L’unico scudo efficace è quello della verità

Che fosse un alibi lo avevamo compreso. Lo aveva compreso il sindaco Rinaldo Melucci che aveva pubblicamente denunciato, in occasione del precetto pasquale presso lo stabilimento siderurgico di Taranto, il troppo poco e male fatto da Arcelor Mittal per Taranto: “I cicli dell’acciaio per loro natura, con una certa approssimazione ovviamente, sono prevedibili da un colosso mondiale del genere, un operatore che sta prospettando una idea di sviluppo a Taranto che ancora non viene percepita e questo ragionamento sarebbe estendibile alle sorti dell’indotto tarantino. Taranto non è un insediamento produttivo qualunque e dei miliardi di investimenti, che periodicamente vengono riproposti nelle note stampa, noi non vediamo ancora beneficio, visto che basta qualche mese di congiuntura negativa per far assorbire il colpo dai lavoratori e le loro famiglie, già provate da anni difficilissimi. Se questo approccio permane non so cosa aspettarmi su temi più delicati, come l’ambiente e la salute. Io che un gigante del genere non sappia prevedere una fase negativa e non sappia fare autonomamente fronte a una situazione limitata nel tempo non ci posso creder”

Quarantotto ore di tempo per ripensarci e fare marcia indietro è l’ultimatum che il Governo ha concesso ad Arcelor Mittal. Le richieste del primate dell’acciaio sono inaccettabili. Il premier Giuseppe Conte è salito al Quirinale per riferire al Presidente Mattarella. Lo scudo penale è stato offerto ed è stato rifiutato. Il problema è industriale: “Vogliono il disimpegno o un taglio di 5mila lavoratori” e “nessuna responsabilità sulla decisione dell’azienda può essere attribuita al governo”. Mittal non rispetta un contratto aggiudicatasi dopo una gara pubblica che ha azzerato la concorrenza!  E’ evidente che ArcelorMittal voleva solo un’acquisizione consentita da chi ha gestito il dossier.

Dunque la norma sullo scudo penale  è stata messa sul tavolo nell’incontro con A.Mittal, così come il pieno sostegno a un piano che renda l’ex Ilva un “hub della transizione energetica”. Tutto inutile. L’azienda per restare vuole un taglio consistente quanto inaccettabile dei posti di lavoro: il governo non accetterà mai i 5mila esuberi richiesti.

Il governo si mostra determinato ad affrontare lo scontro duro, ma con quali armi? Conte ostenta con sicurezza il suo profilo professionale di Cassazionista e  docente di Diritto privato. Ma “Il nostro strumento al momento è la pressione nel nostro sistema Paese“, insiste Conte, ribadendo il suo messaggio alla politica: è il momento della compattezza.

Gli ha fatto eco Matteo Renzi, durante la presentazione del libro Noi e lo Stato all’Istituto Luigi Sturzo a Roma, rivolgendosi a Calenda: Io la penso come il Presidente del Consiglio. Nel contratto non ci sono gli estremi del recesso che vorrebbe Mittal. Nel contratto non c’è lo scudo penale. “In un Paese civile, di fronte a ciò che ha annunciato ArcelorMittal, non si dovrebbe fare polemica e sciacallaggi. Da 24 ore chi dice che Mittal se ne va per la norma sullo scudo penale sta mentendo sapendo di mentire.  Non sopporto chi utilizza espressioni al limite dello sciacallaggio per acquisire consenso e visibilità”. Questa è la partita sulla quale tra le Istituzioni che chiamano al rispetto di un contratto e un privato che si vuole disimpegnare, la puoi pensare come vuoi ma dvi stare dalla parte delle Istituzioni!

Netta e inequivocabile la posizione espressa dal Sindaco Rinaldo Melucci al tavolo del Governo: La rigidità di ArcelorMittal e la articolata preparazione che sicuramente ha preceduto il deposito dell’atto di recesso dimostrano una decisione irreversibile, presa da tempo, oltre che, ci sembra, una mancanza definitiva di propensione al dialogo costruttivo con le istituzioni e la comunità ionica. L’azienda non ha risposto alle aspettative più importanti di Taranto, che erano collegate a priorità di natura ambientale e sanitaria, non solo occupazionale. Per questo, insieme ad una risoluzione dell’emergenza sul lavoro, abbiamo chiesto al Presidente Conte di ritenerci a disposizione, sin d’ora, per l’elaborazione di un nuovo grande piano di gestione e revisione tecnologica di quell’asset strategico per l’intero Paese. Al Governo sabbiamo sottolineato che non ci spaventa la sfida o il rischio di nuovi sacrifici, purché l’uomo ritorni centrale in questo negoziato, vale per i nostri bambini e per tutti i cittadini ed i lavoratori tarantini. Qualunque reazione a questa grave crisi deve partire da qui, molto oltre il perimetro del solo profitto o del pil italiano. Se pensiamo che adempiendo richieste di ArcelorMittal, o anche riuscendo a salvaguardare oggi quei posti di lavoro, la questione sia chiusa, sbagliamo. Perché senza un ripensamento profondo del modello di gestione e di sviluppo di quell’acciaio, la prossima crisi non tarderà a ripiombarci tutti nel baratro. Dobbiamo ora lavorare tutti uniti e senza pregiudizi vicendevoli. Saremo al fianco del Governo, senza distinguo, anche dal punto di vista giudiziario, nella battaglia con un operatore che, ad oggi, sembra inadempiente nei confronti del contratto.

E’ il momento in cui “le parole di verità” devono prevalere su quelle strumentali dettate dagli interessi elettorali e di parte. Chi ritiene la produzione dell’acciaio irrinunciabile al pari del lavoro e delle condizioni ambientali e sanitarie dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, l’unico scudo che deve pretendere è quello della verità!

PRIMO PIANO