Integrazione alla fondazione di Taranto di Mario Lazzarini  

 

Mi permetto di integrare la dotta e colta narrazione del prof Lazzarini della fondazione di Taranto riprendendo notizie dal Wuilleumier e aggiungendo che Falanto in Piazza Fontana fu avvicinato anche da un arzillo vecchietto con una coppolecchia di traverso in testa e qualcosa di cartaceo in mano che gli chiese ” A vuè a busta??? A vuè mò?” Quell’uomo era il mitico Amedeus de Orlolliana gente alias Marcus Pollius. Dopo Amedeus si accostò a Falanto anche un vecchio saggio  con baffo nero da sparviero, scarsa peluria in testa (esattamente peli 4 di numero), provvisto di abbondante vendra, debordante e mal contenuta nella toga candida, che andava in giro parlando da solo e imprecando contro il Praetor Petrus Camillus Davigus “Davigus filius Clitennestrae quadrantariae!”. Il suo nome era Marius Guadagnolus Calabrus Africanus originario della Calabria Saudita. Insieme a lui c’erano due infermieri con l’ambulanza pronta. Erano venuti per portarlo a Bisceglie sede di un noto manicomio.  Pare poi che Falanto sia stato avvicinato anche da due sfasulate uno simile a Tirteo di nome Petrus Carolus de Caroliana gente, basso, brutto, occhio intronato, scarsa la peluria e intonsa la vendra, con dei pampini intorno al capo, il naso rubizzo per il primitivus mandurianus nella coppa, abbondantemente tracannato insieme ad un biondo barilotto, putto rotondo, occhi azzurri e boccoli dorati che nomavasi Alfredus Sventurinis Rompicazzidis noto politico di origine greca cresciuto alla scuola di retorica di Gorgia di Atene. Ambedue imbriaghi apostrofarono il povero Falanto e gli chiesero “Tu lo sai chi siamo noi? No? E nemmeno noi. Nu ste dumanname da do giurni e ancora no amme capite ci sime! A colpa è di stu cazze de vine de Manduria. Le muerte du primitive! Ma mo dinne a nuie tu ce cazz è venut a fà qua a Tarde? Per rompere u cazz a nuie? Mè gir le rote e datte o tacch ca nu tarandine stame buene a ccume stame!”.  Erano due noti ubriaconi che facevano di mestiere i cacacazzi pubblicando un giornaletto da quattro soldi “Acta dies satirarum” che oggi si chiamerebbe “Lamalalingua” su cui scriveva una banda di sfaccendati rompicoglioni ca no tenevano nu cazz da fà dalla mattina a sera e rompevano le palle agli altri. 

Ghino di Tacco a spillo

 

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