Finalmente!…Ma…

di Nino Palma

  • Finalmente una notizia tanto attesa: ripartono i lavori per il Palazzo degli Uffici, e da quel che leggiamo sulla stampa, ripartono per concludersi nel prossimo anno. Si tratta di quella tranche di lavori di cui si parla da tempo: copertura del manufatto, suo consolidamento, rifacimento delle facciate e rimozione di tutte le recinzioni e della stessa grù, che per tanto tempo hanno sottratto decoro urbano a quel pezzo di città togliendogli luce e aria.
  • Si inizia così a restituire alla fruizione dei cittadini un bene culturale, tra i più prestigiosi della nostra città. E di tutto questo va dato merito a questa Amministrazione comunale e particolarmente al Sindaco che, all’atto del suo insediamento, in una lettera inviata alla Associazione culturale Aldo Moro ex studenti dell’Archita, dichiarò che la questione rientra nel novero di quelle priorità già individuate nelle prossime azioni del governo cittadino che andremo a sviluppare, restituendogli quel ruolo di centralità innato e la funzionalità ed utilizzo che ha rivestito per la nostra Città, prima di versare in questo stato di abbandono.
  • Ma, se per un verso, come Associazione ex studenti dell’Archita non esitiamo a dichiarare la nostra contentezza per questa notizia, per altro verso non possiamo sottacere la nostra grande preoccupazione per la destinazione d’uso, quasi esclusivamente commerciale, che sembra vada profilandosi nei progetti della stessa Amministrazione comunale.
  • E questo per diverse ragioni: innanzitutto perché un destinazione d’uso di questa natura non ci sembra coerente con le stesse parole del Sindaco su riportate.
  • In secondo luogo perché contrasta con la storia e il contesto in cui sorge il Palazzo. Nell’area dove oggi si trova il Palazzo, già ai tempi della Polis greca sorgeva il Gimnasium e il Museion! Oggi in quell’area dove è ubicato il Palazzo abbiamo il Marta, nelle vicinanze il teatro Fusco, il vecchio ospedale ristrutturato, i reperti archeologici dell’anfiteatro in Piazza coperta, l’ex convento di S. Antonio ristrutturato, e appena oltre il ponte il Castello Aragonese. Questo significa che quel pezzo di città può tornare ad essere un polmone culturale. Può insomma assolvere alla funzione che ha sempre assolto e configurarsi come un vero e proprio distretto culturale!
  • In terzo luogo perché viene riservato ad una delle più prestigiose Istituzioni culturali della città, il Liceo Archita, che con quel Palazzo si è sempre identificato, essendo stato la sua sede storica da oltre 140 anni, uno spazio residuale, che farebbe aumentare i disagio che da oltre un quindicennio vive quella scuola, così divisa e frantumata.
  • Non si può inoltre non ricordare che la Soprintendenza per i Beni architettonici ha sottoposto quel Palazzo a vincolo monumentale, riconoscendolo bene culturale da tutelare e salvaguardare e dichiarando imprescindibile… la presenza ormai storicizzata, del Liceo classico Archita.
  • Ci piace concludere riportando alcune parole che il compianto Alessandro Leogrande, che in quel Liceo si è formato e di cui oggi si stanno tenendo numerose celebrazioni anche nella nostra città scrisse in occasione dei 140 anni del Liceo Archita:

Centoquaranta anni sono tanti per un liceo. In una città che ha cambiato radicalmente il suo volto dopo l’Unità d’Italia, il Liceo Archita è stato un centro di cultura e di stimolo, di incontro tra generazioni diverse, coevo a quella grande trasformazione: è stato un punto fisso della geografia sociale e culturale di una parte della regione. Come si è soliti dire, ha formato buona parte della classe dirigente cittadina e regionale, e chi, lasciando la città, si è impegnato altrove… In quegli anni in cui vi ho studiato e fatto tante altre cose…ho sempre sentito l’Archita come mia, e allo stesso tempo mi sono sempre sentito come parte dell’Archita, come parte di una comunità più vasta, composita, ma dai lineamenti certi… Questo spirito… come un senso di appartenenza più forte… In un giorno di festa come oggi, ciò deve far riflettere tutti noi… su quale sia lo spazio dell’Archita in una città che cambia…”

  • Parole significative che spero possano portare ad una riconsiderazione del progetto relativo alla destinazione d’uso di un bene culturale che, insieme al Liceo Archita, rappresenta un forte simbolo identitario della nostra comunità e del nostro essere tarantini.
CULTURA