L’ultimo che esce spenga la luce…

Così fu per Martinazzoli alle prese con un partito in crisi e sempre più diviso. Toccò a lui, nel luglio del ’93, spegnere la luce: scelse la via dello scioglimento della Democrazia Cristiana, considerando esaurita, nella nuova stagione politica, la forza trainante del partito di Alcide De Gasperi.

Bettino Craxi si era  dimesso  da segretario del PSI a febbraio dello stesso anno. Alcuni s’illusero di sopravvivere a lui, consegnando la sua testa ai tagliagola di mani pulite e ai “lanciatori di monetine”…

Il 13 novembre 1994, presso la Fiera di Roma, si tenne l’ultimo Congresso dello storico partito del socialismo italiano. Toccò ad Ottaviano del Turco decidere la messa in liquidazione del PSI. Bettino dal suo esilio ad Hammammet mantenne accesa una speranza che sopravvisse alla rassegnazione fino alla sua morte. Con lui si spense definitivamente quella luce…

La storia del Pd è più recente. Circa dieci anni fa si proponeva di “contribuire a costruire e consolidare, in Europa e nel mondo, un ampio campo riformista, europeista e di centro-sinistra, operando in un rapporto organico con le principali forze socialiste, democratiche, progressiste e promuovendone l’azione comune”.

Con la segreteria di Matteo Renzi, alle elezioni europee del 2014, il PD  raggiunge il 40,81% dei consensi, guadagnando 2 557 197 voti rispetto alla politiche del 2013 e 10 nuovi seggi al parlamento europeo, che si aggiungono ai 21 già presenti che gli permettono di diventare la prima rappresentanza numerica all’interno del PSE e dell’intera assemblea; Eppure quell’indiscutibile successo segna l’inizio del declino. Matteo Renzi è stato il primo ad annusare il cattivo tempo minacciato dai tuoni del populismo in arrivo.  Si è preso il duro compito di suonare il campanello d’allarme…

Il congresso 2019 chiuderà definitivamente la storia del Pd: Zingaretti è in vantaggio con il 48,5%. Martina con il 35,1% lo segue. Non solo numericamente… Giachetti con il 12,8 marca distanza e differenza.

La commissione nazionale per il congresso ammette formalmente che “Gli iscritti interessati al voto sono stati pari al 46.5% della platea congressuale” La media nazionale va dal 7,43% della Sicilia governata dal centro destra di Musumeci, all’87,79% del Lazio governato dalla maggioranza ambigua di Zingaretti e passando dalla Puglia populista guidata dal Emiliano con il 17,78%. Ma il numero reale delle tessere resta un mistero.

Chi ha frequentato i congressi dei circoli in questi giorni ha scoperto che “convenzione” sta per accordo: patto più o meno tacito a far finta che…vedremo ai gazebo quanta gente accorrerà. Alle ultime primarie, che portarono per la seconda volta Matteo Renzi alla segreteria, andarono a votare un milione e ottocentomila elettori. Zingaretti  vorrebbe raggiungere quella quota ma le previsioni non fanno sperare a un risultato migliore.

Zingaretti   dice che  “Il simbolo del Pd alle europee non è un dogma, ma questo poi lo decideremo. Dobbiamo ripartire dal Pd come promotore di una lista ampia. Assicura che in caso di sua vittoria si supererà il correntismo interno lasciando intravedere che tra i primi due candidati ci sia già una sorta di accordo per il futuro organigramma del partito: Maurizio Martina vicesegretario e Paolo Gentiloni presidente.

Renzi non  c’è ma continua ad esserci e la sua presenza è ingombrante. Non ha voluto farsi coinvolgere dal congresso e non ha mai formalmente sponsorizzato nessuno. Ha smentito più volte di lavorare per la scissione ed ha assicurato lealtà e rispetto a chi diverrà segretario. Il suo “stai sereno” non è una resa senza condizioni. Il leader non è incline ad arrendersi. Aspetta le decisioni degli altri ma continua a tessere la rete per andare oltre, affascinato da una nuova formazione molto fuori dai giochi politici che conosciamo: liberale, riformista, innovativa, coraggiosa, transnazionale, ma soprattutto Europea. Molti con lui si sono messi in cammino con ruoli e “missioni” distinte. Fra questi Ascani, Calenda, Giachetti, Gozi, Scalfarotto, ma sopratutto quei “militanti” di base che con grande entusiasmo hanno fatto della Leopolda una Kermesse fra le più attrattive e partecipate. Li, premonitore del ritorno al passato di Zingaretti, Matteo Renzi ha lanciato il ritorno al futuro dei comitati di azione civile. Avrebbero preferito che Matteo Renzi si assumesse l’onere di chiudere gli occhi al nonno morente. Avrebbero voluto scaricare su di lui anche questo.  Ma lui si è sottratto. A farlo sarà Maurizio Martina consumando fino in fondo il suo pentimento di vicesegretario di Renzi e ministro del suo governo. Toccherà a Maurizio Martina uscire per ultimo e spegnere la luce…

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