Istituto Cattaneo: la capacità di penetrare e conquistare nuove quote di elettori

Il partito di Salvini, nel giro di cinque anni, è cresciuto  di quasi otto milioni di voti rispetto al 2014.  Nelle circoscrizioni del Nord aumenta di 30 punti percentuali. Nel Veneto, in particolare, 1 elettore su 2 vota Lega). L’incremento è meno marcato al Sud e nelle Isole, ma anche in questo caso la crescita della Lega supera i 20 punti in relazione ai risultati di cinque anni. L’unica regione nella quale la Lega non supera la soglia del 20% è la Campania, attestandosi al 19,2%. Il risultato delle elezioni europee rende il partito di Salvini non solo il primo partito, per consensi, nel contesto italiano, ma anche la forza politica con la distribuzione dei voti più omogenea su tutta la nazione. La Lega oggi è diventata a tutti gli effetti un partito nazionale in grado di spingersi ben oltre le sue tradizionali roccaforti nelle aree del Nord.

Il principale sconfitto è il partito di Di Maio che ha perso consensi rispetto alle precedenti europee poco meno di 1 milione di elettori, scendendo dai 5,8 milioni ottenuti nel 2014 ai 4,8 milioni del 2019.  Segna il punto più basso raggiunto dal M5s in una competizione di rango nazionale, in cui non era mai scesa al di sotto del 20%.  Il confronto con le elezioni politiche 2018 rendere ancora più evidente la portata negativa di questo risultato: in un solo anno, il partito perde più della metà del suo elettorato, i saldi più negativi per il Movimento si registrano soprattutto al Nord, e in misura inferiore al Centro. I saldi di voto per il M5s risultano invece positivi nelle regioni meridionali (+5,1 al Sud e +2,5 nelle Isole), confermando, e in parte accentuando, quel processo di meridionalizzazione iniziato alcuni anni fa.

Il bilancio del Partito democratico rispetto  al voto di cinque anni fa, quando Renzi ottenne il suo miglior successo elettorale sia in termini assoluti che percentuali (40,8%), è decisamente negativo. Il Pd ha visto, infatti, dimezzare i suoi consensi e perdere oltre 4 milioni e 700mila voti, equivalenti a una contrazione di 18 punti percentuali. Inoltre, questo calo è avvenuto in maniera relativamente omogenea sull’intero territorio nazionale, con una riduzione dei voti in tutte le regioni.

Rispetto alle politiche di anno fa, emergono alcuni segnali positivi con le sole eccezioni della Valle d’Aosta e dell’Umbria, i suoi consensi in tutte le regioni italiane, in media, supera i 4 punti percentuali. È significativo, inoltre che, tra lo “storico trionfo renziano” di cinque anni fa e l’altrettanto storico tonfo del 2018, il risultato di questa tornata elettorale segna il sorpasso nei confronti del M5s e il mantenimento di un consenso superiore al 23-24% nelle regioni del Centro nord. Allo stesso tempo, il confronto con le elezioni europee del 2014 mette in luce il margine di espansione potenziale per il principale partito del centrosinistra, in particolare nelle regioni del Sud.

Fratelli d’Italia con 1,9 milioni di voti (6,7%) esprime il risultato migliore mai raggiunto in un’elezione nazionale dal partito guidato da Giorgia Meloni; una crescita netta rispetto alle elezioni europee del 2014 e alle politiche di un anno fa. Rispetto alle precedenti europee, gli elettori sono quasi raddoppiati con una crescita in tutto il territorio nazionale, più accentuata nelle Isole e al Sud

Il risultato per il partito di Berlusconi non lascia spazio a interpretazioni positive:  ha quasi dimezzato i suoi consensi rispetto al 2014 e al 2018, con un calo del consenso abbastanza generalizzato.

Emerge, inconfutabilmente, l’estrema volatilità dell’elettorato italiano e la disponibilità a cambiare il proprio comportamento di voto da un’elezione all’altra e da un leader all’altro: il primo partito è cambiato in tutte e tre le ultime tornate elettorali: 2014 (Pd), 2018 (M5s) e Lega (2019). I segnali di maggiore turbolenza e incertezza elettorali arrivano in particolar modo dalle regioni del Sud, e non soltanto per l’aumentato divario nell’astensionismo, ma soprattutto per la loro estrema mobilità nelle scelte di voto.

 

Il voto amministrativo ha riguardato oltre 3.800 comuni italiani, di cui 225 con una popolazione superiore ai 15mila abitanti e 25 città capoluogo di regione o provincia.

Erano prevalentemente in mano della coalizione di centrosinistra, che controllava 152 comuni. Il centrodestra esprimeva il sindaco in 45 amministrazioni, il Movimento 5 stelle in 4 e in 20 città il primo cittadino era espressione di formazioni civiche senza espliciti riferimenti partitici. Infine, in 6 comuni il sindaco uscente era stato eletto o con una lista di sinistra senza il Pd (in 2 città: Gubbio e Copertino) o con la Lega senza gli altri partner della coalizione di centrodestra.

Il centrosinistra è riuscito a conservare, fino ad oggi e in attesa del turno di ballottaggio, un terzo dei comuni (53 su 152), mentre ha subito una sconfitta in 19 città e dovrà affrontare 80 ballottaggi. Solo alla fine di questo secondo turno di votazioni sarà possibile stilare un bilancio definitivo per i partiti del centrosinistra a livello amministrativo.  Per ora, il bilancio nei comuni è positivo per il centrodestra, che ha confermato 17 comuni e, al primo turno, non ne ha persi nessuno verso gli altri schieramenti. Si presenta, però, al ballottaggio in 28 contesti locali e queste competizioni saranno decisive per valutare la dimensione del successo del centrodestra.

Il M5s, delle 4 amministrazioni che controllava, non ne ha confermata nessuna ed è rimasto escluso anche dal turno successivo di ballottaggi

I dati indicano che lo schieramento che ha subito più sconfitte è stato lo schieramento che controllava in partenza il maggior numero di amministrazione, cioè il centrosinistra (in 20 comuni), seguito dalle liste civiche (in 3) e poi dalla Lega in 1 comune.

Va rilevata infine, considerando le città superiori ai 15mila abitanti, la differenza tra il voto alla Lega sul piano comunale e quello ottenuto nelle elezioni europee: una differenza che trasforma un partito che, nelle consultazioni comunali ottiene in media il 20% dei consensi nella principale forza politica all’interno del sistema partitico italiano con il 34,9% di voti. La differenza tra le “due Leghe”, quella che compete a livello municipale e quella attiva sul piano nazionale, può essere ricondotta alla leadership di Matteo Salvini e alla sua capacità personale di intercettare consensi che superano il perimetro tradizionale della Lega nord.  L’ “effetto Salvini” è notevole ma si completa con un partito strutturato attraverso una rete di amministratori locali che continuano a rappresentare positivamente, anche e soprattutto per l’esperienza maturata l’effettivo radicamento territoriale. Ciò non fa della Lega automaticamente un partito personale, ma è chiaro che la componente di personalizzazione nell’elettorato leghista è notevole e in aumento partendo da una solida e strutturata presenza di Sindaci, Presidenti di Province, amministratori locali.

E’ importante osservare i “flussi in entrata”, che indicano lo “stato di salute” di un partito. la capacità di penetrare in altri bacini di voti e conquistare nuove quote di elettori.

Soffermandoci in particolare su due partiti, Lega e Pd in una condizione molto diversa, emerge la notevole capacità di penetrazione della Lega, il cui bacino attuale è composto non solo da chi aveva già optato per il partito di Salvini nel 2018 ma anche da grossi flussi di nuovi elettori provenienti dal M5s e da FI. Soprattutto al Sud il bacino attuale della Lega ha tratto dal M5s una notevole linfa.

Per il Pd la situazione è ben diversa: il suo attuale elettorato è composto nella quasi totalità da elettori consolidati (ossia da chi già lo aveva votato nel 2018). L’unica novità è costituita dall’apporto di Liberi e uguali. Per il resto, la capacità di penetrazione in altri bacini elettorali è quasi nulla: il Pd non attrae nuovi elettori. In particolare, a parte pochi dei collegi considerati, non si registrano significative (ri)conquiste di elettori cinquestelle. Insomma, se i flussi in uscita ci hanno mostrato che il Pd è ancora vivo e ha una sua posizione consolidata nel sistema politico italiano, i flussi in entrata ci dicono che l’alternativa alla Lega/Fratelli d’Italia è possibile costruirla dando corpo all’elettorato moderato che continua tenersi lontano dal voto.

Fonte: Elaborazione dell’Istituto Cattaneo su dati del Ministero dell’Interno.

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