Le “OMBRE” ispirate da Emiliano…

Ispiratore, cospiratore, congiurato! La “manina”, ancora una volta è la sua. Ma da magistrato in aspettativa da 14 anni non si rivolge alla Magistratura. Preferisce scrivere a Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo Economico e vice premier, per invitarlo a controllare: “non emerge quali siano stati i criteri (predeterminati) di aggiudicazione del contratto che avrebbero ‘vincolato’ il ministero dello Sviluppo economico a preferire la società Am InvestCo alle altre partecipanti, tra le quali- in particolare- la cordata Acciatialia Spa, che aveva offerto la auspicata decarbonizzazione dell’impianto Ilva di Taranto”, scrive Emiliano che ritiene “incongrua” la preferenza accordata alla Ami srl “perchè sostanzialmente basata solo sull’offerta economica, senza alcuna considerazione degli aspetti qualitativi della medesima”.

Emiliano ricorda che AcciaItalia aveva proposto un piano ambientale da eseguire entro il 2021, con l’utilizzazione di tecnologie a minore impatto ambientale, mentre la Ami aveva offerto modifiche al piano ambientale con una dilatazione degli interventi sino al 2023. Non solo: la proposta della prima cordata avrebbe previsto a regime sino a 10.500 lavoratori, a differenza della seconda che prevede “8100 unità lavorative a regime”. E “appaiono ben più esigui” anche gli investimenti proposti da Ami rispetto ad Acciaitalia. L’aggiudicazione è stata disposta a favore di una cordata che “notoriamente concentra una cospicua fetta della produzione di acciaio a livello europeo e mondiale, nonchè quote di mercato Ue- fa notare ancora Emiliano- con un evidente e conclamato rischio antitrust, essendo superiori al 40%”. Il presidente della regione Puglia evidenzia che la Commissione europea ha dato il suo via libera “sotto condizione”: “l’eliminazione del gruppo Marcegaglia dal consorzio di acquisto e numerose cessioni di altri impianti”. “Sotto tale profilo -scrive – l’operazione evidenzia altre criticità, con particolare riferimento alle modifiche sostanziali del soggetto aggiudicatario”.

Il ministro Luigi Di Maio rende pubblica la lettera:”Prendiamo atto della lettera che il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha appena fatto pervenire al Ministero dello Sviluppo Economico. In questa lettera si denunciano irregolarità sulla gara con cui ArcelorMittal si è aggiudicata Ilva”

Di qui la richiesta di “opportune verifiche sulla correttezza della procedura di gara espletata, avvalendosi dell’Anac” l’autorità anticorruzione: “Chiederò  immediatamente chiarimenti ai commissari, avvierò un’indagine interna al ministero a chiederò un parere all’avvocatura dello Stato”

Così “è stata ripristinata la comunicazione tra Regione Puglia e Ministero. Michele Emiliano non trattiene la  sua “passione” smisurata per il leader dei 5 stelle: “Oggi sto molto meglio perchè la mortificazione del passato è stata terribile”. “Di Maio mi informa sistematicamente di tutto ciò che avviene sull’Ilva. Con lui ho una cortesia istituzionale e umana, e soprattutto una lucidità politica nell’individuare la soluzione, che dal mio punto di vista non è neanche paragonabile a Calenda”.

E Di Maio ricambia. Che altro potrebbe fare: “Se il governo precedente ha sbagliato la gara, si prende una responsabilità che è senza precedenti. Mi auguro che tutto sia in regola, me lo auguro per il bene dello Stato. Se non dovesse essere così, porto tutte le carte in procura perché se ci sono rilievi ci sono dei reati commessi”.

L’Autorià anticorruzione, rispondendo al ministro dello Sviluppo economico, ha confermato l’esistenza delle criticità evidenziate dallo stesso ministro.   Ma attenzione dice l’Anac: l’Autorità ha risposto in punta di diritto al quesiti posti del Mise e si è espressa sulla base degli elementi comunicati non avendo fatto un’indagine diretta. L’esposizione delle eventuali irregolarità, dice ancora l’Autorità guidata da Raffaele Cantone, non potrebbe portare all’adozione di provvedimenti di autotutela. Questi ultimi sono rimessi alla responsabilità dell’amministrazione, il Mise appunto, nel caso in cui ricorra un interesse pubblico specifico all’annullamento. In sostanza, se ci sarà da annullare la gara che a giugno 2017 portò il Governo Gentiloni e i commissari Gnudi, Carrubba e Laghi ad aggiudicare l’Ilva ad Am Investco e a scartare l’offerta di Acciaitalia, dovrà stabilirlo il Mise, dice ancora l’Autorità anticorruzione.

L’opera demolitrice di Emiliano continua imperterrita. Il primo a convincersene è stato il Sindaco Melucci tra ricorsi al Tar e prese di posizione che strumentalizzano tutto e tutti, perseguendo un obiettivo che nulla ha a che fare con la salvaguardia dell’ambiente, della salute e del sito produttivo di Taranto. Incapace oltretutto di dare risposte adeguate e di sua competenza, il Presidente della Regione Puglia è anche Assessore alla Sanità pugliese, alla inadeguatezza delle strutture sanitarie sul territorio tarantino.

Ma lui, il cospiratore ha altro da fare: sceglie le cordate industriali, diventa ‘esperto’ di tecniche di produzione e fa aleggiare il dubbio del sospetto nell’affidamento di una gara pubblica che ha visto coinvolte autorità europee, più ministeri e Anac.

Al popolato quanto populista summit di ieri, il Sindaco Melucci, insieme agli altri sindaci ha deciso di non esserci. Una risposta seria e dignitosa ad una sceneggiata, al fumo gettato negli occhi della disperazione di migliaia di famiglie. “Il Sindaco di Taranto non c’è? Lo sostituiremo con i cittadini”, ha “trombato” il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, arrivando al Mise mentre dalla sua macchina scendeva, inquadrato dalle telecamere, l’ex assessore Rocco De Franchi…

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