In ordine sparso…

Quanto sarebbe servita non lo so. So per esperienza che gli impegni assunti a cena, magari di fronte ad una bella bevuta non sempre sono attendibili il giorno dopo.

E’ evidente che Calenda avrebbe voluto mediare. Chiarire ed unire le intenzioni. Ma per farlo sarebbe stato meglio non affidare l’invito ad un twitter dal sapore dell’ultimatum. Una telefonata, dal tono anche perentorio, avrebbe quasi certamente avuto un esito diverso. Meno pubblicità e più sostanza. “per ricostruire un rapporto tra Gentiloni e Renzi, e soprattutto per cercare di compattare un gruppo per fare opposizione in maniera strutturata… insomma, è diventata una buffonata. Anzi, un’abbuffata di parole, in pieno stile di autolesionismo del PD”.

Ancor meno comprensibile la reazioni: ai dirigenti del PD importa solo del congresso. “Sta diventando un posto in cui l’unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria”.

Calenda è convinto che “alle prossime europee il PD non ci debba essere. Serve un fronte repubblicano, progressista, che recuperi la parte di parte di classe dirigente locale e nazionale capace ma che spazzi via un partito che ha come unico obiettivo quello di spartirsi una torta sempre più piccola tra dirigenti che sono usurati”.

Matteo Renzi ritiene sia auspicabile e possibile un’alleanza con Macron, i Verdi, l’Alde, Pse e Tsipras. La forma che ha in mente è quella dei comitati civici che partono dal basso  che si costituiscono e si impegnano sul merito degli argomenti, dai vaccini alle regole sul lavoro, dai problemi locali ai temi più nazionali. Il mix delle due iniziative – quella europea e quella dei comitati – è il carburante di una nuova idea trasnazionale che si sta mettendo in moto in Italia e che come una rete si sta formando in tutta Europa. Una terza che ridia concretezza all’ideale dell’Europa dei popoli.

Ripartire da un’Europa che moltiplichi sicurezze, protezioni e opportunità ad una società impaurita e sfiduciata. E federare una nuova alleanza transnazionale rivolta a tutte le forze democratiche, liberali, ecologiste, a nuovi movimenti fortemente europeisti come En Marche, a tutti coloro che vogliono cambiare l’Europa per salvarla.

E necessario presentare questa proposta politica prima delle elezioni del 26 maggio 2019, organizzare una campagna elettorale transnazionale e transpartitica, mobilitare la società civile europea, rivolgerci anche a quei moderati che si troveranno sempre più spaesati in un Ppe egemonizzato dalle destre estreme, sempre più orbanizzato.

Cosa intende fare il PD? Come intende contribuire alla costruzione di questa nuova alleanza transnazionale, con un programma in grado di rifondare il progetto europeo e dargli una nuova prospettiva politica?

Per il momento resta fermo ad una resa dei conti fra renziani e antirenziani in vista di un congresso. Se e quando si farà… e del quale in ogni caso non frega nulla a nessuno. Nel frattempo, l’opposizione si fa in ordine sparso e Roberto Giachetti inizia lo sciopero della fame:”Visto che voi vi dedicate alle cene e continuate a prendere tempo mentre il Pd scivola sempre più in basso, io smetto di mangiare”…

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