Il paese è nelle sue mani…

Caro Presidente il gruppo di lavoro ha indicato nella soluzione denominata Immuni… quella più rispondente alle attuali necessità”.

Così scriveva il 10 aprile Paola Pisano (M5S), “la signora dei droni”, al Presidente Giuseppe Conte che l’ha voluta nel suo Governo come ministro per l’innovazione. La modernizzazione del Paese attraverso le tecnologie digitali rappresenta una asset “strategico” per il premier che con Dpcm 19 giugno 2019 istituisce presso la Presidenza del Consiglio il Dipartimento per la trasformazione digitale con il compito di dare  attuazione alle direttive del Presidente in materia e assicurare il coordinamento e l’esecuzione dei programmi di trasformazione digitale. A capo del dipartimento Luca Attias. Un suo intervento alla Rousseau Open Academy  su cittadinanza digitale lo abbiamo trovato sul Blog delle stelle…

Ma ritorniamo al ministro Pisano: “La soluzione più rispondente alle attuali necessità” assume il sapore di una rassicurazione rivolta la Premier. Come dire, il mio l’ho fatto. Cosa avrebbe fatto il Ministro? Stando a quanto emerge dalla relazione conclusiva del gruppo incaricato di valutare le app di contact tracing, il gruppo della task force per l’utilizzo dei dati contro l’emergenza Covid-19, istituita su iniziativa del Ministero per l’Innovazione, non ha indicato solo Immuni, bensì due soluzioni: “È opportuno che il processo d’implementazione preveda il test in parallelo delle due soluzioni tecnologiche individuate”. In altre parole, il gruppo di lavoro, ha indicato due soluzioni: Immuni e CovidApp ritenendo di testare in parallelo entrambe prima di prendere una decisione definitiva. Eppure il ministro per l’Innovazione, Paola Pisano (M5s), ha comunicato un esito diverso al Presidente del Consiglio Conte, attribuendo la scelta dell’app Immuni alla task force e il commissario Arcuri qualche giorno dopo, con l’ordinanza del 16 aprile ha disposto la stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio con Bending Spoons spa…

Passiamo ad altro argomento:

Nino Di Matteo in diretta tv ha raccontato a Massimo Giletti che Bonafede lo chiamò per offrirgli il posto di Direttore delle carceri oppure di Direttore Generale degli Affari Penali al Ministero, e che solo 24 ore dopo il ministro cambiò idea. Sempre Di Matteo riferisce nella telefonata a Giletti che, in una intercettazione, alcuni capimafia avrebbero detto: “se nominano Di Matteo è la fine”. Tanto sarebbe avvenuto  a giugno 2018. Perché un magistrato antimafia, componente del Consiglio superiore della magistratura decide di rendere pubblici questi fatti dopo due anni con una telefonata a Giletti nel corso di non è l’arena del 3 maggio u.s. ??? Il Magistrato si limita a riferirli senza commentarli, lasciando a Giletti, al suo pubblico e non solo, l’onere di giudicarli. E’ l’Italia capovolta! Un Magistrato che è a conoscenza di fatti che potrebbero avere rilevanza penale invece di procedere ne rimette il giudizio al popolo…

Il grande pubblico conosce Di Matteo come protagonista dell’antimafia, per le inchieste sulle bombe che tra maggio e luglio del 1992 uccisero Falcone e Borsellino squarciando la storia d’Italia sino alle soglia del Quirinale.  E’ singolare che proprio in quell’occasione in una intervista rilasciata ad Euronew avesse dichiarato: “Secondo noi non tutti hanno detto tutto quello che sapevano, alcuni hanno mentito, altri hanno cominciato a esternare le loro conoscenze soltanto con grande ritardo”…Appunto, come giustifica il PM antimafia il grande ritardo delle sue rivelazioni?

A domandarselo è anche il presidente dell’Unione delle Camere penali, Gian Domenico Caiazza. “La cosa assurda è che un pm possa tirare su il telefono e fare in tv affermazioni di fatto chiaramente insinuanti nei confronti di un ministro legittimamente in carica per fatti di due anni prima rispetto ai quali non aveva ritenuto di avviare alcuna iniziativa”. Le scelte di Bonafede sono politiche, non spiccano per competenza, merce rara a trovarsi dalle sue parti. Ora se ne accorge anche un pubblico ministero che da quelle parti era considerato un idolo… peccato se ne sia accorto dopo i disastri compiuti da Alfonso Bonafede sulla giustizia e sul sistema penitenziario.  L’impressione che ne ricaviamo è che certa magistratura ed i suoi fanatici sostenitori giustizialisti abbiano l’obbiettivo d’invadere il campo per veicolare e imporre le proprie scelte. Un giornale, una tv, e perché no un movimento giustizialista. Un disegno che accomuna il fatto quotidiano di Travaglio, la Tv di Cairo, il M5S. Qualcuno forse avevano pensato di pareggiare i conti con  la nomina di Lucia Calvosa, del consiglio d’amministrazione del Fatto Quotidiano,  alla presidenza dell’Eni, ma non è sufficiente. L’ignaro Bonafede, che nel giugno del 2018, aveva pensato di accreditarsi a Di Matteo con quel “abbiamo pensato a lei” non sapeva che nel frattempo ai piani alti avevano deciso per lui, scegliendo Francesco Basentini…

Ho l’impressione,  che tutto questo con la mafia centri poco. Ho la certezza invece che i ministri pentastellati contino nulla o quasi. Le decisioni si prendono a Piazza Colonna da chi abita Palazzo Chigi ed dai suoi stretti collaboratori…

Del resto Giuseppe Conte non ne fa mistero nel lessico del “Noi consentiamo, noi permettiamo, noi vietiamo, il paese è nelle nostre mani…”appunto, nelle sue!

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