Olanda e Irlanda: il tonfo degli alleati di Salvini

 

 

Al primo posto ci sarebbero i socialdemocratici di PvdA, il partito di Timmermans, con il 18,4%.

Al secondo posto i liberali del VVd, il partito del premier Rutte, con il 14,6% e quattro seggi. Al terzo posto con il 12,5%o i cristiano-democratici. Al quarto troviamo gli euroscettici di Forum voor Democratie, con l’11,2%. Al quinto i verdi con il 10,4 per cento.

Secondo un sondaggio diffuso da Ipsos, il PVV, il partito anti-immigrazione e anti-Europa di Geert Wilder, potrebbe non ottenere nessun seggio al parlamento europeo.

Secondo questo nuovo exit poll, che utilizza il risultato ufficiale di 732 seggi su 9000, i laburisti del PvdA di Frans Timmermans ottengono una chiara vittoria con 6 del totale di 26 seggi dell’Eurocamera che spettano all’Olanda, una in più rispetto a quelle attribuite dalla tv olandese Nos.

Ciò che emerge da questi exit pool, che ovviamente dovranno essere confermati dai dati ufficiali, le forze europeiste non solo tengono, ma si impongono in maniera piuttosto netta, frenando la prevista avanzata degli euroscettici.

Alla vigilia delle consultazioni, si pensava a un duello all’ultimo voto tra Mark Rutte e la destra di Baudet. Si è invece imposta la sinistra europeista.

Una frenata, quella dei partiti anti-Europa e anti-immigrazione, che suona come un campanello di allarme per gli euroscettici in vista del voto di oggi e domani negli altri paesi dell’Ue.

Come già attestavano i sondaggi nelle scorse settimane, l’avanzata degli euroscettici dovrebbe essere molto più contenuta di quanto si ipotizzava nei mesi scorsi.

È probabile che dalle consultazioni escano vincitori i popolari, seguiti dai socialisti, e dai liberal democratici dell’ALDE e che il prossimo presidente della Commissione europea venga ancora fuori da un accordo tra queste tre forze.

Il risultato olandese, se i dati ufficiali confermeranno quanto sta emergendo dagli exit pool, sembrano confermare questa tendenza, che dai Paesi Bassi potrebbe replicarsi negli altri stati dell’Ue.

La destra euroscettica, ovviamente, spera che il voto olandese rappresenti un caso a parte.

Ma dopo l’Olanda ecco l’Irlanda che ha votato venerdì 24 maggio

I risultati ufficiali delle elezioni in Irlanda usciranno domenica 26 maggio nella notte, esattamente insieme agli altri 27 paesi europei.

Gli exit poll per cui sono stati intervistati tremila elettori, in oltre 150 seggi elettorali preannunciano che a livello nazionale, in testa ci sono i due partiti moderati ed europeisti: Finn Gael (Ppe) del premier Leo Varadkar e il Fianna Fail (Alde) di Michael Martin, entrambi attorno al 23 per cento.

Perde consensi il partito di sinistra Sinn Fein, che gli exit pool danno al 12 per cento. Il Labour è al 6 per cento, mentre i Verdi, come detto, hanno ottenuto un ottimo risultato.

A Dublino gli ambientalisti, guidati da Ciarán Cuffe, secondo gli exit pool superano di molto il Finn Gael, che è attestato al 14 per cento. Seguono incalzato i conservatore Fianna Fáil, alleati di Alde, pari con il 12 per cento.

Questi dati, se confermati, attesterebbero un buon risultato delle forze europeiste, replicando così quanto, sempre secondo gli exit pool, è avvenuto in Olanda, primo paese ad aver votato

Il voto in Irlanda è strettamente legato alla Brexit: Dublino infatti ha già preso posizione, affermando di voler rimanere in Unione Europea.

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