere fiducia. La rete di relazioni e di servizi che ci sono forniti è un insieme complesso a cui affidiamo il nostro vivere. La Fiducia è il ponte tra il nostro presente ed il nostro futuro, in cui bisogna stare attenti a non creare aspettative deluse ma scegliere oggi azioni concrete che diventino positive per il domani.

Maria Vittoria Colapietro Vice Presidente Movimento Civico Massa Critica Ionio

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