L’Europa resiste e rilancia…

L’Ue ha superato il bivio: la pandemia e il rischio di depressione economica hanno messo i paesi membri dinanzi alla scelta se proseguire l’integrazione con scelte radicali o fallire.

Gli sherpa della mediazione sono riusciti a cucire una mediazione per un piano di aiuti Ue da 1.000 miliardi.

Il solo requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati si impegnino a usarla per sostenere il finanziamento di spese sanitarie dirette o indirette, cura e costi della prevenzione collegata al Covid-19”, si legge nelle conclusioni dell’Eurogruppo. La linea di credito sarà disponibile fino alla fine dell’emergenza. Dopo, gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo, inclusa la flessibilità.

Non c’è ombra di Eurobond, nel documento finale sottoscritto dai ministri delle Finanze ma viene indicato che: “L’Eurogruppo è d’accordo a lavorare ad un Recovery Fund per sostenere la ripresa. Il fondo sarà temporaneo e commisurato ai costi straordinari della crisi e aiuterà a spalmarli nel tempo attraverso un finanziamento adeguato. Soggetti alla guida dei leader, le discussioni sugli aspetti pratici e legali del fondo, la sua fonte di finanziamento, e strumenti innovativi di finanziamento, coerenti con i Trattati, prepareranno il terreno per una decisione”.

Una risposta congiunta allo shock economico provocato dal Covid-19. L’intesa ha messo insieme quattro misure: i prestiti del Mes agli Stati membri; gli aiuti del Banca europea degli investimenti (Bei); il sostegno alla cassa integrazione nazionale proposto dalla Commissione europea (chiamato Sure); e infine la proposta francese di creare un fondo finanziato da obbligazioni congiunte per finanziare il rilancio dell’economia. Un pacchetto di dimensioni senza precedenti per sostenere il sistema sanitario, la cassa integrazione, la liquidità alle imprese. Un compromesso sugli altri due tasselli – il Sure e la Bei – è stato più facile da raggiungere. Infine è da sottolineare in ogni caso che sia sul fronte Mes che ancor di più per quanto riguarda il fondo francese di rilancio dell’economia nuovi negoziati diplomatici e politici sarebbero comunque necessari per mettere a punto tutti gli aspetti operativi. Un accordo all’Eurogruppo non è che un primo passo di un lungo negoziato che scatterà dopo il prossimo benestare dei capi di Stato e di governo.

Nei fatti, la proposta francese è stata accettata sia dall’Olanda che dalla Germania, anche se è tutta da negoziare. Berlino si è dimostrata in queste settimane sorprendentemente ben disposta nell’accettare storiche decisioni sul fronte della spesa pubblica. Peraltro, l’ultimo sondaggio Politbarometer della rete televisiva pubblica ZDF notava ieri che il 68% dei tedeschi è favorevole ad «aiuti europei a favore di Italia e Spagna sulla scia della pandemia influenzale».

Sono trascorsi 20 anni da quando Matteo Salvini da radio padania tifava per la Francia. Erano gli europei di calcio e la nazionale di Dino Zoff uscì sconfitta la Francia. Salvini esultò quando David Trezeguet segnò il gol che confermò la vittoria dei bleus.

Ieri dai banchi del Senato lo abbiamo visto tifare per l’Olanda contro l’Europa e contro l’Italia, ma l’Europa e l’Italia  ieri hanno vinto isolando gli avventurieri come lui…

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