Non moriremo di coronavirus se prima del vaccino o dei farmaci, per un tempo neppure lunghissimo, riusciremo a chiudergli le vie di replicazione.

Nel tempo della globalizzazione, il coronavirus si diffonde velocemente, senza confini! E’ come un fulmine che colpisce un albero incendiandolo e le cui fiamme si propagano a due, quattro, sedici alberi, dando fuoco a l’intera foresta. L’unica barriera è rappresentata da l’isolamento che taglia, mitiga, impedisce il contagio.

Il prof. Roberto Burioni (Ordinario di Microbiologia e Virologia Dottore di Ricerca in Scienze Microbiologiche Specialista in Immunologia Clinica ed Allergologia) le cose che pensa non le manda a dire. Il suo ultimo libro “Virus, la grande sfida. Dal coronavirus alla peste: come la scienza può salvare l’umanità” è crudele e spietato quanto il Covid-19. C’è chi lo considera saccente ed arrogante. Non mi meraviglia che i giudizi vengano dai seguaci del nulla. Le vuote zucche che hanno imparato a contestare la scienza a suon di “questo lo dice lei…Gli stessi che il prof. Burioni spesso ha invitato a studiare per esprimersi adeguatamente e con cognizione di causa. La scienza sta dalla parte della salute, il populismo marcia con il contagio e gli spiana la strada. La competenza risulta essere antipatica a chi ne è privo…

“Conoscerla è l’ unico modo per affrontarla”. Da competente il professore si immedesima con la “bestia”,  lo fa in maniera comprensibile e brillante. Descrive il proprio lavoro di epidemiologo/detective a caccia del serial killer. Lo esamina al microscopio. Questa bestia mille volte più piccola di una capocchia di spillo,  ha grandi ambizioni come mostra la corona che porta sulla testa: dominare l’uomo insinuandosi in cellule inermi che trasforma in nidi  che abita da parassita per due settimane moltiplicandosi. E’ un virus piu’ intelligente di altri magari piu’ tremendi. Procede e sopravvive con la furbizia e l’inganno. La furbizia sta nelle modalita’ di trasmissione facilissime: il contatto e lo scambio di goccioline di liquidi ( o muchi ) da bocca o naso. L’HIV, piu’ feroce ma piu’ stupido, ha scelto vie difficilissime per trasmettersi ( rapporti sessuali, aghi infetti ecc).  L’inganno invece sta nel tempo di incubazione. Tra quando lo prendi e quando si manifesta c’e’ una finestra temporale di circa 14 giorni.

Dove non c’e’ vaccino occorre chiudere le vie di contagio: bloccare i contatti tra le persone. Non solo per limitare i ricoveri in terapia intensiva. Ma anche per una strategia sanitaria: il virus se non si diffonde, se non trova sempre nuovi corpi in cui trasmigrare per riprodursi e modificarsi, si addormenta. Quando trasmigra lui, peraltro, muta se stesso. Nel mutare puo’ farsi piu’ insidioso. Se gli tagli la strada lo prepari alla morte  e nel frattempo ti dedichi alla  scoperta di vaccini e farmaci per renderlo inoffensivo. Non moriremo di coronavirus se prima del vaccino o dei farmaci, per un tempo neppure lunghissimo, riusciremo a chiudergli le vie di replicazione. Cosi’ il parassita si blocca. Tutte le grandi infezioni, una volta imparato a limitare le vie di trasmissione, durano qualche tempo e si spengono.

Era il 1348 l’anno in cui la peste colpì Firenze: centomila morti. I governanti di Milano, chiudendola in tempo limitarono i danni. Ma segnò il confine con il Rinascimento. Perché ogni pandemia coincide con un cambio d’ epoca. Forse anche questa…

Fermiamoci un istante però. E’ questa la lezione che la memoria storica ci consegna.

PRIMO PIANO