Domani ci sarà…

Tante volte mi è capitato di seguire vertenze di lavoro portate in giudizio. Sono tanti i lavoratori edili che venivano in FILLEA CGIL a chiedere notizie e aggiornamenti. Trovavano me ad accoglierli, l’ultima ruota del carro; il “funzionario tecnico” che apriva la porta e per ultima, la sera, spegneva la luce del sindacato. Ho cominciato da ragazzina, era il mio lavoro, la mia passione, il mio modello. Ci ho vissuto ininterrottamente per 35 anni vedendo avvicendarsi tanti “dirigenti”: i segretari passano, la FILLEA CGIL resta perché il sindacato siamo noi, i lavoratori che s’iscrivono e la scelgono per essere difesi e tutelati,  perché “La CGIL promuove la lotta contro ogni forma di discriminazione, la libera associazione e l’autotutela solidale e collettiva delle lavoratrici e dei lavoratori…” “La Fillea Cgil afferma il valore della solidarietà in una società in cui sia riconosciuto il diritto al lavoro, alla salute, alla tutela sociale, il benessere sia equamente distribuito…”

Ieri per la prima volta mi son trovata dall’altra parte, o meglio, io ero dalla stessa parte in cui sono sempre stata, dalla parte dei lavoratori. Il mio Sindacato era la mia controparte.

I fatti sono noti: in questi lunghi giorni in cui sono stata privata del mio lavoro ho provato a raccontarli con non poco imbarazzo. Sono stata licenziata dal mio datore di lavoro, la Fillea CGIL, dopo 35 anni di lavoro, senza mai aver subito una formale o sostanziale contestazione. Licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Me lo hanno comunicato verbalmente e poi con una lettera. Dopo 35 anni di lavoro a 56 anni non servo più. Hanno problemi di bilancio e possono fare a meno di me. Dopo 35 anni, non finirò mai di ripeterlo, possono fare a meno del funzionario tecnico, dell’ultima ruota del carro. Tagliano la mia testa per salvare le loro.

Ho impugnato il licenziamento. Ieri in tribunale la prima udienza della causa: li osservavo così allegri e arroganti. Quelli di Taranto e “quelli venuti da Roma”… erano tutti li non per difendere un lavoratore, una lavoratrice e solidarizzare con me. Erano li per difendere se stessi. La loro arroganza. Quella che spesso Maurizio Landini ha denunciato attribuendola ad imprese piccole e medie: “I licenziamenti economici stanno aumentando perché è venuto meno il deterrente dell’articolo 18. E’ possibile licenziare e anche se non hai ragioni, paghi una multa e sei a posto, quindi è una regressione. Il lavoro e le persone che avrebbero bisogno di lavorare sono messi peggio perché c’è più sfiducia rispetto al passato. Tutto questo genera insicurezza, paura, disincanto”. Ancor più se quel metodo contestato, caro Segretario viene applicato da un’organizzazione sindacale e nel mio caso dalla Fillea Cgil. Dopo questa vergogna, quanto varrà la  credibilità del nostro sindacato presso i lavoratori  che dovrebbe rappresentare e difendere.

“Non ti lasciamo sola”. “Domani ci sarà”: sono due panel che compaiono sui link rispettivamente della CGIL e della FILLEA CGIL. Io sono l’ultima ruota del carro e la CGIL, per quanto io abbia chiesto aiuto a Maurizio Landini, non mi ha dato solidarietà. Mi ha lasciata sola! Si può anche rinunciare all’ultima ruota ma è inevitabile che quel carro interrompa il suo andare. Domani ci sarà? Non ne sono più certa, forse sarebbe il caso di lanciare una class action contro chi sta dilapidando un patrimonio frutto di “sangue e lotta” o meglio ancora sarebbe rimuovere la vergogna…

 

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