Dopo le europee un big bang per un’altra strada!

di Luigi Di Palma

Ho la sensazione che dopo le Europee, a seguito anche dei risultati elettorali, ci sarà un big bang della galassia politica, che riguarderà soprattutto le formazioni che non si collocano agli estremi dello schieramento, (cioè l’area moderata riformista destra-centro-sinistra e i 5 stelle), e quindi la ristrutturazione dello stesso sistema, in nuove aggregazioni ,per rispondere anche al sistema elettorale sostanzialmente proporzionale e non più maggioritario.

I 5 stelle, in primis, a mio avviso, avranno, rispetto alle ultime politiche una sconfitta drammatica che non potrà non avere conseguenze ulteriormente disgregative, se non scissioniste, liberando energie soprattutto al centro;

Analogo processo si avrà in Forza Italia, dove già, come viene precisato nell’articolo, sono in corso riposizionamenti,e che a seguito, anche qui, di una prevedibile sconfitta elettorale epocale, molto probabilmente si assisterà ad ipotesi classicamente scissioniste tra chi sarà sospinto verso un’area di influenza salviniana e sovranista di destra classica come Toti, e chi, come la Carfagna intenderà qualificarsi, archiviando il berlusconismo, come una leader giovane di un raggruppamento di stampo liberale, europeo, anti sovranista.

Il Pd, con molta probabilità, riuscirà ad uscire senza danni drammatici dalle elezioni (superando la soglia della salvezza intorno al 20%),ma , a quel punto,si avrà la fine della precaria tregua armata prelettorale, dopo il congresso, con la delineazione chiara da parte di Zingaretti della linea politica e della precisazione delle alleanze,appena abbozzata al Congresso.Ciò imporrà di rendere esplicita e chiara, una ricollocazione in un area più tradizionalmente laburista e socialdemocratica ( chiamata per intenderci con il termine bersaniano ” la ditta”) del Partito e la sua volontà di ristabilire uno schema bipolare classico destra- sinistra, che possa permettere di aprire un discorso di nuova alleanza politica con i 5 stelle ridimensionati e con una vocazione meno populista (come l’ultimo Di Maio).

E questa ricollocazione strategica determinerà necessariamente la intenzione di espungere il renzismo, per quello che è stato e cioè il tentativo di ricollocare il Partito in una area di riformismo più radicale di stampo più liberal democratico, che traguardava al centro dello schieramento politico. A quel punto, come peraltro è stato annunciato con chiarezza, le componenti che si ispirano alla concezione liberal democratica, con una chiara connotazione europeista, antisovranista e antipopulista non possono non prendere atto di ciò e agire di conseguenza per nuove aggregazioni.

Dal mio punto di vista, credo che un successo elettorale relativo delle componenti liberal democratiche, che possono chiaramente ritrovarsi un uno schema di rinnovato europeismo antisovranista, antipopulista, sia molto importante, perchè dal successo di questo nucleo, oggi presente in tutte le liste che si presentano alle Europee, possono determinarsi nuove aggregazioni che potranno scompaginare gli attuali schieramenti e occupare uno spazio centrale nello schieramento italiano.

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