“Dialogo (rivisitato) tra la Natura e un Islandese” di Giacomo Leopardi

“Un Islandese, che era corso per la maggior parte del mondo, e soggiornato in diversissime terre; andando una volta per l’interiore dell’Africa, e passando sotto la linea equinoziale in un luogo non mai prima penetrato da uomo alcuno….vide da lontano un busto grandissimo; che da principio immaginò dovere essere di pietra…ma fattosi più da vicino, trovò che era una forma smisurata di donna seduta in terra, col busto ritto, appoggiato il dosso e il gomito a una montagna; e non finta ma viva; di volto mezzo tra bello e terribile, di occhi e di capelli nerissimi; la quale guardandolo fissamente; e stata così un buono spazio senza parlare, all’ultimo gli disse.
Natura. Chi sei? che cerchi in questi luoghi dove la tua specie era incognita?
Islandese. Sono un povero Islandese, che vo fuggendo la Natura;
Natura. Io sono quella che tu fuggi.

Islandese. Me ne dispiace fino all’anima

Natura.Ma che era che ti moveva a fuggirmi?

Islandese. Io sono stato arso dal caldo fra i tropici, rappreso dal freddo verso i poli, frequenza dei terremoti, dalla moltitudine e dalla furia dei vulcani, dal ribollimento sotterraneo di tutto il paese. Tal volta io mi ho sentito crollare il tetto in sul capo pel gran carico della neve, tal altra, per l’abbondanza delle piogge la stessa terra, fendendosi, mi si è dileguata di sotto ai piedi; alcune volte mi è bisognato fuggire a tutta lena dai fiumi. E poi odio, guerre, terrorismo, fame, miseria, disuguaglianze,razzismi,  distruzioni,ingiustizie,  stragi di innocenti, sofferenze e morti di bambini, esodi biblici di popoli affamati, luoghi del mondo dove si muore per assenza di cibo e altri luoghi dove si muore per eccesso di cibo…..e mi risolvo a conchiudere che tu sei nemica scoperta degli uomini, e degli altri animali, e di tutte le opere tue…. e sempre o ci offendi o ci perseguiti; e che…sei carnefice della tua propria famiglia, de’ tuoi figliuoli e, per dir così, del tuo sangue e delle tue viscere.

Natura. Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l’intenzione a tutt’altro che alla felicità degli uomini o all’infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.

Islandese. So bene che tu non hai fatto il mondo in servigio degli uomini. Piuttosto crederei che l’avessi fatto e ordinato espressamente per tormentarli. Ora domando: t’ho io forse pregato di pormi in questo universo? o mi vi sono intromesso violentemente, e contro tua voglia? Ma se di tua volontà, e senza mia saputa, e in maniera che io non poteva sconsentirlo né ripugnarlo, tu stessa, colle tue mani, mi vi hai collocato; non è egli dunque ufficio tuo, se non tenermi lieto e contento in questo tuo regno, almeno vietare che io non vi sia tribolato e straziato, e che l’abitarvi non mi noccia

Natura. Tu mostri non aver posto mente che la vita di quest’universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione. Ma tu mi dai anche colpe che io non ho. Cosa debba io entrarci con odio, guerre, terrorismo, fame, miseria, disuguaglianze, razzismi, distruzioni, stragi, ingiustizie, stragi di innocenti, sofferenze e morti di bambini, esodi biblici di popoli affamati, luoghi del mondo dove si muore per assenza di cibo e altri luoghi dove si muore per eccesso di cibo. Di questo colpevole non son io ma la stoltezza e stupidità di voi uomini, l’ingordigia, il desiderio di potere, l’avidità, il danaro, l’assenza di umanità e il disprezzo della vita. E se gli eventi che io scateno non hanno niuna logica se non l’eterno principio della trasformazione e della evoluzione quelli eventi da voi scatenati niuna logica essi hanno se non la vostra stupidità, niuno scopo essi hanno se non l’essere voi intrapresi da oscura follia cui non può esserci riparo. Perché alla stupidità degli uomini non avvi riparo alcuno.

Mentre stavano in questi e simili ragionamenti è fama che sopraggiungessero due leoni, così rifiniti e maceri dall’inedia, che appena ebbero forza di mangiarsi quell’Islandese….. Ma sono alcuni che negano questo caso, e narrano che un fierissimo vento, levatosi mentre che l’Islandese parlava, lo stese a terra, e sopra gli edificò un superbissimo mausoleo di sabbia: sotto il quale colui diseccato perfettamente, e divenuto una bella mummia, fu poi ritrovato da certi viaggiatori, e collocato nel museo di non so quale città di Europa.

 

N.B. Ovviamente le parti in corsivo sono di chi scrive

CULTURA