“Cocco Bill: CiccicoccoMatt

Ad inventarlo con l’inchiostro di china fu Lisca di Pesce. Così veniva chiamato Jacovitti per l’ ideogramma con cui timbrava le sue tavole. Cocco Bill, un pistolero tutto d’un pezzo sempre pronto a respingere gli immigrati. per difendere i confini del suo personalissimo Far West.

Pare che il suo nome si sia nato dalla storpiatura delle parole ‘cocco bello’ utilizzate spesso sulle spiagge dai venditori ambulanti di colore di cocco.

L’ambientazione è quella classica fatta di piccoli villaggi in legno ricchi di saloon, banche da rapinare e bische da frequentare, di strade affollate e sconfinate praterie o deserti; anche gli indiani di razza Ciriuacchia) non mancano e soprattutto non mancano i banditi. Ma tutto sembra essere stravolto e sovvertito dall’umorismo spiazzante e beffardo di Jacovitti, che fa parlare agli indiani che minacciano lo stato del Minnesòreta, un dialetto simil-napoletano.

La violenza presente in ogni tavola (morti e feriti non mancano nei fumetti di Coccobill) viene stemperata dall’inarrestabile umorismo del grande Jack.

Coccobill, riesce sempre ad ottenere quello che vuole. Nonostante sia un vero duro, temuto e adulato, ha i suoi lati sensibili si affida alla Modonna e brandisce il crocefisso, spalmando Nutella. Solitamente la cosa provoca inarrestabili risate.

Si accompagna al fido cavallo, Trottalemme, anch’esso molto abile e sempre pronto alla battuta dissacrante. Sì, perché il cavallo di Coccobill parla ma la cosa non ci sorprende. E’ il primo a commentare ironicamente la follia surreale del suo cavaliere.

Quello di Coccobill è un raro caso in cui il personaggio è sopravvissuto al suo autore, ma nessuno, anche il più fantasioso avrebbe mai immaginato che il fumetto sarebbe arrivato a Piazza del Viminale…

PRIMO PIANO