Non saremo complici dello spegnimento degli altoforni!

La Procura di Milano ha aperto un fascicolo esplorativo per verificare reati da parte di Arcelor Mittal per il possibile danno all’interesse pubblico. I pm interverranno nella causa civile. Ricorso d’urgenza dei commissari contro il recesso del contratto dello stabilimento con base a Taranto.

Un altoforno è come un sigaro: quando si spegne definitivamente bisogna buttarlo via e prenderne uno nuovo.

A regime raggiunge una temperatura che oscilla fra i 1600 e 1800 °C.

Lo spegnimento richiede un processo molto complesso e ad alto rischio. Quando la temperatura scende sotto i 400°C le parti interne cominciano a collassare e, se svuotato, l’altoforno non ha più al suo interno una massa di sostegno e il rischio di pericolose incrinature, se non di crolli, è concreto. Ancora maggiori problemi si manifestano  nel processo di riaccensione degli impianti. In particolare per quella che gli addetti ai lavori chiamano la “salamandra”, l’ultima lingua di ghisa solidificata che si forma alla base dell’altoforno, una volta spento. Nel rimuoverla il rischio di provocare danni è molto elevato. Ricostruire l’intera muratura costerebbe anche più di un centinaio di milioni di euro. Per tornare gradualmente a regime, per evitare shock termici, un altoforno ha bisogno dai quattro ai sei mesi di attività, con dei costi di manutenzione stimati tra i 10 e i 20 milioni di euro.

Sono procedure not a un qualsiasi lavoratore siderurgico. E’ possibile che non siano note allo staff di Arcelor Mittal? Mi sento di escluderlo. E’ del tutto evidente che siamo di fronte al grande bluff e d’altra parte con quale diritto potrebbe procedere allo spegnimento “doloso” di un impianto non suo, che gli è stato affittato per produrre. Purtroppo il clamore mediatico, spesso incompetente quanto approssimativo, favorisce lo spregiudicato ricatto. Ma lo favorisce anche chi si ostina nel rifiuto dello “scudo penale”. Va detto fuori da ogni equivoco: non è una licenza d’inquinare e uccidere. E’ invece una protezione razionale per chi, in un determinato tempo stabilito e secondo precise prescrizioni, procede all’adeguamento e messa in sicurezza dell’impianto. Purtroppo anche in questo caso le urla approssimate ed incompetenti rischiano di provocare maggiori danni dell’altoforno stesso.

Diverso e più attinente è il discorso relativo alla crisi della siderurgia non solo di Taranto e quindi italiana ed europea.

Dalla fine del 2018 le industrie siderurgiche europee sono strette fra la crisi della Germania vicina alla recessione tecnica e in generale del settore dell’auto, e l’arrivo in Europa di un surplus di acciaio a costi competitivi per effetto dei dazi Usa contro paesi come Cina, Turchia, India.

A guadagnarci sono state soprattutto la Turchia, che ha aggiornato a luglio il record delle esportazioni verso l’Europa, e la Cina, le cui consegne hanno toccato il picco mentre la produzione complessiva di Pechino raggiungeva i massimi storici, con un aumento del 2,2% nei primi nove mesi del 2019. Lo stesso anno che ha visto ArcelorMittal perdere il 18% del suo valore in borsa e tagliare la produzione in tutta Europa.

Il persistere del rifiuto dello scudo penale rappresenta  il pretesto fornito ingenuamente ad Arcelor Mittal per motivare il suo abbandono.

Diverso e certamente ragionevole sarebbe prendere atto della crisi e discutere su un diverso assetto dello stabilimento di Taranto attestando la produzione in quote diverse da quanto previsto nel contratto, Da 6 milioni di tonnellate quindi  a 4 milioni tenendo conto delle oggettive difficoltà di mercato. Ma ancor di più avendo consapevolezza che produrre di meno equivale ad inquinare di meno. Nel frattempo si potrebbe procedere nell’adeguamento e bonifica degli impianti utilizzando i lavoratori in esubero e ricorrendo agli ammortizzatori sociali garantiti dal Governo.

Spegnere l’acciaio Italiano, fermare i coils  che escono dall’impianto di Taranto, scoprirà il fianco all’importazione da paesi stranieri, pronti a dividersi il mercato con il rischio di un pericoloso sbilanciamento, nel presente e nel futuro di una produzione strategica.

Mittal in questa occasione eviti di fare l’indiano, ma anche coloro i quali, e sono tanti, non sanno o fingono,  di non sapere…

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