Il coraggio della speranza…

Due messaggi importanti ieri hanno squarciato la nostra solitudine. Francesco da una piazza San Pietro “lunare” mentre il colonnato del Bernini  abbracciava spiritualmente il mondo, ha invocato dal Padre celeste un abbraccio consolante. La benedizione di Dio: “Signore , benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori”.

Qualche momento dopo uno”spettinato” insolito Presidente Mattarella con parole ferme e decise ha voluto trasmettere fiducia al Paese. Un richiamo alla infinita riconoscenza verso chi lavora e lavorerà in questi giorni difficili. Un pensiero rivolto alle persone che hanno perso la vita a causa di questa epidemia, ai loro familiari per  la sofferenza di non poter essere loro vicini e la tristezza dell’impossibilità di celebrare, come dovuto, il commiato dalle comunità di cui erano parte ed oggi duramente impoverite dalla loro scomparsa. E poi un fermo monito all’Europa: “Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse”. Due messaggi che resteranno scolpiti nella roccia della memoria di questi giorni…

Fragili, deboli, impauriti, ansiosi. Scegliete in quale di queste categorie collocare il vostro stato d’animo. Non mancano le sirene a scandire le nostre ore, che ci fanno temere quel che accade fuori dai nostri “ricoveri”. Spesso ho pensato ai miei genitori che uscendo dai loro ricoveri, percorrevano la strada che li conduceva alla casa che non avrebbero più trovato. Io non c’ero allora, ma quanta e quale sarà stata la loro angoscia nel vedere ogni cosa, ogni ricordo perso fra le macerie di un bombardamento. Come avranno fatto a tirare avanti a pensare al futuro, ma soprattutto a vivere il drammatico presente di quei giorni? Avevano il Coraggio della Speranza! Un amore profondo e invincibile che li univa, li teneva insieme nell’immaginare il dopo. Quella fiducia nel dopo, quella speranza, fu la miscela che mise in moto gli anni della ricostruzione che resero grande un’Italia che la guerra l’aveva persa ma non volle dichiararsi sconfitta…

La lotta di resistenza e liberazione fu rivolta agli stabilimenti, alle fabbriche, alle officine che rappresentarono il centro di mobilitazione e la fortezza dell’insurrezione nazionale.

Quei lavoratori, i nostri genitori, si recarono compatti alle loro fabbriche, nelle officine e negli uffici pubblici (poste, telegrafi, telefoni, centrali elettriche, gas, ecc.) per difendere gli impianti e impedirne la distruzione da parte del nemico: “Bisogna fare di tutto per salvare le nostre macchine, i nostri impianti produttivi e di pubblica utilità, il nostro patrimonio industriale. I nazifascisti prima di andarsene, tenteranno di distruggere tutto, per ridurci alla fame, alla miseria, per creare il disastro economico. Ogni lavoratore sa che se le nostre macchine, se le nostre fabbriche andranno distrutte, sarà per noi e per il nostro paese la disoccupazione, la miseria, la fame. E’ dovere di ogni patriota lottare per salvare le nostre industrie, le nostre macchine, lottare per impedire le distruzioni progettate dai criminali nazifascisti”. (Le direttive per l’insurrezione 21 aprile 1945)

Le menti più fantasiose, in questi 75 anni che ci dividono da quell’aprile del ’45, si sono cimentate sul day after di un conflitto epidemiologico. Dopo l’effetto della paura sui nostri comportamenti, mentre gli epidemiologi cercano di capire l’andamento dell’epidemia, i virologi in laboratorio studiano e fanno ricerca per sviluppare un vaccino o una terapia specifica, medici e infermieri in ospedale cercano di salvare più vite umane possibile, tocca agli economisti ed alla Politica ipotizzare scenari sostenibili futuri.

Bisogna impedire che Il coronavirus trovi alimento in un virus sociale della disinformazione e dell’ignoranza che è diventato endemico nella nostra società negli ultimi anni; e chi si occupa di scienza deve possedere l’umiltà di Socrate: “È sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza, a volte, e in contesti diversi, siamo tutti ignoranti”. Prima cosa, ricordare che messaggi contrastanti generano confusione, e sono da evitare come il contagio.

Il lockdown, l’isolamento è una misura necessaria ma non è sostenibile a lungo. Bisogna pensare ora e subito anche al dopo, e bisogna pensare in termini strategici.

C’è gente che non ce la fa più. Non ha più soldi, non ha più da mangiare. Bisogna consentire che la vita riprenda e le Istituzioni devono agire senza perdere nemmeno un giorno.

Le fabbriche devono riaprire ed ogni tipo di richiesta di pagamento va sospesa: tasse, affitti, mutui. È la sola strada: lo Stato deve dare garanzie alle banche e le banche devono garantire liquidità facilmente e con semplicità. La politica così come ha giustamente bloccato le libertà della gente ora deve bloccare la burocrazia.

Bisogna che i soldi arrivino alle aziende e che le aziende ripartano subito.

La stagione del coronavirus ha un prima, un dopo, ma anche un durante. E nel durante bisognerà fare i conti con la realtà.

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