Il tritacarne non si è mai fermato…

“Se ci pensate bene, scorre un brivido lungo la schiena. Io sono un personaggio pubblico e posso rispondere. Ma vi sembra normale una cosa del genere? Che poteri ha un normale cittadino quando subisce una intrusione nella sua sfera personale così forte…

E’ una domanda di Matteo Renzi a cui molti eviteranno di rispondere. Non io che ci sono passato. La mia storia personale è nota. Chi volesse conoscerla può andare a “curiosare” sul mio diario: https://www.facebook.com/notes/alfredo-venturini/la-mia-storia-di-ordinaria-malagiustizia/174693285914390/

Non chiedetemi di avere fiducia nell’operato della Magistratura,  di avere fede nella giustizia. Quale giustizia?

Era il 15 febbraio del 1994 quando fui arrestato.

La mia innocenza mi è costata un mese di carcere, sedici anni di processi. Il lavoro, la famiglia, e la stima di cui disponevo. Il 22 giugno del 2002 la corte di Appello di Lecce, Sezione distaccata di Taranto, visto l’art. 605 c.p.p. in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Taranto , letto l’art. 530 cpv. c.p.p. mi ha assolto dal reato di corruzione per atto di ufficio, perché il fatto non sussiste. Le motivazioni della sentenza sono state depositate il 26 giugno del 2004, oltre due anni dopo la sentenza. La Procura ha impugnato la Sentenza in cassazione, ricorso che la Suprema Corte con Ordinanza del 7 ottobre 2005 ha respinto ritenendolo infondato e inammissibile.

Quando la sentenza definitiva della Cassazione è divenuta definitiva, ho avviato istanza di riparazione del danno presso la Corte d’Appello.

Il 7 giugno 2010 la decisione:

“sussistono le condizioni ed i presupposti per il riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione nei confronti di Venturini Alfredo, atteso che dagli atti processuali non possono ritenersi acquisiti elementi tali da far ritenere che il ricorrente abbia in alcun modo dato o concorso a dare causa per dolo o colpa grave alla emissione o al mantenimento restrittivo nei suoi confronti, mentre le accuse contro di lui sono risultate, al vaglio dibattimentale, del tutto prive di fondamento;ai fini della valutazione del quantum legato in parte alla capacità di produrre reddito, certamente compromessa nel caso di privazione di libertà, in parte derivante dalla sofferenza derivante dallo stato di detenzione ed in parte dal pregiudizio che deriva all’immagine di chi sia sottoposto ad una misura cautelare, pregiudizio che raramente e comunque non interamente viene riparato dalla successiva assoluzione; che nel caso in esame…sotto il profilo professionale e patrimoniale…lo stesso ricopriva,all’interno del mondo politico tarantino, un ruolo di primo piano sia come Assessore del Comune di Taranto che come esponente del partito socialista e la contestazione dei delitti ne aveva danneggiato in maniera irreversibile l’immagine sociale, screditandolo come uomo politico ed impedendogli di consolidare la brillante carriera politica avviata, a causa della pressante attenzione degli organi di stampa che divulgavano continue notizie sulla vicenda giudiziaria di cui era diventato protagonista attraverso articoli di stampa ed emittenti locali, procurandogli una particolare sofferenza psichica durante tutto il periodo della carcerazione anche per le sofferenze ingiustamente subite dai familiari e dalle persone a lui più vicine; che indubbiamente tale pregiudizio è correlato alla privazione della libertà personale ed evidentemente al discredito che ne deriva, in particolare alla sofferenza morale per il periodo di detenzione subito ed al discredito derivante dal fatto di essere stato coinvolto in una grave vicenda giudiziaria amplificata dal rilievo mediatico assunto fino a quando non è stata pronunciata la sentenza assolutoria di secondo grado, oltre ai danni materiali derivanti dall’impossibilità di lavorare e/o cercare un occupazione nel periodo di detenzione”

La Corte di Appello di Lecce – Sez. dist. Di Taranto accoglie la domada di riparazione per ingiusta detenzione e condanna il Ministero dell’Economia e delle Finanze al pagamento della somma di euro 12.000 (dodicimila)…Tanto vale la vita di un uomo, della sua famiglia, la sua dignità, il suo onore, la sua salute, la sua immagine. Stà tutta qui la vulnerabilità del sistema giustizia. Loro sanno di poter compiere impunemente ogni atto per il quale non pagheranno mai a differenza dei comuni mortali.

Qualcuno afferma che vi sono altre priorità, non lo discuto ne lo contesto. Contesto invece il “benaltrismo” tecnica viscida e ricorrente che si rifiuta di affrontare un problema perché ve ne sono ben altri da affrontare. E’ vero! Il Paese necessita di riforme come il pane, occorre solo il coraggio per affrontarle e decidere. Sono un riformista convinto e so che le riforme per essere efficaci non possono accontentare tutti, quando lo fanno vuol dire che non hanno scelto e quindi non hanno riformato nulla. E’ la malattia peggiore dell’Italia.

“La Giustizia deve essere eguale, giusta e veloce per tutti i cittadini. Ci impegniamo a difendere l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario, il principio di legalità, i principi del giusto processo e della terzietà del giudice. La presunzione di non colpevolezza fino alla sentenza passata in giudicato è un cardine dello stato di diritto. Siamo garantisti: nessuno deve soffrire le distorsioni del populismo penale e del giustizialismo mediatico”. Lo afferma la Carta dei Valori di Italia Viva ed io da inguaribile garantista ho deciso di iscrivermi a Italia Viva e sostenerla!

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