Prepararsi al dopo che non sarà semplice

Non lo nascondo. Anch’io inizialmente l’ho considerato, con superficialità, poco più dell’influenza stagionale. Io, che seguo la politica con interesse da dipendenza, a un certo punto ho compreso che la situazione era da considerarsi seria se non tragica.
E’ stato quando Matteo Renzi ha invitato il nostro movimento Italia Viva a mettere in quarantena ogni polemica e distinguo per contrapporre il Governo unito, il Paese unito alla diffusione del virus.
Non abbiamo rinunciato e non stiamo rinunciando ad avanzare responsabilmente le nostre proposte in uno spirito concreto e fattibile di collaborazione, non ultima quella di sollecitare l’utilizzo di un tecnico qualificato, esperto ed affidabile alla protezione civile come Guido Bertolaso. Saremo ascoltati? Ce lo auguriamo. Sarebbe un buon segno che continuiamo ad auspicare ritenendo la comunicazione, soprattutto in queste ore, strategica e decisiva.
E’ in atto una emergenza sanitaria difficilissima. Bisogna contenere i focolai, evitare che si estendano, che se ne formino altri al sud. Evitare, limitare i contatti fisici, gli assembramenti, le riunioni. Evitare di intasare gli ospedali. I reparti di terapia intensiva sono al collasso. Chiudersi nell’unico rifugio sicuro che ci protegge: le nostre abitazioni. Del resto avrà pure un senso il fatto che il virus ha colpito medici, operatori sanitari, politici, amministratori. Chi per una ragione o per un’altra è a contatto con la gente.
Per farlo non è necessario isolarsi dal resto del mondo. Oggi è possibile continuare a tenersi informati e comunicare con il mondo che sta al di là della porta di casa. Ed è indispensabile farlo rispettando rigorosamente le decisioni/prescrizioni che ha preso e prenderà il governo.Le regole che vengono dal Governo vanno rispettate!
Non sappiamo quanto durerà e quando ne usciremo ma è necessario difendersi, resistere e prepararsi al dopo che non sarà semplice.
E’ prevedibile un’altra tempesta: Kristalina Georgieva presidente e direttore operativo del Fondo monetario internazionale, ha ammesso che “l’epidemia rallenterà la crescita economica mondiale nel breve periodo”.
La frenata della domanda cinese avrà effetti inevitabili sul resto dell’economia mondiale a partire dalla  riduzione delle importazioni, tanto di beni finali quanto di prodotti intermedi e di materie prime. I cinesi consumeranno meno, per i limiti alla circolazione delle persone e possibilmente anche delle merci, la Cina esporterà anche di meno. Le esportazioni cinesi a loro volta incorporano molti prodotti intermedi acquistati dall’estero, soprattutto dalle altre economie dell’area, un canale di propagazione della crisi sarà proprio quello della frenata degli scambi internazionali. Nel corso degli ultimi venti anni il peso della Cina sul commercio mondiale non è aumentato solo dal lato dell’export. Anche le importazioni cinesi hanno acquisito un rilievo significativo, stabilizzandosi negli ultimi anni intorno al 10 per cento delle importazioni mondiali.
Ma la crisi del coronavirus  rischia di avvicinare l’arrivo di un’altra tempesta finanziaria ed economica.
Tutti e tre i grandi indici Usa hanno ceduto oltre il 10% in pochissime giornate e si avviano a chiudere la settimana peggiore dalla grande crisi del 2008.
Tra emergenza Coronavirus e caduta del petrolio dopo il mancato accordo all’Opec+ con l’Arabia Saudita che, sfidando la Russia, ha deciso di aumentare la produzione e di tagliare i prezzi.  Il greggio accusa il peggior crollo dalla guerra del Golfo del 1991. I rendimenti dei titoli di Stato americani crollano con la fuga ai beni rifugio con le quotazioni dell’oro che salgono a 1.700 dollari l’oncia, ai massimi dal 2012. Con lo yen che si è rafforzato toccando il massimo dal 2016 è crollata Tokyo (-5,07%). Il Giappone peraltro ha rivisto al ribasso il pil del quarto trimestre mentre il governo e la banca centrale (Boj) sono pronti ad intervenire per garantire la stabilità del sistema finanziario. Il tonfo non ha risparmiato le Borse europee con flessioni medie in avvio intorno all’8 a metà giornata (Francoforte -6,4%, Parigi -6,6%, Londra -6%). La peggiore Milano con il Ftse Mib (che è arrivato a cedere quasi l’11%) sui minimi da 14 mesi, impallata dalle vendite in avvio con il listino in asta e crolli teorici a doppia cifra.  Si tratta del peggior ribasso dal tonfo del 12,48% segnato dal listino milanese il 24 giugno 2016 all’esito del referendum sulla Brexit. Non si salva nessuno con Eni che perde il 16,96%, Saipem il 19,6 e Tenaris (-16,5%) col crollo del greggio che perde oltre il 20%, seguiti dai finanziari mentre lo spread Btp Bund è volato a 210 punti. Unicredit e Azimut cedono oltre il 13%, Banco e Poste il 12%, Atlantia l’11%.
Sono i primi avvisi di una catastrofe inimmaginabile.
E’ evidente che il governo Conte si mostra inadeguato a rimuovere le vere cause della recessione. Prova a nascondere la sua inadeguatezza costitutiva ad affrontarle. Cerca di fare passare misure congiunturali e di routine per misure “risolutive” e addirittura per una “terapia d’urto”. E’, per la sua stessa natura e costituzione, incapace persino di concepire un programma che includa le necessarie riforme strutturali: pubblica amministrazione, giustizia, fisco, scuola.
E’ la democrazia italiana in grado di produrre una classe dirigente “bipartizan” in grado di seguire con costanza e al di là di alternanze al governo, un percorso almeno decennale di risanamento e rilancio, in nome dell’interesse nazionale? E’ necessario invertire definitivamente la lunga fase di antipolitica e di cessione del potere politico alla burocrazia ed alla magistratura politicizzata che è culminata nel successo elettorale di una forza populista e giustizialista quanto incapace e inetta come quella dei 5 stelle.
L’alternativa sarebbe l’avvento di un governo tecnico guidato da una figura di indiscusso prestigio e competenza internazionale(Draghi?). Una guida all’altezza di un nuovo piano marshall europeo, con risposte che devono arrivare principalmente dall’Europa. L’Italia da sola non potrà farcela e l’Europa deve saper dare piena disponibilità ad aiutare in modo forte i Paesi coinvolti come L’Italia.
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