L’umanesimo europeo: un principio di eguaglianza, centralità della persona, dell’individuo, della sua dignità, volontà e libertà

L’Europa che difendiamo è l’area del mondo che assicura la maggiore tutela dei diritti e delle libertà fondamentali! È qualcosa di cui andare fieri a differenza di Salvini  e Orban che non intendono cedere sovranità sul tema dei diritti individuali e rivendicano un’eccezione nazionale. L’Europa che vogliamo non ha confini, di genere, di religione, di colore della pelle, di orientamento sessuale, di età, di disabilità. Dobbiamo esigere che i paesi membri dell’Unione uniformino al rialzo il livello di tutela e protezione dei diritti umani e delle libertà civili, riconoscendo piena cittadinanza e dignità a ogni individuo.  Per questo è necessario sanzionare e ridurre la quota di fondi europei per quei paesi membri che invece imboccano la strada della limitazione delle libertà personali, dei diritti delle minoranze e della libertà di accesso alla libera informazione. Su alcuni temi civili, dalla fecondazione assistita, al riconoscimento delle famiglie omosessuali, dai diritti delle persone detenute, al trattamento dei migranti, la Corte europea dei diritti dell’uomo sanziona le violazioni dei diritti fondamentali negli stati membri dell’Ue. La stessa giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, chiamata a vigilare sull’osservanza dei trattati, è stata in molti casi fondamentale non solo per censurare la violazione da parte degli stati del diritto comunitario, ma, contestualmente, per proteggere i cittadini da queste violazioni e per affermare i loro diritti fondamentali. Una sentenza della Corte di Giustizia europea ha riaperto in Italia, nella scorsa legislatura, la questione della responsabilità civile dei magistrati.

Le quattro “libertà di movimento” (di persone, beni, servizi e capitali) su cui si fonda il funzionamento del mercato comune ha tradotto in termini economici il principio di una piena e uguale cittadinanza europea, che sul piano dei diritti individuali è invece ancora lontana dal pieno compimento.

In Italia non vi è alcuno dei temi di scontro sui diritti civili, famiglia, diritti LGBT, fine vita, in cui la posizione nazionalista non sia insieme anti-europea e ostile all’adeguamento degli istituti giuridici al mutamento del costume sociale. Sui temi economici, come su quelli civili, il nazionalismo oppone alla libertà degli individui il “primato” dello Stato. L’Ue della libertà dei cittadini europei, non può tollerare la violazione dei diritti umani all’interno degli stati membri e deve reagire con gli stessi strumenti già messi a disposizione dai trattati europei.

Per restare umani ci vuole l’impegno di tutti. Se lasciamo che ogni paese difenda le proprie frontiere, il risultato sarà solo un disastroso incremento dei conflitti interni. Occorre invece una visione che muova dall’umanesimo europeo, dal principio di eguaglianza, dalla centralità della persona, dell’individuo, della sua dignità, volontà e libertà e soprattutto occorre una gestione globale e coordinata dei flussi migratori.  Un welfare e un mercato del lavoro realmente europeo che si faccia carico della ripartizione. La tattica del “braccio di ferro” fra Stati, è il ritorno della legge del più forte, sulla pelle dei più deboli e sfortunati. L’Europa deve ripudiare la logica del “reato di soccorso” e riconoscere agli stranieri più deboli e ai perseguitati che le si rivolgono lo stesso statuto di diritti inviolabili che riconosce ai propri cittadini. E’ necessario introdurre in tutti gli Stati membri dell’Unione – coerentemente con l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “Welcoming Europe”, i meccanismi che permettano ai migranti e ai rifugiati vittime di reati di presentare ricorsi e sporgere denunce alla polizia in modo sicuro, dando piena attuazione a quanto previsto dalle normative UE Le istituzioni europee devono essere messe innanzitutto in condizione di gestire le frontiere europee con un proprio contingente di mezzi e persone; occorre istituire un diritto di asilo europeo con l’apertura di canali legali e sicuri per proteggere chi scappa dalla lesione di diritti umani, con piani di ricollocamento proporzionato all’interno di tutti i Paesi membri. Il fenomeno migratorio verso l’Europa deve essere affrontato con gli strumenti del diritto internazionale, investendo nelle politiche d’integrazione, cioè nelle sole politiche che incrementano la coesione sociale, ripensando l’urbanistica e investendo nelle periferie, per superarne il degrado.

L’Europa, affrontando anche le grandi sfide che ancora restano irrisolte, e che  rischiano di peggiorare in futuro, con i suoi bassi tassi di natalità e l’invecchiamento della popolazione può e deve organizzare ordinate politiche di ingresso degli stranieri che vogliano integrarsi, lavorare o riunirsi alla propria famiglia, e deve farlo anche nell’interesse delle popolazioni europee, che già non sono più in grado di produrre le risorse sufficienti ad assicurare la previdenza necessaria a se stesse.

Alfredo Venturini Movimento Civico Massa Critica Ionio

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