Il cedimento strutturale della Politica Italiana

Per affrontare la crisi che rischia di far implodere il nostro Paese è necessario individuare percorsi che rimettano al centro la questione dello sviluppo non a scapito dei diritti, ma considerando la promozione di questi ultimi un vero investimento. La crisi dialettica nasce da un conflitto che prende corpo dentro una determinata società e contiene al proprio interno i germi e le forze del proprio superamento. La stessa crisi può diventare occasione per riflettere su tematiche importanti riguardanti il nostro futuro: la ricchezza dei contenuti troverà spazio nei confronti dei  prossimi mesi,  ma a caldo desidero condividere intuizioni maturate. Un clima di disorientamento e frantumazione domina la nostra società e le sorti di quella faticosa e nobile  politica,  su cui è importante interrogarsi  alla ricerca di spirargli per il futuro di un Paese, travolto dalla paura della diversità, dall’incertezza del lavoro, dalla sfiducia nella politica ed istituzioni e dal pessimismo. Superare la crisi significa rimettere al centro dell’attenzione la questione dello sviluppo dell’Italia, delle sue Regioni, Provincie e Comuni.  Non primariamente in termini tecnici ma dal punto di vista del senso. In che direzione vogliamo procedere?

Non è infrequente oggi sentirsi ripetere che per affrontare la crisi è necessario rinunciare a parte dei diritti faticosamente conquistati in passato.

Alcuni sostengono che siano necessarie certe condizioni economiche perché possa instaurarsi un regime democratico, per cui i sistemi socioeconomici più sviluppati sono quelli che meglio riescono a sostenere la democrazia politica; ne consegue che è legittimo se non necessario posporre la tutela dei diritti a quello della crescita economica quindi limitare i vincoli normativi di natura sociale. Altri  invece che la democrazia è precondizione dello sviluppo, soprattutto in una prospettiva di medio-lungo termine. La crescita economica cede il posto all’espansione delle libertà reali di tutti come vero fine e misura dello sviluppo. Cambia la valutazione della legislazione sociale: dal vincolo all’ opportunità, al punto tale  da sostenere che la promozione dei diritti è un fattore produttivo che contribuisce alla stabilità politica e alla dinamica dell’economia. Quanto meno una società è democratica e rispettosa dei diritti umani tanto più sono facili i cortocircuiti fra i detentori del potere politico e del potere economico, che possono agevolmente sostenersi a vicenda a scapito dei cittadini tutti. Una democrazia più solida e coraggiosa sa tenere a freno gli interessi dei poteri forti e premiare merito ed imprenditorialità ritrovandosi in un economia più efficiente e capace di crescere al pari dei nostri parters europei.

Puntare sul concetto di sviluppo umano integrale può risultare più fecondo per il nostro Paese, permettendo di associare alla ricchezza economica variabili come la qualità della vita, la tutela delle relazioni umane in particolare la famiglia, l’ambiente, la partecipazione politica, le opportunità di realizzare delle potenzialità umane di tutti i cittadini: tutti beni comuni il cui valore è oggi particolarmente sentito e che nella linea di quanto proposto dalle riforme possano contribuire ad un contesto favorevole per la ripresa economica.

In questa luce la promozione dei diritti, anziché un peso per la crescita o un lusso a cui dobbiamo rassegnarci a rinunciare, può rappresentare un autentico investimento per il nostro sviluppo, innanzitutto perché provarlo a declinare nel concreto del nostro oggi e non solo in teoria, ci obbliga ad affrontare la questione della direzione verso cui vogliamo dirigere la nostra società.

Tre ambiti concreti da cui iniziare ad ipotizzare la ricaduta futura delle riforme sono: il welfare, volto a garantire un’equità sociale; la partecipazione democratica, con attenzione alla valorizzazione di chi “abita” il Nostro Paese e dei processi di democrazia; la sostenibilità ambientale con lo sviluppo della green economy e stili di vita più sostenibili. Punti che rappresentano elementi chiave per riprendere una traiettoria di sviluppo umano integrale, che non è soltanto un esercizio di finanza pubblica ma riguarda la direzione in cui far evolvere la società.

Ripensare il welfare attraverso le riforme  non si limita ad  un progressivo taglio delle prestazioni e dei costi ma contribuirebbe alla costruzione di una nuova solidarietà, da coniugare ad una nuova sussidiarietà  che renderebbe la società solida in contrasto a quella liquida. Sostanzialmente si  interpreta la spesa sociale non più un consumo ma un investimento. I fattori dello sviluppo debbono essere considerati strumenti di protezione sociale che accrescono la disponibilità di capitale umano ed offrono una maggiore diffusione di attività innovative permettendo una più equa ripartizione.

La costruzione delle democrazie moderne è un processo di costante ampliamento della partecipazione. La crescente mobilità umana, gli immigrati, di cui il nostro paese ospita una grande porzione significativa,  per la maggior parte resta esclusa dal circuito della partecipazione politica e dalle decisioni sul bene comune della collettività di cui fanno parte. Molti paesi hanno saputo costruire la propria grandezza anche sulle capacità di inserire al proprio interno, non senza fatica, i talenti di chi veniva da fuori ed anche l’Italia ha bisogno di darsi questa opportunità.

E’ necessario superare la distanza fra i cittadini/istituzioni e la sfiducia negli organi rappresentativi attraverso processi di democrazia deliberativa. Esistono esempi interessanti di come questi strumenti portino a soluzioni condivise ed a decisioni più efficaci sulla destinazione delle risorse pubbliche.

Si rende necessaria una normativa che favorisca questi processi.

Una più ampia transizione ad un modello di crescita economica attenta alla sostenibilità ambientale potrebbe costituire una grande opportunità coinvolgendo un maggior numero di settori produttivi: edilizia, meccanica,trasporti e nuovi servizi per la sostenibilità e l’agricoltura. Anche in questo caso si rendono necessarie nuove politiche e stili di vita e di consumo più responsabili che porterebbero ad crescita economica e alla tutela dei diritti di tutti.

Ridurre la divisione tra pensiero ed azione, tra aspetti concettuali e aspetti comportamentali è urgente quanto cruciale.

Maria Vittoria Colapietro

Movimento Civico Massa Critica Ionio

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