Il mito di Falanto raccontato con simpatia e tenerezza…

Una giornata di sole a febbraio t’invoglia a tornare sull’Isola. “A piedi”, com’è giusto che sia per cercare il contatto fisico con la tua gente. Il mercatino della domenica in via Garibaldi, sul mare, credo che poche città possano godersi quella scena. Noto con soddisfazione la presenza di pullman turistici. Alcuni amici mi chiedono “ci amma fa nghianà sta vote?” La domanda si riferisce alle prossime amministrative. Rispondo con un sorriso: Chi ama e rispetta questa citta! Ma sarà difficile. Mi immergo nei profumi dei frutti delle delizie del mare…

Risalgo la discesa del Vasto passando sotto la casa del Santo e  mi avvio per via di mezzo verso la Cattedrale. E’ domenica, sono fortunato ad infilarmi fra una Messa e la successiva. Scendo nelle navate della Cripta, fra i frammenti degli affreschi del Duecento e del Trecento, che un tempo decoravano l’intero ambiente e  le immagini di epoce diversi…riemergo sotto il “cielo d’oro”, il capolavoro di quarantotto riquadri  in noce  indorato a fuoco fra i quali scorgo le statue lignee di san Cataldo e Maria Immacolata.

La visita è breve e mi avvio all’uscita che si affaccia sul largo Arcivescovado per ritornare a godere una giornata di sole dallo splendido “balcone” del Corso che si affaccia sul mare.

Lo sguardo rivolto sempre oltre le Cheradi verso l’orizzonte, istintivamente rifiuta quel che pure incombe ad ovest…

Poi, passeggiando, il fortunato incontro con Marcello Bellacicco. L’ occasione per rivedere il Museo Spartano, l’ipogeo che lo ospita,una delle strutture storiche più visitate di Taranto che gli studi storici, archeologici e geologici fanno risalire al periodo di fondazione della città di Taranto (706 a.C.) quando i Parteni guidati da Falanto cavarono i banchi di roccia per costruire le prime edificazioni e fortificazioni. Il complesso sistema della Taranto Sotterranea che abbraccia un periodo di 2720 anni di storia.

Le sale Etra, Falanto, Filonide. La sala Persefone, la più antica e profonda di tutto l’ipogeo, si trova a 16 metri di profondità dal piano stradale interamente scavata nella roccia percorsa sotto il pavimento da un fiume sotterraneo visibile proveniente dalle murge tarantine che passando nel sottosuolo del centro storico sbocca sia in mar grande che in mar piccolo dando luogo al singolare fenomeno dei “Citri”.. I resti di una strada  greca, un sistema di raccolta dell’acqua medioevale e un sistema di condotte idriche collegate con i pozzi di tutto il palazzo databili intorno al XVII sec, data di costruzione del palazzo.

Il fascino delle origini che Marcello prende ad esporre fra i visitatori sempre più coinvolti dalla sua  narrazione  semplice ed emozionante fa da contrappunto all’imponente presenza degli elmi spartani. Affascina Marcello con il suo elmo da re impresso sulla felpa svelando la “tecnica” degli oracoli che manipolavano i destini di condottieri e naviganti… mi allontano per osservare i resti delle mura di cinta della Taranto  Greca che dividono l’ipogeo dall’ affaccio sul mar grande. Una cornice inquadra il passaggio di una barca mossa dai remi di dieci vogatori. Un passaggio che riporta al mare. Il punto d’arrivo e di ritorno al futuro delle nostre origini. Ritorno sul balcone e sul fondo del mare limpidissimo sta danzando una razza fra gli scogli…Ripenso alla domanda che mi è stata fatta in via Garibaldi e alla mia risposta: “ci ama fa nghianà sta vote?” Chi ama e rispetta questa citta! Sarà difficile ma non dobbiamo arrenderci. Quelli come Marcello Bellacicco non si sono mai arresi e non hanno mai smesso di sperare…

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