Puglia e Taranto hanno affrontato la pandemia meglio di talune realtà del nord

Intervista di Danilo Lupo a Stefano Rossi, Direttore Generale ASL Taranto – Il video integrale

Con riferimento all’intervista di Danilo Lupo a Stefano Rossi, Direttore Generale di ASL Taranto, trasmessa durante il programma “Non è l’Arena”, in onda su La7 lo scorso 20 aprile 2020, si precisa quanto segue. Il video dell’intervista mandata effettivamente in onda – della durata totale di 2,31 minuti – è il frutto di una lunga intervista complessiva, della quale si trasmette (in allegato) il video integrale della durata di circa 20 minuti. Il montaggio di quanto mandato in onda non comprende – evidentemente – numerosi passaggi cruciali relativi a quanto dichiarato dall’avvocato Rossi al microfono: tali tagli compromettono in modo importante e decisivo la logicità conseguenziale dei fatti esposti. Quello che emerge nell’intervista finale non riflette il reale significato di quanto dichiarato da Stefano Rossi al giornalista, chiaramente evincibile invece dal video integrale. Nel video integrale si nota come tante domande, poste dal giornalista al direttore generale, siano state totalmente omesse, e le risposte inserite nel video finale sono in realtà “tagli” rispetto a quanto effettivamente risposto per ogni quesito. Non emergono indecisioni, tentennamenti o mancate risposte, come nel video montaggio trasmesso in puntata. Si evidenzia, inoltre, che il passaggio finale del video pubblicato da La7 (dal minuto 2,18 in poi) è a tutti gli effetti girato ad intervista conclusa, dopo i saluti finali e a telecamere “ufficialmente” spente. Accompagnando la troupe televisiva alla porta a fine intervista, viene ripreso un breve dialogo informale con dirigente medico sopraggiunta, la quale semplicemente conferma e assicura in merito a quanto già affermato dal direttore generale. Questi pochi secondi di ripresa non danno valore aggiunto al contenuto delle risposte fornite durante l’intervista, ma si ritiene inutile e fuorviante il loro inserimento sia perché fuori contesto, sia per l’omissione delle tante informazioni rilasciate prima.

Pubblicato da ASL Taranto su Mercoledì 22 aprile 2020

Giletti io non lo vedo, altrimenti anche in casa dovrei mettermi quella cazzodimascherina che mi appanna le lenti. Per quanto lui provi ad assicurare che non è l’arena, non voglio correre il rischio di essere contagiato…dai sintomi evidenti del Torquemada da salotto che percorre virtualmente la Puglia degli sprechi ignorando quella dei tagli sanitari…

E allora nonostante la negazione prendiamolo per le corna questo toro che si vorrebbe matare nell’arena.

Partiamo dai dati certi incontestabili: la Puglia e Taranto in particolare sono riuscite a  contenere indiscutibilmente il contagio del Covid 19 e Taranto in particolare è la provincia che ha fatto registrare l’incidenza più bassa dei casi, 249 su una popolazione di circa 580.ooo abitanti.  Non ci sono diverse fantasiose “verità che ci nascondono” su cui ricamare. Solo una questione di fortuna? Assolutamente no. Sono propenso a credere che a Taranto, dal primo caso di Torricella, ad ogni livello si è operato oculatamente facendo tesoro del disastro che si andava compiendo al nord e in particolare in Lombardia.

Alcuni limitati rischi di focolai sono stati efficacemente isolati, contenuti e neutralizzati. Chi gestisce l’informazione brandendo la forbice del taglia e cuci parla alla pancia ritenendo che il cervello, per chi ce l’ha, sia inutile e persino dannoso.

Molti di quegli ospedali di cui parla indicandone lo spreco di risorse pubbliche e mancato utilizzo partono dallo scorso millennio attraversando le lungaggini dei progetti, finanziamenti, gare e cantierizzazioni, collaudi e quant’altro prima di giungere ai tempi della pandemia, attraversando la stagione dei tagli, della razionalizzazione della spesa, che come vedremo, penalizza il sud e particolarmente la Puglia che ha dovuto usare la forbici che Roma le ha imposto.

La sanità è materia concorrente: lo Stato detta le norme di cornice e le Regioni quelle di dettaglio.

Ho provato a ripercorre a ritroso i fatti:

Nel 2000 Raffaele Fitto eletto presidente eredita una Puglia sull’orlo del default, un sistema sanitario decrepito con un deficit di 1.163 miliardi di lire (580 milioni di euro) e  1.600 dipendenti per i quali non c’era copertura finanziaria. Con la legge 28 del 2000 blocca acquisti ed assunzioni a tempo indeterminato. Chiude 22 vecchi ospedali privandoli della classificazione con il presupposto che avere molte strutture non assicura efficienza nelle cure. Convincimento diffuso e condiviso anche dalle minoranze che tuttavia cercano di diluire i tempi della scelta, difendendo di volta in volta questo o quel campanile. Fitto invece sceglie di procedere speditamente decretando la sua sconfitta elettorale. Ma prima di andarsene si rifornisce di liquidità per coprire la voragine nei conti della gestione delle 55 ex Usl, oggi sono sei, con un prestito obbligazionario da 870 milioni avvalendosi delle nuove disposizioni del titolo V della Costituzione che consentono alle Regioni di indebitarsi solo per investimenti. La finanza creativa e dei contratti derivati, che incoraggia il “bond» avallato dall’allora ministro del tesoro Giulio Tremonti.  La Finanziaria del 2005(ministro Tremonti) stabilisce che il costo del personale della pubblica amministrazione e della sanità non possa essere superiore al costo del 2004, decurtato dell’1,4%: alla Puglia che nel 2004 subiva ancora gli effetti del blocco di assunzioni deciso negli anni precedenti, Roma decide di assegnarle una dotazione di personale assolutamente inadeguata!

Nel 2005 la Puglia di Vendola infrange la regola del patto di stabilità. Le norme misurano la “dimensione giusta” del bilancio in riferimento alle uscite del 2005, anno di bassa spesa per il passaggio di amministrazione tra Fitto e Vendola. Ogni anno la giunta spende per la sanità più di quello che lo Stato assegna alla Puglia con il Fondo sanitario nazionale. Le Asl vanno in deficit ma il disavanzo è coperto per svariate centinaia di milioni di euro con risorse regionali. La Puglia nel 2008 e 2009 spende più di quel che aveva speso nel 2005. La sanzione si scarica sulla sanità, La Regione è costretta dal governo ad un draconiano Piano di rientro dal deficit (delle Asl) per il triennio 2010-2012. Lì matura la costrizione di tagliare la spesa e correggere il disavanzo per 450 milioni di euro, fare a meno di 2.200 posti letto, eliminare una ventina di piccoli ospedali.

Michele Emiliano eredita il Piano operativo e deve confrontarsi con un altro totem imposto da Roma (decreto Balduzzi dm 70 del 2015) che stabilisce minuziosamente come debba essere composto ogni reparto e quanti letti debba avere. E se ne ha uno di meno deve chiudere ed essere accorpato ad altri. Quindi tagli e riconversioni di strutture, cioè chiusure di ospedali piccoli perché siano destinati ad altro.

Un ultimo riferimento è infine utile fare alla legge 662 del 1996 per la distribuzione del Fondo sanitario nazionale che elimina la quota capitaria (tot abitanti, tot soldi) introducendo quella “pesata” con il parametro dell’anzianità della popolazione che comporta un costo maggiore. Chi ha popolazione anziana (il Nord) incassa di più. Dal ’96 ad oggi l’Emilia Romagna, a sostanziale parità di popolazione, ha incassato 9 miliardi più della Puglia.

La Puglia ha tagliato ma le forbici sono state impugnate a Roma, in tempi in cui il risparmio è un dogma imprescindibile. Lo si deve sapere non per assolvere la nostra classe dirigente, ma per poterla giudicare con equilibrio. Il DG Stefano Rossi ha provato più volte a spiegarlo come dimostra il filmato originale, ma purtroppo le sue giustificazioni sono stranamente scomparse nel montaggio. Se poi il covid 19 deve diventare materia di propaganda elettorale, stiamo ai fatti che sono inconfutabili: il mezzogiorno, la Puglia e Taranto hanno affrontato la pandemia meglio di talune realtà del nord e contro ogni forzata previsione di chi ha la predisposizione a considerarci “inferiori” sia quando a farlo spudoratamente è Vittorio Feltri,  che quando avvenga subdolamente attraverso il “montaggio” di Giletti…

Mi sono dilungato, lo so: ma i processi sommari svolti in televisione manipolando, storia notizie e situazioni sulla sanità del Mezzogiorno, senza mai dare conto dei numeri del taglieggiamento dei fondi per gli ospedali pubblici del Sud a favore dei prenditori della rendita sanitaria privata del Nord mi indignano soprattutto quando si distrae l’opinione pubblica dalle gravi responsabilità nella morte di centinaia  di anziani nelle RSA di Milano e della Lombardia. A proposito Giletti sappia che a Taranto solo in una Rssa “si è verificato il caso” di un paziente risultato positivo al tampone, che è stato prontamente gestito, senza alcuna conseguenza per gli altri ospiti e per gli operatori.

 

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