I conti non tornano

L’Ufficio parlamentare di bilancio boccia le previsioni macroeconomiche 2019 contenute nel quadro programmatico della Nota al Def, giudicando  “disallineate le principali variabili del quadro programmatico rispetto alle stime elaborate che rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5%) sia di quello nominale (3,1%), variabile cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica”.  In pratica sono una bufala, coerente con il loro operato. E con il passare delle ore, mentre lo spread sale e si aggiungono le bocciature di Bankitalia e Corte dei.

Ma non desistono: “La manovra non cambia perchè lo spread o Bankitalia dicono che non devo toccare la Fornero, io vado diritto. Non torniamo indietro”. Matteo Salvini non intende  “chiedere l’oro per la Patria. Ma aiutare chi investe nei titoli italiani.” Pensa a nuove emissioni di titoli “facendo pagare meno tasse a chi investe nel proprio Paese”.

Di Maio, per non esser da meno assicura che nel dl fisco, ci saranno 50 milioni di euro” per gli sfollati di Genova, “una somma che permetterà al commissario Bucci di poter avviare i  rimborsi alle famiglie”. E se non bastasse “Il nostro obiettivo per Alitalia è farla diventare una compagnia strategica per il turismo italiano, per farlo serve un controllo pubblico ma dobbiamo anche attrarre partner privati. Sono molto fiducioso che entro fine mese si possa chiudere brillantemente anche questo dossier

Sono in trincea, difendono la posizione. Una breccia rappresenterebbe lo sfondamento della linea difensiva. In gioco c’è il brand del “cambiamento” che rischia di appannarsi ogni giorno di più.Per tranquillizzare i mercati mandano Savona da Vespa. E’ quello che ne capisce di più, ed il meno arrogante. “Se ci sfugge lo spread la manovra deve cambiare”. Si schiera persino contro i sovranisti quando ammette che nel governo  “Ci sono alcuni come me che dicono che è necessario europeizzare il cambiamento e che l’Europa deve prenderne la guida. Poi ci sono altri che dicono che non c’è niente da fare e vogliono tornare a livello nazionale”.

Il ministro Tria riferisce in Commissione Bilancio. L’originale è peggio di Crozza. Al fiume di domande e contestazioni, balbetta, stropiccia nervoso e impacciato i fogli degli appunti. Vorrebbe molto più tempo per rispondere ma non ne ha. Il vertice di maggioranza lo attede. Brunetta lo incalza: cosa succederebbe se lo spread toccasse quota 400 punti nel momento in cui il parlamento dovrà votare il documento che contiene le stime economiche su cui si basano le misure della prossima manovra economica. “Non rispondo su un’ipotesi”, replica  e il presidente della commissione Bilancio della Camera Borghi, una delle menti economiche della Lega  che presiede la seduta, (condannato definitivamente dalla Cassazione per “irregolarità consistenti in carenze nell’erogazione e nel controllo del credito”, commesso quando Borghi era componente del Consiglio di amministrazione di Banca Arner messa sotto ispezione da Bankitalia nel 2013) spegne il microfono replicando il precedente della conferenza stampa  quando il ministro dell’Economia venne sottratto alle domande della stampa da parte dall’addetta stampa di Salvini. Ormai è braccato e controllato a vista.

Alle 21 del martedì più difficile dalla nascita del governo, Luigi Di Maio e Matteo Salvini decidono di scendere in piazza. Insieme. Per dire che la manovra non si cambia. E’ questo il messaggio che deve passare, prima di tutto.

Salvini e DiMaio assicurano che  “ci sarà un terremoto politico a livello europeo e tutte le regole cambieranno”. Confindano negli amici europei per aiutare il governo italiano nella sua battaglia contro l’austerità. Sono, pronti a tutto per  inseguire gli slogan irrealizzabili.

L’asse Orban-Salvini-Kurz-Le Pen è chiaro che rappresenta una logica al ribasso che rischia un catastrofico effetto domino sull’Italia. Le ricette, a prima vista appaiono le stesse, ma qualcosa non torna.  Il “prima il mio Paese” non sembra favorire molto questa idea di cooperazione. L’Ungheria di Orban, che riceve dall’Unione Europea contributi pari al 4,19% del Pil e ne vara l’0,85%. Il 95% degli investimenti pubblici in Ungheria è cofinanziato dall’Unione Europea e il 6.3 % della ricchezza nazionale ungherese è generato da investimenti europei. Ce lo vedete Orban che regge il gioco a chi vuole boicottare il bilancio europeo, a chi vuole smettere di finanziare la crescita ungherese, come i sovranisti di casa nostra?  A  Orban l’Europa serve, intera e austera, e di condividere il rischio del nostro debito sovrano non ci pensa nemmeno per sbaglio.

Dal canto suo la leader del partito tedesco di destra Alternative fur Deutschland, Alice Weidel, guarda all’Italia come qualcosa da proteggere. Ecco cosa ne pensa: “Da un punto di vista economico l’Italia è in uno stato desolante. Il suo debito è alle stelle. L’unica salvezza è la ricchezza patrimoniale dei privati, molto più alta che in Germania.  L’Italia è ancora attaccata alla flebo della Bce.  La Lega si sta mostrando troppo debole su questo. Non può proporre follie, come la cancellazione di 250 miliardi di debito.

Insomma, più che “in nome del popolo”, i leader europei sembrano guardare all’Italia “in nome dell’odio”. Un’Italia che si sta muovendo sul filo del rasoio. Un’Italia stretta ancora di più dalle politiche di austerità della destra alleata con il centro-destra, lasciata sola non dagli uffici di Bruxelles, ma da Budapest, Berlino, Vienna e da tutti quei governi con cui il Ministro degli Interni immaginava alleanze vita natural durante. Salvini e Di Maio sognano. Il risveglio sarà amaro ma ancor più per gli italiani che hanno creduto alle loro bufale

Oggi vertice al Quirinale in vista del Consiglio Ue.  A  pranzo da Mattarella c’erano il premier, Giuseppe Conte, i due vicepremier, Matteo Salvini, e Luigi Di Maio,  il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, della Giustizia, Alfonso Bonafede, della Difesa, Elisabetta Trenta, il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, il Ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti.

Grande assente il Ministro Danilo Toninelli impegnato sul Brennero nell’affannosa ricerca di un tunnel che la stampa complottista di regime ha fatto sparire…

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