La democratizzazione del nuovo agorà della politica

Sono tramontate le ideologie nel loro portato strutturato, ideologico e organizzativo (i partiti con ideologia e dottrina condivisa) ma non sono tramontate le sensibilità sociali e il discrimine fra visioni del mondo e dei rapporti sociali. Per questo non è assolutamente venuta meno la divisione fra essere di sinistra o di destra, fra credere nei valori della eguaglianza nei diritti e del rispetto per la persona umana e della universalità degli stessi o nella superiorità di una razza o di un ceto sociale.

Queste differenze, rispetto al passato, non sono più contenute con forza, quasi costrette, dentro contenitori chiusi e preordinati (i partiti ideologizzati) ma oscillano e si intersecano fra orientamenti diversi, fra contenitori culturali che si chiamano partiti o movimenti che, a differenza del passato, hanno una permeabilità altissima e pongono a base associativa la fluttuazione e l’interscambio di sentimenti.
Questa democratizzazione delle differenze non va bene ai sacerdoti a capo dei nuovi contenitori politici e a differenza del passato l’azione di indottrinamento e di inquadramento, non potendo più avvenire nelle sezioni di partito o nelle vecchie forme organizzate, si esercita sul web, sulle varie piattaforme social che sono il
nuovo agorà della politica. Il problema, però, qui si complica. Quando la condivisione la devi costruire, come nel passato, in luoghi reali e fra persone che si confrontano nella loro fisicità, essa diviene sintesi faticosa e complessa perché contiene la fatica del contraddittorio ragionato teso alla costruzione di tesi maggioritarie.

Oggi, invece, in assenza di quei luoghi reali, la costruzione del consenso non la esercitano più élite culturali, ma chi meglio sa usare la comunicazione nel mondo virtuale. Vince, quindi, non chi più sa argomentare, spiegare, proporre, ma chi meglio sa semplificare e
ridurre il ragionamento a suggestione emozionale, chi meglio sa usare la rete per manganellare i dissenzienti e chi meglio sa organizzare falangi, a volte retribuite, di produttori di violenti consensi.

Questo è il nodo odierno della formazione alla partecipazione democratica. La risposta è certo che sia nella nascita di tanti nuovi spazi di confronto aperto, ma il tema della democratizzazione della rete, appare
essere la questione centrale non solo per la gratificazione di chi crede ancora nella
necessità del fare prevalere il pensiero complesso, ma per tutti quelli che vogliono difendere la Democrazia, oggi aggredita dal pensiero debole e indifferenziato.

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