L’idea di riformismo liberale, progressista ed europeista è oggi l’unico argine possibile al populismo.

“Dal 1979 eleggiamo ogni cinque anni i nostri rappresentanti all’Europarlamento ma non sentiamo la vita politica europea come quella nazionale. Sentiamo Strasburgo distante perché non esistono dei movimenti politici veramente europei. Se vogliamo crearli dobbiamo incarnarli. È l’unico modo per creare un dibattito vero nel Continente”.

A dirlo è Sandro Gozi, Presidente dell’Unione federalista europea che dal 2016 propone delle liste transnazionali e che ha scelto di candidarsi a Parigi con la lista “Renaissance” di Emmanuel Macron.

Riusciremo veramente a costruire l’Europa di cui abbiamo bisogno solo se abbassiamo i muri della politica nazionale. Dobbiamo cambiare la mentalità: pensarci come europei di cittadinanza italiana. La candidatura di Gozi in Francia è utile per  capire che siamo cittadini della stessa grande comunità democratica. Su questo non ci sono frontiere ma visioni comuni o non comuni che si confrontano per il presente e il futuro dell’Europa.

Nel Parlamento europeo non si formano gruppi nazionali. I parlamentari si iscrivono a gruppi politici che pur avendo diverse nazionalità all’interno condividono la stessa visione dell’Europa. Se pensiamo che l’elezione europea sia un confronto tra i diversi interessi nazionali, non abbiamo capito nulla. Anche perché questo vorrebbe dire che tutti gli europarlamentari italiani hanno la stessa visione e le stesse priorità. Ma non è così. Stiamo per eleggere un parlamento europeo in cui non si rappresenta la Francia, l’Italia, la Grecia o il Portogallo, ma visioni diverse dell’Europa.

E dalle scelte di fondo bisognerà partire per costruire una maggioranza politica nel Parlamento europeo partendo dalle priorità politiche dell’Europa. Il “Rinascimento” di En Marche sarà decisivo per costruire un’alleanza ampia che coinvolga i socialdemocratici i Verdi, che faccia esplodere la grande contraddizione del Ppe che sospende Orban ma non rinuncia ai suoi voti sovranisti. Fondamentale sarà il peso dei liberaldemocratici.

Il Pd non riesce ad essere competitivo nel panorama politico italiano. Il dopo Renzi si rifiuta di comprendere che il campo per recuperare consensi è quello dei moderati, dei delusi che continuano a rifugiarsi nell’astensionismo. La sua attenzione è rivolta ai tatticismi di un ceto politico presuntuoso ed arrogante che riesce a parlare solo a se stesso. Forza Italia è in “svendita”e persino Mara Carfagna viene emarginata per ingraziarsi Salvini e la Meloni, che certo non possono definirsi liberali.

Sono una socialista craxiana che ha militato nel Pd. Mi rispecchio nella visione riformista di Matteo Renzi. Zingaretti sta cercando di ricreare l’Ulivo e i riformisti  del Pd non si sentono più rappresentati. Le sue liste per le europee sono un segno di questo arretramento. Ha fatto un’apertura ai fuoriusciti coerentemente con la sua visione. di discontinuità dalle politiche di Renzi. Non c’è da stupirsi che abbia candidato alcuni personaggi che hanno fatto campagna per il No al referendum costituzionale, che era la più grande battaglia riformista. Invece mi stupiscono gli esponenti renziani che hanno accettato di essere candidati con il Pd di Zingaretti.

Ho aderito come socio fondatore al “Movimento Civico Massa Critica Ionio”per interpretare coerentemente valori e tradizioni di una grande democrazia liberale, moderna, europea, che costituiscono la comune matrice culturale e politica di Massa Critica. “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, recita l’articolo 1 della nostra Costituzione. Sono proprio quelle forme e quei limiti a essere oggi in pericolo. La frammentazione sociale, la socializzazione del rancore e dell’odio, declinata secondo le categorie dell’individualismo e della  demagogia inconcludente, pongono la necessità di una visione/proposta alternativa.

La “società aperta” può risolvere i problemi dei ceti più popolari meglio del protezionismo perché solo facendo ripartire crescita e sviluppo è possibile garantire equità sociale. Il solo modo per garantire il nostro avvenire è la rifondazione di un’Europa sovrana, unita, democratica”. In tal senso abbiamo inteso aderire a l’Unione dei federalisti europei (Uef), e ai comitati di azione civile Ritorno al Futuro. L’idea di riformismo liberale, progressista ed europeista è oggi l’unico argine possibile al populismo.

In tal senso ho accolto con grande favore la recente elezione di Enzo Maraio a segretario nazionale PSI che ha saputo esprimere un chiaro segnale di discontinuità rispetto al passato. L’alleanza politico elettorale con più Europa dimostra di voler allargare il fronte di chi vuole opporsi ai nazional populisti e costruire un alternativa liberalprogressista in modo distinto dal Pd. Anche il PSE di Frans Timmermans è tempo che si convinca ad andare oltre la rigidità degli steccati per costruire coalizioni larghe ed inclusive capaci di battere i populisti.

C’è quindi un’altra Italia. L’Italia che ha il coraggio di guardare avanti davvero, senza timidezza, senza esitazioni. Che ama la libertà in ogni sua forma e vuole riprendere a crescere senza confini. Un Italia che vuole tornare a votare perchè le grandi questioni del nostro tempo richiedono risposte più ampie che può dare solo un’Italia più europea in un’Europa unita e democratica.

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