Landini e il coraggio dell’indifferenza…

Mancano pochi giorni a che il Giudice si esprima: lo farà con una sentenza e noi ci auguriamo, confidiamo, che quella sentenza faccia Giustizia. Siamo stati e saremo al fianco di Iginia Roberti perché ha subito un torto gravissimo dal suo sindacato, la Fillea CGIL. Ci siamo impegnati a combattere con lei e per lei, insieme al suo legale Avv. Mario Soggia, che non ha risparmiato competenza e passione nella difesa di una lavoratrice umiliata, licenziata e messa alla porta. Insieme ad altri vecchi sindacalisti della CGIL abbiamo scelto d’ intervenire  come testi per difendere Iginia Roberti una lavoratrice ingiustamente licenziata, ma se volete anche per difendere il Sindacato che noi abbiamo conosciuto. Quello che i lavoratori li tutelava e difendeva dal licenziamento  piuttosto che licenziarli. Lo abbiamo fatto aspettando che Maurizio Landini si decidesse a rimuovere questa vergogna…Purtroppo, con nostro grande rammarico non è avvenuto. Landini ha preferito ignorare il problema!

Qualche giorno fa  lo abbiamo sentito, dal palco della Festa nazionale dell’Unità a Modena, lanciare un messaggio senza appello alla sinistra italiana: “torni a rappresentare il lavoro. L’alternativa non c’è perché senza quella rappresentanza si perde”. “C’è il bisogno di ricostruire un rapporto e un’idea di sinistra socialista proprio a partire dal lavoro: “non semplicemente perché devo tutelare chi lavora – che già è cosa importante – ma perché bisogna farlo intendendo la rappresentanza del lavoro come la rappresentanza del diritto delle persone di potersi realizzare nel lavoro e di poter partecipare e discutere delle scelte che si fanno. Questo è l’elemento decisivo”.

Belle parole… certamente dette in perfetta buona fede. Peccato però che quando a licenziare, come nel caso della signora Roberti sia proprio il suo sindacato, lui, Landini, il capo supremo della CGIL che con la sua autorevole parola avrebbe potuto cancellare, correggere, l’evidente ossimoro, ha preferito dileguarsi…

Ciò che indigna è la sostanziale indifferenza nei confronti di una donna che per 35 anni ha affidato la sua vita a quella organizzazione. In passato si sarebbe cercata una soluzione. Si sarebbe attivata e sollecitata la concreta solidarietà della Confederazione verso altre categorie meno “povere”… niente! Silenzio assoluto.

Molte volte in questi anni mi son sentito ripetere  che “la coerenza è degli stupidi” ed io ho scelto insieme a tanti vecchi e nuovi Compagni di appartenere alla categoria degli stupidi. E si perché ciò che fa la differenza sta proprio nel fatto che molti di noi per impedire il licenziamento, avrebbero percorso altre strade, compresa quella di tagliare i propri stipendi per tutelare una lavoratrice, una donna, una compagna che di quello stipendio ha bisogno per continuare a vivere in una condizione di disagio familiare di per se stessa aggravata dalle condizioni d’ invalidità della madre e di un fratello cerebroleso dalla nascita.

Da  un qualsiasi “padrone” si sarebbe preteso maggiore rispetto e comprensione. Io prima di firmare quella lettera di licenziamento mi sarei chiesto se valeva la pena continuare a fare il segretario del Sindacato che licenzia un suo compagno, una sua compagna. Sì, Compagna, è un nome bello e in disuso, deriva da  “cum panis” che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono l’esistenza con tutto quello che comporta: gioia, lavoro, lotta e soprattutto sofferenze. Voi non avete voluto dividerlo con Iginia. Ora comunque vada, qualsiasi cosa decida il giudice, noi continueremo a stare con Iginia Roberti. Fieri di stare dalla sua parte, dalla parte di ogni lavoratrice umiliata. A voi non resta che spartirvi la Vergogna!

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