La notte dei furbetti…

All’inizio dell’epidemia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva escluso l’ipotesi di classificarla come pandemia globale. L’isolamento militare delle città della Cina centrale e la costruzione di due nuovi ospedali in cinque giorni erano stati giudicati come una iper-cautela da parte della classe dirigente cinese dopo l’esperienza disastrosa della SARS. Era il 23 gennaio, il numero dei contagiati e dei morti era ancora estremamente basso, anche se in crescita esponenziale: 650 contagiati e 24 morti. Oggi, 8 marzo, il totale nel mondo dei contagi registrati ha raggiunto le 106.000 unità con infezioni in oltre 91 Paesi e territori, 3.594 i decessi. Solo nelle ultime 24 ore l’Italia ha registrato un incremento di 1.145 casi.

La situazione in Lombardia è drammatica e se i contagi dovessero moltiplicarsi per gli ospedali di Milano si teme una catastrofe.

Il direttore di terapia intensiva cardiovascolare al San Raffaele di Milano, prof. Alberto Zingrillo  ha dichiarato: “c’è una saturazione di pazienti gravi enorme”. La situazione è “difficilissima“, “Quello che dobbiamo fare è contenere i focolai e i primi a saperlo sono i medici di Lodi e Bergamo perché se si contamina Milano sarebbe un vero guaio”. E ancora, attacca: “Ci sono troppe persone sedute a leggere comunicati sul numero di contagiati. Io prego tutti di stare dentro casa e non muoversi”.

Sono le due di notte quando il Presidente del Consiglio scende nella sala stampa di Palazzo Chigi a illustrare le misure. Nel dpcm finale ce ne sono alcune generalizzate per tutta Italia, tra cui lo stop a pub, discoteche, sale gioco e manifestazioni di cinema e teatro. E ce ne sono altre, molto più rigorose, che riguardano un’ampia fascia del nord Italia.

“Non c’è più una zona rossa – spiega il premier – scomparirà dai comuni di Vo’ e del lodigiano. Ma ci sarà una zona con regole più rigorose che riguarderà l’intera Lombardia e poi le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli,Padova, Treviso e Venezia.

“Vincolo di evitare ogni spostamento” nell’intera Lombardia e in quattordici province di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Marche. Giuseppe Conte firma un decreto del presidente del Consiglio che limita le possibilità di movimento nelle zone più colpite dal contagio Coronavirus.

Ma una bozza del decreto, ormai è un abitudine, una cattiva e sciocca abitudine, ha preso a circolare prima che il PdC la rendesse pubblica. Quanto basta perché si scateni la fuga, producendo l’effetto contrario a quello voluto. Tutti scappano per tornare a casa e godersi l’imprevista vacanza. Domani saranno in piazza o al pub per non mancare all’aperitivo per festeggiare il loro ritorno…  Michele Emiliano nel corso della notte lancia un appello: Fermatevi e tornate indietro: “State portando nei polmoni dei vostri fratelli e sorelle, dei vostri nonni, zii, cugini, genitori il virus che ha piegato il sistema sanitario del nord Italia”.

Poi ordina la quarantena per chi arriva dalla Lombardia e dalle 11 province a rischio:

Tutti gli individui che hanno fatto ingresso in Puglia con decorrenza dalla data del 7/03/2020, provenienti dalla Regione Lombardia e dalle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti e Alessandria, hanno l’obbligo:

di comunicare tale circostanza al proprio medico di medicina generale ovvero al pediatra di libera scelta o all’operatore di sanità pubblica del servizio di sanità pubblica territorialmente competente;

di osservare la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario, mantenendo lo stato di isolamento per 14 giorni;

di osservare il divieto di spostamenti e viaggi;

di rimanere raggiungibile per ogni eventuale attività di sorveglianza;

in caso di comparsa di sintomi, di avvertire immediatamente il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta o l’operatore di sanità pubblica territorialmente competente per ogni conseguente determinazione.

La mancata osservanza degli obblighi di cui alla presente ordinanza, comporterà le conseguenze sanzionatorie come per legge (art. 650 c.p., se il fatto non costituisce più grave reato).

E intanto non cessano le polemiche. Il Veneto si oppone alla creazione delle tre zone di isolamento nella regione previste dal Dpcm del Governo. Nelle controdeduzioni inviate al Governo, il comitato tecnico scientifico di supporto all’Unità di crisi chiede «lo stralcio delle 3 province di Padova Treviso e Venezia dal decreto». A fronte di cluster circoscritti, «e che non interessano in maniera diffusa la popolazione generale, non si comprende – è scritto nelle controdeduzioni – il razionale di una misura che appare scientificamente sproporzionata all’andamento epidemiologico».

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