Nell’Italia di oggi avere un curriculum e una storia è diventato un problema…

E’ davvero arduo tentare di abbozzare un ragionamento politico. Quel che accade nel Pd e quali saranno gli esiti di quel congresso appare ininfluente sugli sviluppi e sugli esiti del voto europeo. Se sarà strappo, se ci sarà una nuova formazione, avrà la barra puntata decisamente verso il centro. Juncker, la Merkel e gli altri liberali europei potrebbero mantenere la maggioranza nell’Europarlamento con socialisti, macroniani, Verdi “e gli spagnoli di Ciudadanos”. L’alternativa sovranista del gruppo di  Visegrad non rappresenta una sponda funzionale per il governo giallo verde.

Nessuno dei due fronti prevarrà sull’altro in modo schiacciante. L’orientamento degli elettori potrebbe disporsi diversamente da come è accaduto lo scorso marzo. Come dimostra con tutta evidenza il dietrofront clamoroso di chi avendo vinto proponendo “la terra promessa” oggi si affida al “ce lo chiede l’Europa”. In fondo tutti europeisti  e critici risoluti sono convinti che la via da seguire sia quella pragmatica di una profonda riforma dei meccanismi tecnico-burocratici ed economico-finanziari che attualmente governano l’Unione.

Negli ultimi 100 anni essere di sinistra ha voluto dire essere dalla parte del Popolo, delle sue esigenze, per migliorarne condizioni di vita. In Italia e in Europa il popolo o gran parte di esso non vota più a sinistra. Dietro al voto del 4 marzo c’è una “domanda inevasa di protezione.

Da nessuna sconfitta elettorale si esce in qualche settimana. Emotivamente, tutti noi vorremmo essere da domani mattina l’alternativa a chi ha vinto le elezioni. Non è così. Serve tempo! Togliamoci l’ansia e non pensiamo di tornare a essere subito l’alternativa.

Il vecchio sistema politico, costruito attorno alla centralità del parlamento e dei partiti, ormai non esiste più. Noi siamo cresciuti in una Repubblica parlamentare, con un governo subordinato al Parlamento, e i partiti a organizzare la rappresentanza.

Quei partiti erano figli del `900 e del fordismo, che non era solo un modo di organizzare la produzione ma di organizzare la società. Non c`è un secolo che abbia avuto la stessa forma di rappresentanza del secolo precedente:  il `900 ha conosciuto il suffragio universale, l`800 il voto di censo, il `700 l`ascesa delle borghesie nazionali, il `600 l`apice dell`assolutismo.

Il Pd si è affidato al suo ultimo leader riconoscibile con pregiudizio, sostanzialmente non accettando l’idea che Renzi potesse guidare il Partito Democratico e non accettando l’idea che il Pd potesse diventare un grande forza di innovazione e di riforme e scaricando su di lui ogni responsabilità.  E gli italiani ci hanno creduto affidandogli alle ultime europee oltre 11 milioni di voti pari al 40,82%. Il problema non è lui.
In queste ore è tornato persino D’Alema, con un messaggio chiaro a Nicola Zingaretti:  vorrebbe un “congresso tutti assieme”. Lo stesso Massimo D’Alema che disse: “con il no al referendum ci saranno le dimissioni di Renzi e tornerà il buon senso.” Quello che D’Alema chiamava buon senso in realtà si chiama Salvini e Di Maio…

Il Pd è l’ultimo sopravvissuto in via d’estinzione. Nessuno si assume la responsabilità di spegnere la macchina che lo tiene in vita. Molti continuano a disporsi intorno al suo letto aspettando di raccoglierne l’eredità. Troppi pretendenti a spartirsi le briciole…

Aspettando che “il nonno ci lasci”, è inutile avere nostalgia di una cosa che non potrà più essere come prima. Dobbiamo ripensare le forme di democrazia e di rappresentanza.

Oggi un movimento arriva al 25% dei voti senza una sezione, senza una tessera, senza un segretario. Vogliamo discuterne e capire perché? Dal Mezzogiorno che si è sentito abbandonato agli strati popolari del nord che non si sono sentiti tutelati dalle tante insicurezze, ai giovani che chiedono alla politica non assistenzialismo ma la possibilità di poter costruire un percorso di vita non precario.

Creare nuove forme di presenza sul territorio e dì coinvolgimento attivo dei cittadini. Puntare su forme di democrazia diretta. Trasformare la rete e il web da strumento di odio a strumento di partecipazione.

Nel tempo reale, in cui tutto quel che accade è subito noto sul telefonino o sul web, il tempo differito della decisione politica è troppo lento. Anche la legge più giusta sembra arrivare sempre troppo tardi.

La geografia dell’economia mondiale è cambiata producendo contraddizioni che poi si scaricano sui diritti. Non si può fermare un processo economico, sociale e politico come la globalizzazione come quegli indiani che pensavano di fermare il treno con le frecce. Occorre dare una guida alla globalizzazione, darle un verso, qualcosa che non sia soltanto la globalizzazione dei mercati e delle monete, ma anche la globalizzazione dei diritti, della democrazia e delle opportunità. Questa è la grande sfida del riformismo forte.  Le forme della politica devono essere capaci di evolvere, per essere in sintonia con la società che hanno l’ambizione di rappresentare.

Sono cambiati il mondo, l’Europa, l’Italia. Questo Partito democratico non basta più e non funziona più. C’è un fermento della società civile: la marcia di Torino, le iniziative a Roma contro Virginia Raggi, le capitali del grillismo civico hanno mandato segnali fortissimi. C’è più energia in questi comitati o nel Pd???

La cittadinanza attiva è la capacità dei cittadini di organizzarsi, di mobilitare risorse umane, tecniche e finanziarie  per tutelare diritti esercitando poteri e responsabilità volti alla cura e allo sviluppo dei beni comuni. E’ fondamentalmente una scelta educativa. Bisogna andare oltre e creare qualcosa di nuovo:  La rete civica dei comuni d’Europa.

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