Cresce la solidarietà per Iginia

Ritorno sull’argomento. Non mi arrendo. Non sarà l’assordante, ostinato silenzio a coprire il misfatto con un velo di squallida ipocrisia che mette pace alle coscienze.

Molti in queste ore hanno espresso la loro solidarietà. Lo hanno fatto non per forma ma convintamente e coerentemente. Altri preferiscono comodamente tacere. Assistono agli eventi stando “nascosti dietro l’angolo” aspettando un’altra inconfessabile versione: “ci sarà dell’altro!” “Preferiscono non parlare per non dire come i fatti stanno veramente…”

Le fake news ormai condizionano le nostre opinioni e quando non ci sono ci sentiamo orfani di un’altra verità, per credere ad una facile menzogna che ci consenta d’ingoiare il rospo.

Stiamo ai fatti noti e documentati. Le ipotesi inconfessabili lasciamole alla fantasia dei creativi: Iginia Roberti è una donna di 56 anni. Un quadro tecnico, per 35 anni alle dipendenze della CGIL di Taranto prima e poi della FILLEA. La madre ottantenne affetta da Alzheimer, il fratello più grande cerebroleso dalla nascita. Nonostante i diritti acquisiti dalla 104 sceglie di non avvalersi dei giorni di permesso o del previsto distacco parentale.

Separata con un figlio disoccupato, ma questa è una condizione che l’accomuna a tante altre donne.

Il sindacato era la sua famiglia nella quale ha vissuto gran parte della sua vita. Le sue storie, i suoi affetti; finchè un giorno, senza preavviso le comunicano che è finita. Non hanno più bisogno di lei. Glielo comunicano come una decisione dolorosa, mai quanto il dolore che lei prova quando le intimano di lasciare le chiavi entro e non oltre le successive 24 ore. Ad un inquilino moroso si sarebbe concesso più tempo per riorganizzare la propria vita. Lei spera, confida in un metodo che in tanti anni ha visto affrontare e superare insieme difficoltà di bilancio con la prassi del “Non ti lasciamo solo”. Un impegno, la promessa di una organizzazione in cui lei continua a credere. E’ inverosimile che una donna nelle sue condizioni venga abbandonata al suo destino…

Ma purtroppo questa è la nuda e cruda realtà che non va oltre il generico “ci spiace” e puntualmente giunge la lettera di licenziamento “per giustificato motivo oggettivo in conseguenza del calo degli iscritti e dei relativi contributi sindacali, ed al cui esito si è reso necessario procedere alla riorganizzazione lavorativa interna ed all’ineludibile contenimento dei costi, con conseguente esubero di personale dipendente”.

Questi sono i fatti! Questa è l’unica verità! Messa per iscritto. Documentata.

Lei, Iginia, nutre speranza in un intervento risolutivo di Maurizio Landini, sempreché voglia occuparsene. C’è un precedente clamoroso che si risolse con la riassunzione al patronato Inca Cgil di Anna Dalò, la dipendente di Andria licenziata mentre combatteva la sua lotta contro il cancro. La donna chiese ed ottenne giustizia  al segretario generale della Cgil Susanna Camusso spiegando di voler portare fino in fondo la sua “battaglia politica, pubblica e giudiziaria”.  Al XVI Congresso di Rimini della Cgil, il segretario generale della Puglia, Gianni Forte annunciò il ritiro del licenziamento.

Iginia non si arrende. Ieri è stata intervista da Angelo Candelli per JoTV. Ha continuato a difendere la FILLEA, la CGIL, la sua organizzazione con tenacia pari alla incredulità, ma conosce bene quell’ambiente. E’ consapevole che in queste ore la strategia messa in atto è quella dell’oblio. Il silenzio, l’isolamento. Il cinico “meglio non parlarne!” La subdola insinuazione di una diversa verità che “l’etica dell’organizzazione” impedirebbe di rendere pubblica. E invece dobbiamo parlarne. Devono parlarne le donne che con carattere e determinazione devono battersi per lei e con lei perché l’indifferenza sarebbe una condanna senza appello.

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