In punto di diritto, in punto di fatto…

In punto di diritto è legittimo il divieto alle toghe di partecipare alla vita politica. Lo ha stabilito la Corte costituzionale.

La Consulta ha giudicato “non fondate” le questioni di legittimità costituzionale riguardanti l’illecito disciplinare che vieta ai magistrati di iscriversi o partecipare in modo “sistematico e continuativo” alle attività dei partiti politici.

I giudici costituzionali si sono detti consapevoli del fatto che la rappresentanza politica, secondo quanto previsto dalla stessa Costituzione, si realizza proprio attraverso il sistema dei partiti e che nessun cittadino, nemmeno il cittadino-magistrato, si candida “da solo”, dato che la candidatura presuppone necessariamente un collegamento con i partiti politici. Tuttavia, ciò non rende automaticamente lecito per il magistrato iscriversi a un partito o partecipare stabilmente alla sua attività: “Come del resto qualunque cittadino – hanno sentenziato i giudici – anche (e a maggior ragione) il magistrato ben può, ad esempio, svolgere una campagna elettorale o compiere atti tipici del suo mandato o incarico politico senza necessariamente assumere, al contempo, tutti quei vincoli (a partire dallo stabile schieramento che l’iscrizione testimonia) che normalmente discendono dalla partecipazione organica alla vita di un partito politico”.

In punto di fatto:  “Per ragioni legate al mio ruolo di magistrato, sia pure in aspettativa per mandato elettorale, devo comunicare la mia decisione, dolorosa ma inevitabile, di non rinnovare l’iscrizione al PD, in ossequio alla recente sentenza della Corte Costituzionale in materia. Il Presidente della Regione Puglia: “Rattristato” “Sono per certi versi rattristato di non poter anche sottoscrivere una tessera ma, nella sostanza, la stessa sentenza della Consulta mi dà la possibilità di frequentare i partiti pur non potendomi iscrivere. La sentenza ha riconosciuto che tra il mio ruolo di capo della Regione e il rapporto con i partiti c’è una coessenzialità. Cioe’ e’ impossibile contemporaneamente essere leader di una coalizione e non avere rapporti con i partiti. Quello che non si può fare è sottoscrivere una tessera”. “Continuerò a supportare il PD in ogni modo in cui mi venga richiesto e continuerò a frequentare il mio circolo ed ogni istanza di partito alla quale riterrò di intervenire”, conclude Emiliano

In altre parole continuerò a fare quel cazzo che mi pare senza mai assumermi alcuna responsabilità.

Mi piacerebbe capire cosa ne pensano i candidati alla segreteria del Pd ed in particolare Marco Minniti. che glissa sulle voci sempre più insistenti di un eventuale appoggio alla sua candidatura dell’area che fa capo a Michele Emiliano…

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