Da quel Senato sopravvissuto…

Ieri, per due ore, in quel Senato che è sopravvissuto al referendum del 4 dicembre del 2016, la Politica ha provato a riscattarsi, difendendo “la democrazia liberale” e il principio della separazione dei poteri legislativo, esecutivo, giudiziario.

Lo ha fatto Matteo Renzi svegliando le coscienze della memoria storica sui drammatici avvenimenti degli ultimi quarant’anni della Repubblica.

Nel giugno del 1978 Giovanni Leone fu costretto a lasciare il Quirinale crocifisso dai media e dalle “indiscrezioni segretate”  del rapporto Church su l’affare Lockheed.  Il presidente della Repubblica nei suoi frequenti viaggi in USA, accompagnato da sua moglie, che piaceva molto agli americani per i suoi occhi da cerbiatta, ossia da antilope, era solito acquistarle scarpe da un lussuoso calzolaio della Fifth Avenue. Ergo Antelope Cobbler è lui! Un pettegolezzo, una ricostruzione giornalistica che diventa leggenda capace di discreditare l’onore del Capo dello Stato costringendolo alle dimissioni. Antelope Cobbler non era lui, ma il suo partito, la DC, non lo difese nonostante la sfida colta da Aldo Moro nello storico discorso del ’77 pronunciato di fronte al Parlamento riunito in seduta comune: “Ci avete preannunciato il processo sulle piazze, vi diciamo che non ci faremo processare”.

Il 1° marzo 1979 davanti alla corte costituzionale Mario Tanassi decadde  dall’ufficio di parlamentare per una condanna a due anni e quattro mesi di reclusione. L’ex ministro della Difesa, l’on. Luigi Gui, fu assolto da un’accusa indiretta e quanto mai vaga.  Mariano Rumor ex Presidente del Consiglio non fu neppure processato. Molte carriere politiche furono stroncate. Più che la sentenza della Suprema Corte poterono i processi celebrati sulle prime pagine dei giornali.

Il presidente della DC, un anno prima, era stato sequestrato, processato e giustiziato dalle brigate rosse. Anche in quel caso la dc rinunciò a difenderlo…

Il 3 luglio del’92 Bettino Craxi intervenendo a Montecitorio sulla fiducia al Governo di Giuliano Amato, chiamando in causa tutto l’arco costituzionale, compresi quelli che esibivano il cappio, ammise che gran parte del finanziamento ai partiti era illecito o irregolare. Un assunzione di responsabilità per tutto il sistema costituzionale. Craxi disse: “ho imparato ad avere orrore del vuoto politico!” Quelle vicende hanno segnato la storia istituzionale del nostro paese. Quel vuoto politico indebolisce la politica.

Ieri Matteo Renzi ha posto il Parlamento di fronte alle sue prerogative: Se al pubblico ministero affidiamo non già la titolarità dell’azione penale ma quella dell’azione politica decidendo cos’è partito e cosa non lo è, il Parlamento e la Politica fanno un passo indietro per pavidità, per paura, per mediocrità e lasciano l’azione giudiziaria responsabile di ciò che è politica e di ciò che non lo è”.

Quella “domanda” avrebbe meritato un dibattito di alto profilo con la partecipazione dei leader politici più autorevoli. Hanno scelto ancora una volta la fuga da quel Senato sopravvissuto al referendum del 2016. Alcuni non ne fanno parte. E’ il paradosso di un partito che ha inteso affidare le sue sorti al governatore del Lazio. Magari lui avrebbe voluto accordarsi con Matteo Salvini per  andare subito a elezioni ed “entrare con la sua formazione in Parlamento”. Il prezzo sarebbe stato quello di consegnare il paese alla peggiore destra europea ma l’altro Matteo ha inteso difendere le prerogative del Parlamento realizzando una maggioranza imprevedibile che ha impedito l’aumento dell’IVA e l’introduzione di nuove tasse.

Claudio Velardi che conosce virtù e nefandezze di una politica vissuta da protagonista,   ieri ha tweettato ferocemente: “Dovrei scendere in piazza anche da solo per difendere basilari principi della libertà di tutti, e invece aspetto, come i miei connazionali, che Renzi faccia la fine di Craxi. Sono un po’ una merda”.

Renzi ha riconosciuto a Craxi quella giusta fobia per il “vuoto politico” che oggi é caratteristica di una fase in cui la crisi della politica e la sua irrilevanza sono sotto gli occhi di tutti e che dura ormai da più di 25 anni. Craxi ne é stata la vittima sacrificale, Berlusconi il bersaglio preferito della seconda Repubblica, Renzi é il terzo bersaglio. Nessuno dei tre ha saputo correggere le distorsioni negli equilibri dei poteri. Craxi, dopo il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati consentì una “leggina” ininfluente. Berlusconi e Renzi non hanno voluto o potuto approvare una riforma della giustizia di stampo europeo che prevedesse la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e magistratura giudicante.

Oggi Renzi mostra il piglio sicuro ed autocritico col quale ha parlato di Craxi. Qualcuno potrà rimproveragli di essere reso tardivamente consapevole. Ma é la prima volta che un leader politico riconosce come valide le parole di Craxi che lo resero vittima.

Altri potrebbero obiettare che Renzi ha fatto una scelta opportunista in questo momento. Parlando bene di Craxi Renzi può addolcire quei giudici che hanno inquisito lui e i suoi amici per il caso Consip, arrestato i suoi genitori e aperto un’indagine su Open?

Io che ho scelto d’iscrivermi e sostenere Italia Viva sono fiero ed orgoglioso che il gruppo parlamentare Psi-Italia viva al Senato potrebbe davvero trasformarsi in qualcosa di più. Rimuovere un’ingiustizia trasformata in tragedia ridarebbe linfa alla Politica.

Chi volesse contestarci, o peggio ancora, eliminarci per via giudiziaria, sappia che dalla nostra parte abbiamo il coraggio di dire che il diritto e la giustizia sono cose diverse dal peloso giustizialismo e dalla connessione con certi strumenti di comunicazione e di stampa.

Ci sono principi e valori invalicabili a cui non si rinuncia. Così risposi a mio figlio Mirko questa estate quando mi chiese che ne sarà della Giustizia giusta, del giusto processo, in un governo con Bonafede e i forcaioli pentastellati.

La storia siamo noi padri e figli.La storia non ha nascondigli, non passa la mano. La storia siamo noi che stiamo ancora riflettendo se secoli di civiltà giuridica e politica abbiano ancora un senso…

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