Dopo 35 anni: consegna le chiavi, sei licenziata!

Quando Iginia venne a lavorare in CGIL io ero segretario aggiunto della Camera del Lavoro. Il nonno era un vecchio sindacalista degli autoferrotranvieri. Un uomo leale e di grande dignità. Altri mi rappresentarono la delicata situazione familiare che richiedeva un “aiuto”. Feci valere le mie prerogative, cercai e trovai  nei miei compagni la disponibilità ad adottare una soluzione. Certo per lavorare al Sindacato non c’erano concorsi: la chiamata era diretta, valutando titoli, requisiti e bisogni.

Di tempo da allora ne è passato. Per un pò con Iginia ci siamo persi di vista anche se ho sempre continuato ad informarmi sulle sorti dei miei vecchi e più giovani compagni del Sindacato

Esubero: l’incubo di ogni lavoratore in sopra più rispetto al necessario.  La crisi, le difficoltà di mercato, l’eccessiva concorrenza, il calo di produzione, la necessità di ristrutturazione, il taglio degli organici. Una sequela di argomentazioni che anticipano il licenziamento per giustificato motivo  oggettivo strettamente correlato alle esigenze oggettive dell’azienda, per ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa.

Iginia, dopo 35 anni di lavoro nella CGIL e in FILLEA,  a maggio  ha ricevuto la lettera con cui si dispone il licenziamento immediato per motivi di criticità finanziaria: “Siamo spiacenti di doverle comunicare con la presente il suo licenziamento per giustificato motivo oggettivo in conseguenza della crisi economica che ci ha colpito, con conseguente calo degli iscritti e dei relativi contributi sindacali, ed al cui esito si è reso necessario procedere alla riorganizzazione lavorativa interna ed all’ineludibile contenimento dei costi, con conseguente esubero di personale dipendente. Pertanto ci siamo visti costretti a sopprimere la posizione lavorativa cui lei risultava addetta, non essendo peraltro possibile individuare altra mansione, anche di natura inferiore, cui adibirla all’interno della nostra organizzazione e ciò anche in ragione della limitatezza della nostra struttura territoriale. Il licenziamento ha peraltro effetto immediato, dispensandola dal preavviso che le verrà regolarmente retribuito così come previsto dal Regolamento CGIL. La invitiamo, inoltre, a riconsegnarci entro le prossime 24 ore tutte le chiavi in suo possesso”.
Per carità, le ragioni saranno oggettive ma ciò che indigna è la sostanziale indifferenza nei confronti di una lavoratrice che per 35 anni ha affidato la sua vita a quella organizzazione. In passato si sarebbe cercata una soluzione. Si sarebbe attivata e sollecitata la concreta solidarietà della Confederazione verso altre categorie meno “povere”… niente! Silenzio assoluto. Da  un qualsiasi “padrone” si sarebbe preteso maggiore rispetto e comprensione. Io prima di firmare quella lettera mi sarei chiesto se valeva la pena continuare a fare il segretario del Sindacato che licenzia un suo compagno, una sua compagna. Si, avrei preferito dimettermi piuttosto che vedere la mia firma, il mio nome sotto una lettera di licenziamento. Mi sarei domandato dopo quella firma, quanto vale la mia credibilità con quei lavoratori  che vorrei rappresentare e difendere…

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