La ragazza di sessantanni e la libertà di dire quello che sente dentro…

Teresa è una donna forte. Tenace. Coraggiosa. Capace ancora di commuoversi. La sua è una commozione sincera perché fa emergere sentimenti e valori che le appartengono. Teresa è parte di una esperienza di vita, ancor prima che politica. Da sindacalista tante volte ha cercato di difendere la sua gente, la gente del Sud, la nostra gente, con la passione di chi quei problemi li conosce epidermicamente perché vissuti sulla propria pelle. Oggi da Ministro alle Politiche agricole alimentari, forestali  sa che a quelle lotte per cui, in tanti anni di impegno sindacale, ha cercato risposte, spetta a lei, al Governo di cui fa parte rispondere.

Lo ha spiegato tante volte in questi giorni a chi, dentro e fuori dalla maggioranza, provava a fermarla con ragioni strumentali e pretestuose. Ha invocato il buon senso. Quello che guida le persone ragionevoli a definire proposte e scelte conseguenti. Altri si sarebbero arresi. Altri si sono arresi. Teresa non si arrende. Lei rappresenta la ragionevolezza ed il buon senso che distingue l’Italia che non si arrende al populismo incapace e inconcludente: “Per me, per la mia storia è un punto fondamentale la scelta che ha fatto questo governo: gli invisibili saranno meno invisibili!”

Teresa in questi mesi è stata attaccata per il suo modo di vestirsi, per i suoi studi, per il marito magrebino. Suo padre per liberarsi dallo sfruttamento fu costretto ad emigrare in svizzera, voleva comprarsi il pezzo di terra che gestiva a mezzadria. C’erano problemi economici in famiglia e da un giorno a l’altro da bambina ti trovi adulta. Teresa non ebbe altra scelta se non quella dei campi. Una esperienza che  ha segnato la sua vita. Per questo Teresa è consapevole di dover restituire ogni pezzo di “fortuna” che ha avuto. “Ero considerata niente come tante altre ragazze  e ragazzi del Mezzogiorno”. Oggi con il suo importante ruolo istituzionale, intende restituire dignità a coloro che dopo tanti decenni continuano ad essere considerati “niente”.

I caporali sono criminali che si arricchiscono sfruttando gli essere umani, togliendo loro dignità e vita. Se sei un immigrato ti rendono invisibile. Quando sei una donna spesso ti tolgono i documenti. Ti fanno lavorare di giorno nei campi o nelle  famiglie come  badante e poi la sera, padroni del tuo corpo, ti costringono persino alla prostituzione…

Il permesso di soggiorno durerà solo per sei mesi. E’ l’accusa che oggi le muovono gli stessi che ieri la contrastavano fino a chiederne le dimissioni. Non parliamo solo di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni. Basta scorgere i commenti sui social per riconoscere il pregiudizio di certa sinistra abituata a censurare i comportamenti e le scelte dei non allineati: “Se fossi in Conte questa la caccerei immediatamente dal Governo…”

Il permesso di soggiorno ci sarà per chi ha un contratto di lavoro per la durata del contratto stesso. Per i braccianti ci sarà la regolarizzazione anche per chi il contratto di lavoro non ce l’ha. Esseri umani che vengono sfruttati lavorando per 10/12 ore al giorno e la sera vengono nascosti in un casolare senza acqua e senza luce. Schiavi che non troveranno mai un datore di lavoro che dichiarerà che quelle persone hanno lavorato per lui. Sono persone in carne ed ossa che hanno diritto di vedere riconosciuta la propria identità e di avere il permesso di soggiorno. Per sei mesi? Oggi è cosi. Se avranno un contratto di lavoro, e la nostra agricoltura ha bisogno anche di loro, quel permesso sarà prolungato. Oggi partiamo riconoscendo la loro identità. La loro dignità di uomini e di donne. Chi chiude gli occhi di fronte alla realtà è consapevolmente colpevole.

Teresa è allineata e coerente  con la sua storia.  Merce assai rara ai tempi nostri. Una volta, con orgoglio, le chiamavamo battaglie in difesa di valori irrinunciabili. Per alcuni di noi lo sono ancora…

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