La Leopolda…

Che roba è? Un vecchio militante come me, di antico palato politico, se lo chiede: cos’è questa gente, tanta e comune, di ogni categoria e provenienza, che da un decennio ormai arriva a Firenze da ogni parte d’Italia.  Un incredibile numero di persone, famiglie, che senza mezzi speciali forniti dall’esterno si muove a proprie spese con spontaneità, familiarità, appartenenza.

La Leopolda ha i caratteri inequivocabili di un evento identitario. Nessun leader politico, di governo e di opposizione, negli ultimi dieci anni, è riuscito ad esprimere la stessa capacità di richiamo, raccolta e mobilitazione.

Tanti amici “feuillants”, inarrendibili riformisti delusi, approdati in vecchiaia al rigore liberal, insofferenti alle mitologie, alla ottusità di una sinistra archeologica, conservatrice e per questo inadeguata, che dal 4 dicembre 2016 si poneva dubbi e inquietanti dilemmi su Matteo Renzi: rimanere con la “ditta” o fondare un nuovo partito europeista, moderato, liberale, riformista vero? Che aspetta?

“È un giovane-vecchio democristiano”… “tratta con la nomenclatura del Pd”… le fantasie più ricorrenti fra coloro che si esprimono e sentenziano,  con l’aria di chi la sa lunga.

A Salsomaggiore, l’anno scorso, aveva spronato i suoi amici a riscoprire il gusto e la bellezza di fare politica, La politica non è discutere di poltrone ed organigrammi, riscopriamone il gusto, la bellezza, la libertà.“Non sarò mai il capo di una corrente. Non farò il capo di un’area, non mi ritengo quello che può avere l’ambizione di rappresentare una parte del Partito. Per me il Partito è un mezzo, non è un fine. Non sono cresciuto nel sogno della “ditta”…quelli che sono cresciuti con il sogno della “ditta” hanno ritenuto prioritario riprendersi la “ditta” e perdere il Paese. Sono quelli che al referendum si sono schierati contro per andare a riprendersi la “ditta”…“Adesso muovetevi in mare aperto, io non sarò più la vostra “rete” o il vostro alibi, io devo anche guardare altrove. Io voglio lavorare su quello che si muove nella società civile. Senza buttare la croce addosso a nessuno è giunto il momento di chiederci se il contenitore attuale è quello che ci serve”.

Essere capaci di una battaglia culturale, educativa. Nelle nostre discussioni diamo più tempo, diamo più importanza a quelle persone che s’impegnano nel terzo settore, nell’associazionismo, nel volontariato. a quei ragazzi che hanno curiosità del futuro.

La Leopolda, ogni anno, è riuscita ad esprimere un predominio crescente, quasi imbarazzante, di giovani. Come mai, ti chiedi.  Come riesce a raccoglierne tanti, impegnati attivamente, da protagonisti, ai tavoli tematici, per 15 ore al giorno, per tre giorni.

Matteo Renzi, quei ragazzi riesce ad ascoltarli. Sarà arrogante, è capace di esserlo e di riconoscerlo, ma è capace anche di entusiasmare. É capace di organizzare una Scuola politica con 250 ragazzi che “meritano l’Italia” e mettersi a giocare a calcetto con loro. Un ambiente alla pari, che contribuisce a creare un clima disteso, in cui confrontarsi con serenità e serietà su un ampio ventaglio di argomenti: dall’economia, all’etica, all’urbanistica, alla filosofia, trattati da professionisti del settore, da chi si è messo in gioco ed ha prodotto qualcosa di utile e propositivo. La Politica di chi vuole viverla in modo utile e inclusivo.

Matteo Renzi può concedersi il lusso di far “il cinese a bordo del fiume” perché, non è solo, al bordo del fiume. Lui, piaccia o no, a Zingaretti, Orlando, Gentiloni, guida un movimento politico che, da dieci anni s’incontra all’appuntamento annuale della Leopolda. Composto, senza sostanziali defezioni (se non quelle, che si contano sulla punta delle dita, di piccole umane avidità), di un esercito di convinti aderenti radicato, immarcescibile, entusiasta. Una risorsa che nessuno ha. È questo il passo diverso che consente ad un leader di guardare al futuro dell’Italia Viva.

Un movimento liberale, di massa, europeista, moderno, riformista. Quello che molti attempati “feuillants”, come me, aspettano da tempo…

 

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