Le teste che cadranno saranno due o nessuna…

 

Proveranno a ricucire. Torneranno a parlarsi prima di mercoledì quando il premier Giuseppe Conte parlerà  in Aula al senato sul caso dei fondi russi.

Matteo Salvini ha scelto di essere tra i banchi della Lega a segnare il distacco.

Il governo sopravvive in vista di un possibile incontro chiarificatore tra Salvini e Luigi Di Maio.

La vera sfida è con  Conte, messo nel mirino anche dai governatori del Nord sull’Autonomia. E il capo del governo non accelera. Sembra ostentare l’asso nella manica. Qualche garanzia di sopravvivenza l’avrà ricevuta dal Quirinale che prima di sciogliere le Camere dovrà verificare il sussistere di una possibile maggioranza. Tutti o quasi invocano lo scioglimento delle Camere escludendo soluzioni diverse. Mentono spudoratamente. Nessuno ha interesse a sciogliere le Camere per consentire a Salvini di riscuotere le previsioni dei sondaggi perché, se si votasse, Salvini potrebbe sperare in una maggioranza di destra (Lega, Fd’I, F.I) ma proprio per questo perché gli altri dovrebbero consentirglielo? Lo stesso Berlusconi, che più volte in questi mesi lo ha invitato a scegliere fra lui e DiMaio, dovrebbe favorire l’esodo dei suoi elettori verso la  lega? Favorirebbe invece la formazione di un governo tecnico. Conte in questa prospettiva, abbastanza credibile, vede crescere le sue quotazioni di permanenza a Palazzo Chigi. Ma il prezzo maggiore insieme a Salvini lo pagherebbe il suo debole alter ego Luigi DiMaio. In fin dei conti se il M5S continua a perdere consensi in favore della Lega la colpa è soprattutto la sua che non riesce a contrastare efficacemente il protagonismo vorace di Salvini. Pertanto DiMaio ha tirato il freno a mano. Non per scendere ma per rimanere sul treno, per difendere il suo scranno e quello di chi non vuole correre il rischio, molto probabile, di non tornare in Parlamento. Una scelta che ha ricevuto molto più consento di quanto ne abbia ricevuto sino ad ora…

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