Monsieur le president, io non dimentico!

La terza repubblica di Matteo Salvini e Luigi Di Maio ha una gatta in meno da pelare: Lega e Procura sono giunte ad un intesa. Il molloppo che la Lega deve restituire sarà rateizzato in 76 anni.

Una vittoria per Salvini che rischiava di chiudere bottega e che invece ha ricevuto un’assicurazione sulla vita della Lega di circa 80 anni. Non poteva sperare di meglio.

“E’ difficile fermarci”, aveva affermato il vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’Interno. E’ difficile soprattutto che gli italiani, a volte intransigenti moralisti, altre magnanimi perdonisti, possano ricordare…

Sono passati 26 anni da quando la Lega mostrava in Parlamento il cappio contro i socialisti ed il malloppo di Bettino Craxi.

Il tesoro di Bettino Craxi…

La guardia di finanza  lo intercettò al porto di Livorno. Stava per essere imbarcato su una nave per la Tunisia. Furono certi d’aver messo le mani sul malloppo. Andò all’asta, prezzo base 70 mila euro. Tanto fu il valore del suo incontestabile tesoro: la vita di un uomo. I suoi ricordi, Le sue passioni. La sua storia legata a quella di altri uomini. Dipinti, stampe, sculture acquistati in fiere e mercati.  Il ritratto a matita di un pensieroso Pietro Nenni. La “collezione garibaldina”. Una scatola portaburro con il volto di Garibaldi. La fusione in bronzo della sua mano. Le figurine Liebig con gli episodi della spedizione dei Mille.

Oggi la storia credo abbia abbondantemente dimostrato che sul finanziamento illecito non c’erano partiti puri e partiti impuri, malgrado le unilateralità e gli strabismi delle “narrazioni” successive.

Le favole su un eventuale “tesoro di Bettino”, custodito in conti cifrati sparsi per il mondo, sono evaporate di fronte all’incalzare della cronaca degli anni successivi. Il Psi e Craxi usarono quei fondi anche per finanziare i partiti socialisti clandestini, perseguitati dalle dittature, in America Latina (Cile, Argentina, Centro America), in Europa (Grecia, Spagna, Portogallo) e all’Est (per aiutare i dissidenti nei Paesi comunisti). Contributi finirono anche ai movimenti di liberazione nei Paesi del Terzo mondo. Il presidente della Repubblica cilena l’11 marzo del 2000, fece sapere che voleva incontrare i giornalisti italiani per dire: “Voglio ringraziare gli italiani e, in particolare, i socialisti che ci hanno sostenuto durante la dittatura. Il compagno Craxi ci aiutò e ci diede i fondi per comprare questo palazzo nel quale riprendemmo l’attività politica”.

Bettino scelse l’esilio… Lui non ricevette aiuti e solidarietà.

“Dillo a quelli là, che io in Italia ci torno soltanto da uomo libero… Piuttosto muoio qui, in Tunisia…”. Si riferiva al presidente del Consiglio Massimo D’Alema.

Era molto malato. Per salvarlo, avrebbe dovuto essere curato in Italia.

Don Verzé scrisse a Carlo Azeglio Ciampi: “Craxi è condannato a morte vicina” e privarlo della possibilità di tornare in Italia “equivale a spingerlo nella fossa”. Il 30 novembre Craxi fu operato a Tunisi dal professor Patrizio Rigatti in condizioni ambientali molto critiche. Nelle ore successive arrivarono a Craxi tanti messaggi di auguri, anche un fonogramma di poche righe del presidente del Consiglio Massimo D’Alema, che “aveva carattere confidenziale” e non ufficiale. Una riservatezza che lo mise di pessimo umore: “Ha paura di esporsi anche per poche righe di circostanza, me le manda anonime e di nascosto, senza firmarsi? Bel Presidente del Consiglio socialista che si rivolge a un ex Presidente del Consiglio socialista!”

“Meglio morire qui, libero” e morì al tramonto dopo aver bevuto una tazza di the alla menta, un mese prima di compiere 66 anni. Bettino riposa nel piccolo cimitero cristiano di Hammamet, E’ sepolto dietro le mura della Medina, una buca scavata nella sabbia. La tomba rivolta verso l’Italia, dominata da un eloquente: “Milano 24 febbraio 1934. Hammamet 19 gennaio 2000.

Il suo testamento politico si riassume in quella frase detta in un lungometraggio girato nei suoi giorni a Hammamet: “Io parlo, e continuo a parlare e continuerò a parlare”… L’analisi dell’evoluzione di una “democrazia difficile” e allo stesso tempo “incompiuta” vista attraverso i suoi grandi occhiali di Bettino Craxi. Lo specchio di un paese che ha sventolato trionfante la bandiera del “nuovismo” ma che sembra aver smarrito “la strada verso il futuro nel quale aveva riposto speranze e illusioni”.

Cari compagni socialisti che vi mostrate magnanimi strizzando l’occhio a Salvini: io non ho dimenticato, e voi?

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