Fermare gli sfascisti delle Istituzioni democratiche

Boris Johnson innesca la bomba del conflitto costituzionale in Gran Bretagna, sospendendo  Westminster per 5 settimane, a partire dal 9 settembre. Lo ha fatto per impedire ai deputati di definire un divorzio consensuale  verso un’uscita dall’Ue per la scadenza tassativa della proroga del 31 ottobre.  Un effetto devastante per il business certificato dal nuovo scivolone della sterlina. Lo speaker della Camera dei Comuni John Bercow ha denunciato in un proclama senza precedenti la strategia di Downing Street come “un oltraggio costituzionale”. Corbyn ha parlato  di una “minaccia alla democrazia”. E la first minister di Edimburgo, Nicola Sturgeon, leader di un’altra forza d’opposizione, gli indipendentisti scozzesi dell’Snp, ha bollato BoJo come un aspirante “dittatore in miniatura”. Owen Jones, è arrivato a far balenare addirittura lo spettro del “colpo di stato”, lanciando un manifesto online in favore di proteste di piazza che già vedono la luce. Parè che in poche ore abbia raccolto un milione di firme.

Alcuni deputati, fra cui il ministro ombra laburista Clive Lewis, hanno invocato l’occupazione degli scranni di Westminster come atto di resistenza al “sopruso”, quasi a riecheggiare scenari degni della rivolta parlamentare inglese dell’epoca della dinastia degli Stuart e di Cromwell.

Ricordate quando i nostri sovranisti/nazionalisti Salvini e Meloni inneggiavano agli esiti del referendun d’oltremanica del 2016 raccontando e farneticando i successi dell’economia inglese all’indomani dell’addio all’Europa?

Abbiamo corso lo stesso pericolo in Italia. Solo per questo dovremmo apprezzare chi nonostante le camionate di fango che gli sono state scaricate addosso ha voluto privilegiare gli interessi più generali della gente e del paese.

Un atto di servizio al Paese per il bene comune,  tenendo al centro l’obiettivo  di mettere in sicurezza le istituzioni democratiche e i risparmi degli italiani da chi ha chiesto “i pieni poteri”. Il potere non è sostantivo: il potere è un verbo, poter cambiare le cose.

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