“In Europa non ci sarà una maggioranza sovranista, ma noi italiani saremo in mano a scalmanati marginali”

C’è tanta gente che per anni e anni mi ha aiutato senza volere niente in cambio, ora ho il dover di restituire qualcosa: lo sto facendo. Dice di essere  solo un supporter, ma lo spessore è sempre quello del leader che è il vero vincitore del congresso del Pd, anche se gli hanno chiesto di non essere troppo invasivo…

Sono andato a sentirlo l’altra sera a Taranto, alla assemblea di “aricolo 1″con gli amici e “compagni” Massimo Serio, Mimmo Coturno e Massimo Paoluci, e l’ho riascoltato a “Cartabianca”. dov’è intervenuto come ospite di Bianca Berlinguer.

Massimo D’Alema è convinto che la sinistra può ricominciare a vincere ritrovando se stessa: “In Spagna i socialisti hanno avuto un risultato positivo perché hanno saputo guardare a sinistra”. Sanchez rifiutò di fare il Governo coi conservatori e scelse di allearsi con Podemos, proponendosi come alternativa alla destra.

Quindi Il presidente della fondazione ItalianiEuropei ritiene che “la paura della destra da sola non basti per vincere, la sinistra deve saper tornare a rappresentare i ceti popolari, battersi per la giustizia sociale”.

L’esperienza spagnola può essere utile a quella italiana: “si deve recuperare l’idea di unità della sinistra e l’idea di una sinistra che torna a rappresentare un progetto di cambiamento, anche in Europa. Noi siamo molto europeisti e per questo sappiamo che va riformata, per proteggere i diritti sociali. Se la sinistra fa questo torna credibile”.

La “lezione d’analisi politica” del leader diventa incontestabile quando invita a riflette su un Europa in cui la sinistra ha perso il consenso dei ceti popolari e del mondo del lavoro che non si sono sentiti difesi di fronte alla globalizzazione. Lì la sinistra deve ritrovare la sua forza. “Il vecchio schema secondo cui si vince al centro è stato vero per anni, ma ora non è più vero: la società si radicalizza e solo partiti che hanno identità forti sono in grado di avere la fiducia degli elettori.”

Salvini  non è certo un moderato che cerca consensi al centro ha una forza che parla ad una destra tutt’altro che moderata.” Serve qualcuno che con la stessa forza difenda i nostri valori di uguaglianze e diritti. Questo è il terreno della sfida, che oggi si gioca solo fra identità forti”.

“Chi dice di non essere né di destra né di sinistra sta in realtà dicendo di avere dentro spinte in entrambe le direzioni. In realtà sinistra e destra esistono, chi le nega, nega la realtà”. Il M5S è in evidente difficoltà, la leadership effettiva del Governo è ormai in mano alla destra e loro non sanno come uscirne.Il M5S è contraddistinto da una prevalente ambiguità al contrario dell’ondata anti-establishment che in Spagna si è caratterizzata a destra con Vox, al centro con Ciudadanos e a sinistra con Podemos.

‘In Europa non ci sarà maggioranza sovranista, perché in Germania e Francia non saranno maggioritari. Il primo partito sarà il PPE, il secondo il PSE seppur in calo, poi ci saranno i Verdi e i Liberali, semmai temo che i principali gruppi politici faranno capo ad altri paesi come Francia, Germania e Spagna, noi italiani invece saremo nelle mani di scalmanati che saranno marginali”.

Un analisi politica corretta dal suo punto di vista e persino obiettiva quando riconosce nel Pd “molta fatica e sofferenza” a cui la  scelta di una lista unitaria può contribuire con un momento di convergenza e impegno comune, “sperando che questi sforzi vengano apprezzati dagli elettori”

Ma è proprio questo il punto: D’Alema parla al popolo della sinistra offrendo ad esso un partito, il Pd che recupera una identità di sinistra. Ignora però il tema del crescente astensionismo di un popolo che non si sente rappresentato da quel partito di sinistra. Non è tanto l’equilibrio al centro-democratico, magari risolto con una “D” nel simbolo al posto di una “S” a rappresentare una risposta, quanto una vera e propria identità liberal democratica a non essere espressa e rappresentata.

L’affluenza in Italia alle politiche del 2018 si è attestata poco sotto al 73%, peggiorando di circa 2,3 punti il record negativo nella serie storica della partecipazione al voto per le elezioni politiche nella storia repubblicana italiana registrato nel 2013. Notoriamente ancora più bassa è l’affluenza al voto del parlamento europeo. Alle precedenti elezioni del 2014 si fermò al 57,22%. Eppure quelle europee hanno rappresentato una vittoria del Partito Democratico, guidato dal presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, che ottenne il 40,81% dei voti. Il miglior risultato in percentuale mai ottenuto dal partito con 26 parlamentari italiani nel gruppo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento europeo.

Oggi il Pd esprime 18,7% e le previsioni più rosee della lista unitaria gli attribuiscono il 20% con 15 seggi. Purtroppo non sfonda a sinistra e soprattutto non convince i moderati. Troppo poco quindi per essere influenti nell’asse franco/tedesco/iberico che si andrà a costituire nel Parlamento europeo. Ma in quella maggioranza del parlamento espresso con voto proporzionale, avranno un ruolo determinante i liberal democratici dell’Alde e in Italia  c’è un  area politica che non si sente rappresentata.  Quegli elettori devono tornare a votare ed essere determinanti per  “un’altra strada” in italia e per il rinascimento in Europa…

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