Gianni De Michelis: un viaggio tra la memoria e l’attualità…

Con mio fratello Plinio eravamo andati a prenderlo all’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova per condurlo a Stella. Era in corso un ennesimo tentativo di ricompattamento dei socialisti, voluto “dal basso” a cui aderirono molti compagni un po’ da tutta Italia, furono invitati tutti gli ex potenti ma i soli che intervennero furono Gianni de Michelis e l’allora Ministro degli Esteri Stefania Craxi.

In quel periodo settimanalmente mi spostavo da Taranto a Genova. Mi offrii di prenderlo e accompagnarlo nei locali delle Scuole Elementari di Stella, messi a disposizione dal Sindaco PSI Marina Lombardi, in occasione della commemorazione della nascita di Sandro Pertini. L’occasione era ghiotta per parlargli e sentire il suo giudizio su gli avvenimenti di quell’estate in cui gli italiani scoprirono l’esistenza dello spread: dall’esplosione della crisi del debito al rischio di declassamento dell’Italia, dall’indebolimento del governo alla celebre lettera della Ue che impose al Paese la cura da cavallo anticrisi. Erano i giorni in cui lo spread riprende la sua corsa incontrollabile e da Standard & Poor’s arriva per l’Italia il temuto downgrade, con il Credit default swap, termometro dei rischi di fallimento di un paese, che balzano alle stelle.

Gianni non esitò a riconoscermi. Mi abbracciò. Ci avviammo verso la macchina. Mi chiese se Stefania fosse già arrivata…poi, invece di appagare la mia curiosità politica, cominciò a chiedermi dei compagni di Taranto chiamandoli tutti per nome, come si faceva un tempo: Mario, Fabbrizio, Nello, Franco, Pino, Nunzio…li ricordava tutti perfettamente. Mi chiese come stessero e come fossero collocati politicamente. Lungo il percorso mi rivelò ch’era perfettamente a conoscenza della mia attività con Plinio e di come la nostra azienda si fosse affermata.

Lo avevo conosciuto da ragazzo quando frequentavamo via della Croce, sede storica della Sinistra Lombardiana e poi in via del Corso, sede della Direzione Nazionale del PSI. Al congresso del Midas avevamo sostenuto l’elezione alla segreteria di Bettino Craxi, sino al  congresso di Torino, quando la maggioranza con Craxi era entrata in Crisi e Gianni decise di seguire Bettino lasciando  la Sinistra Lombardiana dell’Alternativa. Lo considerammo un traditore…

Fu da prima Ministro delle PPSS e successivamente, da Ministro del lavoro, fronteggiò le critiche al taglio dei punti della scala mobile e il conseguente referendum abrogativo del 1985 promosso dal PCI.

Poi fu Ministro degli Esteri, negli anni del crollo del muro di Berlino, la prima guerra del Golfo e la dissoluzione dell’Unione Sovietica (1991), fu artefice del processo di unificazione continentale e fra i protagonisti del Trattato di Maastricht, di cui De Michelis fu uno dei firmatari.

Rimase amico e compagno fedele di Bettino Craxi anche nel corso dell’esilio ad Hammammet. Quando Bettino morì, nel corso di una sua partecipazione da Bruno Vespa,  rimasi particolarmente colpito dal suo racconto: si considerava colpevole di non essere riuscito ad impegnarsi come avrebbe voluto affinchè la vicenda umana del segretario socialista e il fenomeno conosciuto come tangentopoli fossero considerati nel contesto specifico e particolare della storia politica internazionale seguita al secondo conflitto mondiale, fortemente ideologizzata e legata agli equilibri della guerra fredda. Qualche anno dopo sarebbe tornato sull’argomento in una intervista alla stampa: “Nel ’92, Luciano Violante, del Pds, diventa presidente della Commissione antimafia, stringendo così uno stretto rapporto con Louis Freeh, dell’Fbi. Niente di oscuro, s’intenda. Non parlo di complotti. Ma tutto si lega: l’ex Pci – con l’ambasciatore, con l’Fbi – diventa interlocutore dell’America. E al Pci non si applica il “non poteva non sapere”. Curioso no?». Dunque l’Fbi si occupava di mafia con lo Stato italiano negli anni cruciali della “trattativa”? Secondo De Michelis bisognebbe chiederlo a Di Pietro, invitato al Dipartimento di Stato di Washington perché in quel momento «era l’uomo politico più importante d’Italia». C’era un progetto americano per pilotare la Seconda Repubblica? «Disegno sostanzialmente fallito»”

Quel leader della prima Repubblica era in macchina con me: Stanco, provato ma ancora lucido ed impegnato a prefigurare un futuro socialista. Giungemmo a Stella. Prima che Stefania concludesse, prese la parola interpretando quei giorni difficili. Fra i miei ricordi ho ritrovato un appunto: “La cultura è il petrolio d’Italia, e deve essere sfruttata”. Gianni indicava la strada del possibile rinascimento.

Tornando da Stella Plinio mi disse: la storia socialista è irripetibile…abbiamo il dovere di conservarne la memoria per trasferirla a chi non ha avuto il privilegio di viverla!

Che la terra ti sia lieve Gianni…

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