Più duro di Craxi a Sigonella (sic!)

Matteo Renzi scherzando lo ammette: “mi sento un po’ come Jessica Rabbit. Non sono antipatico, mi disegnano così, ho rinunciato a essere simpatico”. Poi diventa serio: “Penso che se si vuole fare chiarezza, come Conte ha detto, è giusto che il presidente del Consiglio vada al Copasir e spieghi tutto. La domanda è: perché il ministro della Giustizia americano è venuto segretamente a incontrare il capo del Dis. La Link è oggetto dell’attenzione dell’intelligence americana: io non ho rapporti, è dove insegna D’Alema, insegnava Trenta, fondata da Scotti. Io non la conosco ma bisognerebbe fare chiarezza. Sulla vicenda che vedrebbe anche governi italiani presunti complici dell’ex presidente Usa Barack Obama, in un complotto ai danni di Donald Trump. All’accusa di aver aiutato Obama, Renzi replica: “Ho agito come azione civile contro il signor George Papadopoulos, gli ho chiesto un milione di dollari di danno. Questa cosa non esiste”.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non ha intenzione di cadere in agguati di partiti di maggioranza e opposizione né di cedere la delega sui servizi segreti e si dice pronto a riferire al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) per smentire chi ritiene l’Italia a sottomessa agli ordini della Casa Bianca. Di più: «Io non sono servo di nessuno. Sono più duro perfino di quanto fu Bettino Craxi a Sigonella», si difende con il Corriere citando l’episodio risalente all’ottobre 1985, quando l’allora premier socialista difese il territorio italiano entrando in conflitto con i servizi segreti statunitensi.

Aveva detto “Non abbiamo bisogno di fenomeni”. Ma il vero fenomeno è lui che azzarda paragoni improponibili!

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